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    Predefinito L'omaggio di Tradizione Cattolica a San Giacomo della Marca (28 novembre)

    " Padre, io vado a predicare a Gubbio - disse Fra Giacomo a Fra Bernardino da Siena. ~ E voi dove andrete? ". " lo me ne andrò nel Regno " rispose il popolarissimo predicatore.
    Fra Giacomo pensava che Bernardino andasse a predicare nel Regno (di Napoli, come allora si diceva), ma il senese intendeva nel Regno dei cieli; pochi giorni dopo, infatti, seppe che il suo grande e amato maestro era partito per un altro Regno. Interruppe la predica e fece recitare a tutti gli astanti un Miserere. Poi disse: " In questo momento cade in terra una grande colonna ". In quel momento, infatti, moriva San Bernardino da Siena.
    Non si può parlare di San Giacomo della Marca senza ricordare il Santo senese che ebbe attorno a sé una corona di portentosi predicatori: San Giovanni da Capestrano, Alberto da Sarteano, Matteo di Girgenti e Giacomo della Marca.
    Giacomo si chiamava della Marca, perché era nato, nel 1394, a Monteprandone, in provincia di Ascoli Piceno, e, a 22 anni, in Santa Maria degli Angioli, aveva ricevuto il saio francescano proprio da San Bernardino. " 0 buon padre - dirà poi - io mi ricordo quand'ero novizio e tu mi tagliasti con le tue mani la mia prima tunica ".
    Si diede, come il maestro, alla predicazione, con grande successo, non solo in Italia, ma in Bosnia, in Boemia, in Polonia. Stava mangiando, quando gli giunse l'ordine del Papa di partire per l'Ungheria. Si alzò immediatamente, senza neppure finire di bere. L'obbedienza veniva da lui interpretata nella più assoluta e istantanea maniera.
    La sua vita era di estrema penitenza. Faceva sette quaresime durante l'anno, e negli altri giorni il suo cibo era formato da una scodella di fave cotte nell'acqua. Per quanto castissimo, tormentato da tentazioni, si disciplinava durante la notte. Malato, ebbe sei volte l'Estrema Unzione. Eppure resistette fino agli ottanta anni, nella faticosa vita dei predicatore volante.
    I temi della sua predicazione erano quelli stessi di San Bernardino, e nei temi morali, San Giacomo della Marca insisteva su quello dell'avarizia, e più che altro dell'usura.
    L'usura era la piaga di quei tempi, nei quali la mercatura portava alla formazione di ricchezze nelle mani di pochi intraprendenti fortunati. Le classi più povere dovevano ricorrere a prestiti, fatti da usurai, chiamati da San Bernardino " succhiatori del sangue di Cristo ".
    Per combattere l'usura, San Giacomo della Marca ideò i Monti di Pietà, dove i miseri potevano impegnare le proprie cose, non più all'esoso tasso preteso dai privati usurai ma ad un interesse minimo.
    Un altro Santo, che prese il nome del predicatore senese, Bernardino da Feltre, sarebbe diventato poi il più efficace propagatore dei Monti di Pietà, ideati da San Giacomo della Marca.
    Colto da terribili coliche, il magro e quasi distrutto predicatore marchigiano temeva soltanto una cosa: che il dolore fisico lo distraesse dalla preghiera, nelle ultime ore della sua vita. Ai confratelli chiedeva insistentemente perdono per il cattivo esempio che aveva dato. Morì a Napoli, nel 1476, dicendo: " Gesù, Maria. Benedetta la Passione di Gesù ".

