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  1. #1
    Austrian libertarian
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    L'ignoranza del pubblico è un fattore necessario per il buon funzionamento di una politica governativa inflazionistica. Ludwig von Mises
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    Predefinito Come stuprare una bambina e vivere felici

    Vi piacciono le minorenni, magari quelle ancora in età prescolare? Se avete di questi gusti, bene, potete gioire, non c'è alcun bisogno di recarsi nelle esotiche località patria del turismo sessuale, potete soddisfare le vostre voglie direttamente in Italia, con la ragionevole certezza di passarla liscia (al massimo ti fai una fama di pedofilo, come un padre trentino che volesse farsi un video di suo figlio in piscina, insomma).

    Non ci credete? Leggete allora questo articolo, pubblicato sul sito del Movimento Arancione, e aprite gli occhi su quali sono le conseguenze dell'aver concesso allo stato il monopolio della giustizia. E buon divertimento...
    ___________________________

    Di Francesco Lorenzetti


    Sulla giustizia penale esistono vari luoghi comuni. Il primo in ordine di importanza e diffusione è senz’altro che in Italia “le leggi ci sono, basterebbe farle rispettare”. Si sente questa frase ovunque, dai bar alle fermate dell’autobus, e di volta in volta essa acquisisce sempre maggiore credito presso la popolazione, la quale è portata a credere che la legge, come avrebbero voluto le speranze illuministe, possegga ancora una certa validità, e che i disservizi e i problemi di ogni genere che si riscontrano nella prassi siano quasi esclusivamente da attribuire alle manchevolezze degli operatori del settore.

    A chi la pensa in questo modo è dedicato il seguente articolo, nel quale mi divertirò in un gioco che già il magistrato Bruno Tinti aveva tentato con successo, quello cioè di indignare i lettori con un esempio teorico di applicazione pedissequa delle prescrizioni del codice penale ad un reato di particolare gravità, così da metterne in evidenza le aberranti conseguenze sul piano sanzionatorio e dimostrare una volta per tutte che non basta “applicare le leggi” e che urge anzi un vigoroso ripensamento riguardo all’intera impostazione codicistica.

    Bruno Tinti, nel suo libro “Toghe rotte”, porta l’esempio dell’omicidio. Io vorrei invece usare quello di un reato solitamente percepito come meno grave, ma che secondo la mia opinione è in realtà, per chi lo commette, il segnale di una pericolosità sociale e di una tendenza a delinquere del tutto simili a quelle proprie di un assassino. Sto parlando, ovviamente, della violenza sessuale.

    Ne parla la parte speciale del codice agli articoli 609 bis e seguenti, dove si prendono in considerazione varie ipotesi riconducibili alla figura criminosa in esame. Per il nostro esempio prenderemo il caso di una violenza aggravata dalla giovane età della vittima, ricadendo così nella previsione dell’art. 609 ter (minori di anni 14), e per sovrappiù mettiamoci anche l’aggravante delle sevizie, immaginando che il reo abbia anche picchiato o torturato la vittima.

    Partiamo dal primo dato: l’articolo citato prescrive che per chi stupra una bambina la pena edittale sia la reclusione “dai 6 ai 12 anni”. All’interno di questo spazio il giudice ha la facoltà, secondo il disposto dell’art. 133 c.p., di commisurare la pena “in relazione alla sua gravità”. La prima cosa da tenere presente, però, è che la giurisprudenza pressoché costante tende a commisurare la pena nel minimo edittale perciò la base di partenza in questo caso è sempre, nella prassi, 6 anni. Le motivazioni di questo atteggiamento giurisprudenziale sono complesse, e andrebbero analizzate in separata sede. Ci basti sapere che la valutazione sulla “gravità del fatto” è tendenzialmente demandata al giudizio di bilanciamento aggravanti/attenuanti legislativamente tipizzate ex art 69 piuttosto che al generico e atipico apprezzamento del giudice ex art 133, il quale pone gravi problemi interpretativi a causa dell’ampiezza della sua portata.

    Ora, se contro il reo esistono prove schiaccianti, e questo non è completamente scemo, sceglierà di essere giudicato attraverso il cosiddetto “rito abbreviato”, per il semplice motivo che tale procedimento, oltre ad essere più veloce e meno costoso, garantisce automaticamente all’eventuale condannato uno sconto di pena di 1/3. In questo modo arriviamo ad un massimo di 4 anni.

