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    roma kaputt!
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    Predefinito Regioni, Sicilia nella lista nera: 3 miliardi solo per la burocrazia

    Regioni, Sicilia nella lista nera: 3 miliardi solo per la burocrazia

    di Paolo Bracalini

    Regioni, Sicilia nella lista nera: 3 miliardi solo per la burocrazia - Interni - ilGiornale.it del 21-07-2010

    Le regioni virtuose, le regioni virtuose... Il cavallo di battaglia della Lega, in epoca di tagli, è in verità sorretto da una mole impressionante di dati. Sul tavolo del ministro Roberto Calderoli, l’attuatore del federalismo fiscale, ce n’è una montagna, numeri (e sprechi) da far accapponare la pelle, soprattutto se si confrontano le spese di certe regioni piuttosto parsimoniose (tipicamente del Centronord) con certe altre sfacciatamente spendaccione (classicamente del Centrosud). Un quadro preciso si ricava dall’ultima relazione fatta dal Copaff (Commissione per l’attuazione del federalismo fiscale), un organo paritetico che fornisce informazioni e dati al ministro leghista e a Giulio Tremonti. Lì dentro, tra tabelle e cifre, c’è l’immagine di un’Italia alla rovescia, dove le regioni meno efficienti sono le più brillanti quando si tratta di spendere risorse pubbliche, con in testa Campania, Sicilia e Calabria. Alla voce «Ordinamento degli uffici-Amministrazione e organi istituzionali», per esempio, si scopre che la Campania impiega in un anno (quello analizzato è il 2008) 874 milioni di euro, circa il doppio di Emilia Romagna (408 milioni) e Veneto (484 milioni), ma ancora molto meno della Sicilia, regione record in questo campo: 1.550.845.064 euro spesi per il funzionamento della burocrazia regionale. Stesso discorso per il capitolo «Personale», dove la Sicilia «eccelle» con i suoi 1.744.681.578 euro. Anche per la cura delle foreste il divario fa un effetto notevole. Mentre la Calabria impiega 287 milioni di euro per i suoi alberelli, la Campania 118 e la Sicilia 324, al Nord (dove pure il verde non manca) le cifre sono clamorosamente più basse: 15 milioni di euro spesi in Lombardia, 24 in Piemonte, 17 in Veneto. E qual è la regione campione nella cura di fognature e opere igieniche? Il pulitissimo Trentino Alto Adige? No, la Campania, terra di scandali igienici causa monnezza. L’ex regione di Bassolino (si parla sempre del 2008) ha speso la bellezza di 453 milioni di euro in «opere igieniche», in confronto ai 30 dell’Emilia Romagna, ai 55 della Lombardia e ai 38 del Piemonte. Il lavoro al Sud non c’è? In compenso le politiche per il lavoro ne assorbono una quantità enorme, a giudicare dall’impegno di spesa del Mezzogiorno in questo settore. Anche qui la Sicilia batte tutti, con 452 milioni di euro impegnati, seguita dalla Calabria con 186, poi il Lazio (175) e dopo ancora la Puglia (118). Il Centronord (ad eccezione della Lombardia con 117 milioni) si attesta invece su livelli molto più bassi, qualche decina di milioni di media.
    Alla voce «Opere pubbliche» si ritrova ancora, al primo posto, la Campania, con 476 milioni di euro. Subito dietro la Sicilia, con 308 milioni, e poi la Puglia (197 milioni). Insomma un quadro allarmante. «Il federalismo fiscale sarebbe una grande razionalizzazione della situazione radiografata in questa relazione - spiega il professor Luca Antonini, presidente della Commissione sul federalismo fiscale - razionalizzazione che riguarderebbe la trasparenza delle informazioni, la semplificazione del quadro complessivo e, come ha detto Tremonti, anche la possibilità di un controllo democratico dell’elettore sulla spesa delle regioni».
    La spesa sanitaria delle regioni è analizzata, oltre che dal Copaff, anche in altre casistiche che i promotori del federalismo fiscale conservano bene nei loro cassetti. E che raccontano casi altrettanto clamorosi: prestazioni sanitarie pagate in Calabria quattro volte più che in Lombardia, spese pazze in Lazio, regione che per il controllo delle ricette farmaceutiche (servizio appaltato ad una società esterna) spende ogni anno oltre 9 milioni di euro, quando - secondo la stessa Regione - dovrebbe spenderne meno di due. Sulla sanità è ancora più evidente il paradosso su cui insiste la Lega Nord: chi peggio lavora, più spende (e viceversa). Le regioni con un più alto tasso di emigrazione sanitaria sono proprio quelle che spendono di più (e peggio). Secondo il rapporto (anch’esso all’attenzione dei think tank federalisti) del Cerm, i massimi livelli di scostamento dalla quota considerata standard per la spesa sanitaria si registrano proprio in Sicilia, Lazio, Puglia, Calabria e Campania. Pochi servizi ma in compenso moltissima spesa. Come nel caso emblematico della Piana di Gioia Tauro, un’area circoscritta dove però sono concentrate tre strutture ospedaliere, ma con una particolarità: pochissimi posti letto (in media 22) e molti dipendenti (in media 160). O come il paradosso della collina di Napoli, la collina più ospedalizzata del mondo, dove nel raggio di 6km quadrati si trovano ben cinque importanti ospedali con annesse strutture. Non era meglio dislocarli? Ma no perché si sa, la sanità è prima di tutto un business.

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Regioni, Sicilia nella lista nera: 3 miliardi solo per la burocrazia

    Il problema è sempre lo stesso,se i soldi che spendono non sono soldi loro,non avranno nessun ritegno a scialacquarli.

    Bisogna chiudere i rubinetti quanto prima senza se e senza ma.



  3. #3
    roma kaputt!
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    Predefinito Rif: Regioni, Sicilia nella lista nera: 3 miliardi solo per la burocrazia

    Vanno premiate solo le regioni virtuose, come il Veneto e la Lombardia, i soldi devono andare a chi li utilizza per offrire buoni servizi e non a chi li sperpera. Solo l'itaGlia butta via tanti soldi in tempo di crisi economica. STOP aiuti a fondo perso. Unico modo per incoraggiare l'evoluzione dei servizi.
    Ultima modifica di Leghista; 22-07-10 alle 10:27

 

 

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