    Fonte: Archivio Parrocchia (sito sedeplenista www.santiebeati.it)


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    Predefinito

    S. Giacomo nacque a Monteprandone nel settembre del 1393 da Antonio Gangale e da Antonia Rossi. Al fondo battesimale fu chiamato Domenico. Rimasto orfano di padre, a 7 anni fu inviato a custodire il gregge familiare, ma insoddisfatto di quella vita abbandonò la casa e se ne andò da uno zio sacerdote in Offida, che lo avviò agli studi, che il giovane proseguì in Ascoli Piceno e successivamente a Perugia, dove si addottorò in diritto civile ed ecclesiastico. Poco dopo fu chiamato a Firenze dove esercitò l’ufficio di notaio, poi di giudice e commissario a Bibbiena. L’ambiente non sempre limpido delle corti di giustizia e le sue aspirazioni interiori lo indussero a lasciare il mondo giudiziario e ad entrare nel convento di S. Maria degli Angeli in Assisi, dove il 25 luglio 1416 vestì l’abito da francescano cambiando il nome Domenico in quello Giacomo. Il 13 giugno 1420 nel convento di Fiesole, dove ebbe per maestro il grande S. Bernardino da Siena, fu ordinato sacerdote.
    Il 13 giugno 1420 festa di S. Antonio di Padova inaugurò la sua carriera di predicatore con un discorso sul grande santo. La predica lo mise in evidenza presso i suoi superiori che gli affidarono la missione della predicazione, che modellò poi sul modello di frate Bernardino da Siena che attirava folle innumerevoli sulle piazze col suo linguaggio in lingua volgare e lo stile popolare. Tra le prime esperienze ricordiamo la predicazione della quaresima nel 1421 nella città di Ascoli, in S. Miniato a Firenze nella prima domenica dopo l’epifania e il 27 dicembre 1422 a Venezia per la festa di S. Giovanni evangelista. Poi le richieste di predicazione seguirono numerosissime: Fano, Aversa, Prato, Jesi, Norcia, Cascia, Visso, Tolentino e tanti altri luoghi delle Marche e dell’Italia centrale. I temi trattati nei discorsi erano le verità basilari della fede cristiana: Dio, Gesù Cristo, la sua Passione e Morte e la sua Resurrezione, i Sacramenti, la preghiera, la grazia, la Parola di Dio, la vita eterna, il Paradiso e l’Inferno, il peccato, i vizi capitali, l’omicidio, la bestemmia, il perdono e quindi la Conciliazione e la pace. La predicazione di San Giacomo si estese nel combattere fermamente le idee propagandate da numerosi gruppi di eretici, principalmente dai fraticelli, che attentarono numerose volte alla vita del Santo.
    La serietà e l’interesse popolare suscitato dalla predicazione di San Giacomo richiamò l’attenzione del Papa Eugenio IV che gli conferì incarichi speciali per la predicazione contro le eresie oltre l’Adriatico e per missioni diplomatiche nell’Europa centro orientale.
    Nel dicembre del 1431, effettuò la sua prima tappa nella ex repubblica di Ragusa, oggi chiamata Dubrownik. La sua predicazione ebbe successo sin dall’inizio, testimonianza ne furono le lettere spedite al Papa (30 gen. 1443) dalle autorità locali per ringraziarlo di aver inviato San Giacomo e chiedergli anche di allargare le funzioni del frate a inquisitore contro le eresie.
    Nei primi mesi del 1432 San Giacomo fece molti viaggi per le città della penisola balcanica: la Dalmazia dal sud al nord, da Cattaro a Zara, passando per Spalato, Lesina, Sebenico, Segna, etc. fino a Cividale del Friuli che a quel tempo era sotto l’Austria,; proseguì poi per le città della Slavonia, della Croazia e della Bosnia, quali Konavle, Sokograd, Borac, Novigrad, Visoko, Hodid vicino Sarajevo, Blagaj vicino a Mostar, Konjic, Bistrica, Livno, Modrus, Vukovar, Solin, ecc…