    Ma neanche per idea li diamo al nostro stupratore. Infatti, bisogna tenere conto, come ci insegna il nostro sistema buonista e cattocomunista, che un criminale non ha mai tutta la colpa per quello che fa. La colpa è sempre della società, del papà che lo picchiava, dell’ambiente degradato in cui è vissuto, del fatto che da piccolo non gli hanno regalato il trenino ecc. Tutte cose che, a norma dell’art. 62 bis, vanno a costituire le cosiddette “attenuanti generiche”, ultimo ritrovato in fatto di civiltà giuridica, le quali garantiscono un ulteriore sconto di pena fino ad 1/3. E tenete presente che, nella prassi applicativa, non esiste caso in cui queste attenuanti non siano concesse, tanto che qualcuno ha scritto che esse sono diventate “come un bicchier d’acqua che non si nega a nessuno”.

    Ma voi mi farete notare che prima ho parlato anche di aggravanti dovute alle sevizie, sicché come tutte le persone sensate vi immaginate che le aggravanti e le attenuanti si sommino in un calcolo “a partita doppia”, per così dire. Purtroppo però le cose non funzionano affatto così, e il buon senso anche in questo caso non ci serve a molto. Quello che deve effettuare il giudice in caso di compresenza di attenuanti e aggravanti è piuttosto un “giudizio di prevalenza” delle prime o delle seconde: se prevarranno le prime, si applicheranno solo quelle, e viceversa nel caso contrario. Dispone infatti l’articolo 69 c.p. “Se le circostanze attenuanti sono ritenute prevalenti su quelle aggravanti, non si tiene conto degli aumenti di pena stabiliti per queste ultime”. Sconcertante, vero?

    E non serve aggiungere che, naturalmente, non si registrano nella prassi applicativa casi di prevalenza delle aggravanti sulle attenuanti. Prevalgono sempre le attenuanti, anche perché la loro applicazione è molto più facile e flessibile (si pensi all’esistenza delle suddette attenuanti “generiche”, o dell’attenuante automatica in caso di risarcimento del danno). Inoltre, le attenuanti possibili - contrariamente alle aggravanti - sono parecchie e anche molto fantasiose (vedi art. 62): “L’avere agito per motivi di particolare valore morale o sociale” (no comment); “L’avere agito per suggestione della folla in tumulto” (sigh!); “L’avere agito in stato d’ira” (infatti tutti sanno che è più grave se uno esegue un delitto con calma e tranquillità) ecc.

    Torniamo così al nostro caso di scuola: con l’applicazione di una sola attenuante (poniamo generica) siamo a 2,6 periodico anni di reclusione. E qui vi lascio con due possibili finali, nessuno dei due molto rassicurante: nel caso il reo risarcisca il danno alla vittima, ottiene un ulteriore sconto di 1/3 che lo porta al di sotto dei 2 anni, limite massimo per l’applicazione della cosiddetta “sospensione condizionale della pena”, che è una sorta di perdono giudiziale senza alcuna conseguenza penale.

    Nel caso, invece, il reo non riesca o non voglia risarcire il danno, non andrà comunque in galera perché al di sotto dei 3 anni (eravamo a 2,6) c’è il cosiddetto “affidamento in prova ai servizi sociali”, che lascia libero il condannato sotto la guida di un assistente che gli farà periodicamente visita per aiutarlo a reinserirsi in società.

    A questo punto, di solito c’è chi obietta che, almeno, la sentenza può essere utile come “ammonizione” al reo, data la disciplina della recidiva che solitamente si vede nei film. Tutti, infatti, siamo convinti che, come accade nei polizieschi americani, chi ha già commesso un reato rischi un trattamento sanzionatorio di particolare gravità nel caso ricada nel comportamento criminoso. Sicché a conclusione del mio esempio si potrebbe dire che, almeno, il reo difficilmente tornerà a delinquere, e che se lo farà le conseguenze saranno, finalmente, proporzionate alla sua pericolosità sociale. Anche questa convinzione è molto diffusa, ma purtroppo errata, almeno nel nostro paese. In Italia, la recidiva è considerata soltanto un’aggravante, perciò per i motivi sopra spiegati finisce sempre per essere accantonata assieme alle altre aggravanti nel “giudizio di prevalenza” di cui all’art.69 c.p. Di essa, di fatto, si tiene conto soltanto ai fini di alcuni effetti penali secondari che è inutile elencare.