    Intanto il 1 Aprile 1432, con una lettera speditagli dal Ministero Generale dell’Ordine francescano, San Giacomo fu nominato "Commissario visitatore" per la Vicaria francescana di Bosnia con pieni poteri e autorità, affinché potesse intervenire per disciplinare la vita dei frati che avevano iniziato a perdere il vero significato del loro operato. Erano due i compiti che San Giacomo doveva svolgere: cercare tramite le prediche evangeliche di convertire gli eretici e riportare all’osservanza della Regola francescana i frati che se ne erano allontanati.
    San Giacomo ebbe anche contatto con il re di Bosnia Stefano Turko II. Durante la sua permanenza un parente del re (di nome Radivoj) si proclamò sovrano legittimo di Bosnia con l’aiuto dei Turchi che cercavano di espandersi verso le regioni centrali dell’Europa. Questa difficile situazione costrinse frate Giacomo a svolgere il suo compito con grande diplomazia senza far impazientire i due sovrani.
    Nel 1433 rientrò in Italia per prendere parte al Capitolo Generale dell’Ordine francescano a Bologna, nel quale il Papa Eugenio lo aveva nominato predicatore ufficiale.
    Tornò un anno dopo oltre Adriatico, incontrando enormi difficoltà anche perchè in alcune zone, come la Bosnia, il Vangelo doveva essere spiegato da zero. Addirittura molte persone trattavano altri uomini e perfino animali come fossero degli dei. Il lavoro quindi era moltissimo, ed in quegli anni passati li il Santo scrisse l'opera "Trattato contro gli eretici di Bosnia". Dopo quest'esperienza passò in Ungheria ed in Austria. Trattò la pace tra l'Ungheria e la Boemia su richiesta dell'imperatore Sigismondo, che lo chiamò in Ungheria. San Giacomo si precipitò ed ebbe il merito di portare la pace senza alcun intervento militare, stabilendo degli accordi che favorivano entrambe le parti. Il 27 agosto con un fastoso corteo l'imperatore Sigismondo con San Giacomo al suo fianco, entra a Praga.
    Dopo diverse esperienze fuori d'Italia San Giacomo tenne a Padova la prima impegnativa predicazione nella Quaresima del 1440. Ma prima del Veneto si era fermato in diverse località marchigiane. Fu ad Osimo e quindi si trasferì nella Chiesa della Madonna di Loreto dove pregò nella casa della Vergine Maria. Poi si recò per predicare e per altri motivi a Urbino, Urbania, Sassoferrato, San Ginesio, Sarnanao, Fermo, Montemonaco, ecc... Non tralasciò le grandi città: Roma, Rieti, L'Aquila, Perugia, Terni, Milano, Brescia, Mantova, Udine, Trieste, Trento, ecc... Tutti lo accoglievano e lo ascoltavano con entusiasmo, tanto che le persone arrivavano diverse ore prima per prendere il posto ed ascoltare la sua parola.
    Durante la predicazione il santo insisteva molto sulla potenza dell'invocazione del nome di Gesù in particolari momenti di necessità e di pericolo e raccontava i miracoli ottenuti in suo nome. Il Santo ha descritto novantaquattro di questi miracoli in uno dei quattro codici autografi conservati nel museo civico di Monteprandone, alcuni dei quali illustrati dal pittore Tegli nelle lunette del portico del convento di Monteprandone.
    San Giacomo inoltre esortava a non bestemmiare e diceva: "la lingua è un membro cosi magnifico ed utile ed è un dono di Dio cosi eccellente con cui tu puoi comunicare le tue necessità a tutte le creature, con cui devi sempre lodare Dio e non bestemmiarlo". Poi si dilungava a raccontare i numerosi esempi di disgrazie a cui aveva assistito, accadute a incalliti bestemmiatori. Al vizio della bestemmia il santo accumunava quello del gioco che porta alla menzogna, alla rapina fino all'omicidio. Dietro la predicazione del santo in molti statuti comunali furono inserite disposizioni che disciplinavano il vizio della bestemmia.
    San Giacomo fu arbitro di pace anche nelle nostre contrade. Ascoli Piceno e Fermo da sempre rivali si combattevano da secoli e San Giacomo amato e venerato in ambedue le città prese l'iniziativa per riportare la pace fra le due città rivali. Dopo lunghe trattative il 28 maggio 1446 il consiglio di Fermo stabilì di fare una pace duratura con gli ascolani ed una lega tendente a riportare la pace per sempre. Altrettanto fece Ascoli Piceno con un altro atto consiliare. Nei due atti pubblici risultava chiaramente che l'ispiratore era stato San Giacomo da Monteprandone. Infatti si legge:" Patti fatti per gli interventi del venerabile uomo servo di Dio e padre di ambedue le città frate Giacomo della Marca". Per Ascoli Piceno in particolare San Giacomo aveva un debole. I cittadini e le autorità lo cercavano ogni volta che ne sentivano il bisogno e che avevano situazioni e problemi difficili da risolvere nell'ambito cittadino.
    Nel 1463 fece da paciere tra la comunità di Monteprandone nel territorio di Ascoli e quella di San Benedetto nel territorio di Fermo per questioni di confine. Nello stesso anno risolse ancora una volta una questione di confine tra Monteprandone e Acquaviva.
    Con bolla del 22 agosto 1449 il Papa Nicolò V concesse a San Giacomo il permesso di erigere un convento francescano nel suo paese nativo Monteprandone dedicato alla beata Vergine Maria delle Grazie, nella cui chiesa ancora oggi si conserva una preziosa e venerata immagine in terracotta della Madonna, donata a San Giacomo dal Cardinale Francesco della Rovere.
    Sin dai primi tempi della sua predicazione il santo si prese a cuore i più poveri tra i poveri. Per questo egli combattè strenuamente l'usura che colpiva coloro che non avendo denaro spesso impegnavano tutto ciò che avevano e poi per gli alti interessi da pagare lo perdevano definitivamente diventando sempre più poveri. L'usura era predicata in quell'epoca soprattutto dagli ebrei e qualche volta anche da cristiani, che quindi erano malvisti dal popolo ricattato e sfruttato. San Giacomo non si limitò solo a predicare contro l'usura, ma cercò di aiutare i poveri chiedendo ai ricchi elemosine per coloro che si trovavano in ristrettezze e in difficoltà economiche. Col tempo poi furono organizzati "Monti di Pietà" dai quali si ricevevano prestiti senza interesse o a bassissima percentuale. Tra i primi Monti ricordiamo quello di Ascoli fondato nel 1458 e di Perugia nel 1462.
    San Giacomo amava particolarmente i bambini che difese strenuamente dalla cattiveria degli adulti. A tal proposito si ricordano numerosi miracoli operati dal santo a favore dei bambini vittime della crudeltà ed insofferenza umana. San Giacomo predicò anche contro la prostituzione cercando di riportare le donne che la praticavano sulla retta via. Il 22 luglio 1460 festa di Santa Maria Maddalena riuscì a parlare a Milano a un folto gruppo di prostitute che si convertirono e riusci nella stessa giornata a raccogliere 3000 ducati di elemosine che usò per l'acquisto della dote delle stesse, che in breve si sposarono.
    Lasciata la predicazione ufficiale il santo pensava di dedicarsi alla preghiera e allo studio nella pace del convento di Monteprandone. Si trovava nella città di Fermo quando gli fu recapitata una lettera del Papa Sisto IV che gli ingiungeva di portarsi a Napoli poichè il re Ferdinando di Aragogna ne aveva fatta ripetuta richiesta. Il Papa che non aveva buoni rapporti con il re non gli parve vero di ristabilire un rapporto diplomatico accogliendo la richiesta di Ferdinando. Nonostante San Giacomo fosse ormai in avanzata età e in cattive condizioni di salute obbedì immediatamente all'ordine del Papa e nella primavera del 1473 raggiunse Napoli. Il re Ferdinando aveva sentito parlare del Santo da Alfonso duca di Calabria suo figlio, che aveva avuto modo di apprezzare le doti e le virtù, in un incontro avvenuto a Civitella del Tronto. Per questo motivo il re Ferdinando che era ammalato sperava che il santo lo guarisse, come veramente avvenne. San Giacomo operò e predicò non solo a Napoli, ma in quasi tutte le città del circondario e la fama dei suoi prodigi gli procurò devozione immensa e ammirazione da parte del popolo napoletano, che insieme al re volle che il santo non partisse più da Napoli e vi rimanesse fino alla morte che avvenne alle ore 7:00 di giovedi 28 Novembre 1476.

    [Testo di Ivan Corradetti]

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