    Dunque, riepilogando: un tizio prende una bambina, la picchia e la stupra, poi subisce un processo veloce detto “rito abbreviato”, viene condannato, ma se ne torna a casa come nulla fosse successo a seguito di una sentenza di sospensione condizionale o di affidamento ai servizi sociali. Addirittura, se volesse, sa che potrebbe anche ripetere l’esperienza delittuosa, e le conseguenze sarebbero le stesse. Il tutto, naturalmente, a norma di legge, per cui il delinquente alla fine del gioco potrebbe anche avere l’impressione che, in fondo, non ha commesso un atto tanto grave.

    http://gongoro.blogspot.com/2008/08/...-e-vivere.html

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  2. #2
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    L'avevo sentito questo ragionamento agghiacciante su un tizio che uccide la moglie.

    In Italia paradossalmente e' più comodo e meno costoso ammazzare la propria moglie che divorziare

  3. #3
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    Che schifo di Paese! Questa storia prima o poi dovrà finire, basta con sta libertà di delinquere generalizzata. Qualcuno deve rimettere le cose apposto, ma si sà che in Italia le cose che veramente contano sono altre. Sono veramente disgustato... Non ho più dubbi se essere liberale o fascista, è molto meglio essere fascista. Meglio il pugno di ferro e il carcere a vita con certe bestie! Che paese di merda..

  4. #4
    a.k.a. tolomeo
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    E non serve aggiungere che, naturalmente, non si registrano nella prassi applicativa casi di prevalenza delle aggravanti sulle attenuanti. Prevalgono sempre le attenuanti, anche perché la loro applicazione è molto più facile e flessibile (si pensi all’esistenza delle suddette attenuanti “generiche”, o dell’attenuante automatica in caso di risarcimento del danno). Inoltre, le attenuanti possibili - contrariamente alle aggravanti - sono parecchie e anche molto fantasiose (vedi art. 62): “L’avere agito per motivi di particolare valore morale o sociale” (no comment); “L’avere agito per suggestione della folla in tumulto” (sigh!); “L’avere agito in stato d’ira” (infatti tutti sanno che è più grave se uno esegue un delitto con calma e tranquillità) ecc
    quando la giustizia è affidata ad una casta intoccabile (in realtà è composta da mediocri che sono dove sono in virtù di aver vinto un concorso, un concorso in italia, si badi bene.) che vorrebbe imporre la sua volontà anche al legislativo, tutto va rotoli.
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  5. #5
    "CATTOCOMUNISTA"
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    quando la giustizia è affidata ad una casta intoccabile (in realtà è composta da mediocri che sono dove sono in virtù di aver vinto un concorso, un concorso in italia, si badi bene.) che vorrebbe imporre la sua volontà anche al legislativo, tutto va rotoli.
    Ed ecco qua il fesso che non ha capito l'articolo.....


    "Sulla giustizia penale esistono vari luoghi comuni. Il primo in ordine di importanza e diffusione è senz’altro che in Italia “le leggi ci sono, basterebbe farle rispettare”. Si sente questa frase ovunque, dai bar alle fermate dell’autobus, e di volta in volta essa acquisisce sempre maggiore credito presso la popolazione, la quale è portata a credere che la legge, come avrebbero voluto le speranze illuministe, possegga ancora una certa validità, e che i disservizi e i problemi di ogni genere che si riscontrano nella prassi siano quasi esclusivamente da attribuire alle manchevolezze degli operatori del settore."


    Rintronato dal berlusconismo non sai neanche leggere ....

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da [AGARES] Visualizza Messaggio
    Che schifo di Paese! Questa storia prima o poi dovrà finire, basta con sta libertà di delinquere generalizzata. Qualcuno deve rimettere le cose apposto, ma si sà che in Italia le cose che veramente contano sono altre. Sono veramente disgustato... Non ho più dubbi se essere liberale o fascista, è molto meglio essere fascista. Meglio il pugno di ferro e il carcere a vita con certe bestie! Che paese di merda..
    Il fascismo, come cura, sarebbe peggiore della malattia.

  7. #7
    vae victis
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    quando la giustizia è affidata ad una casta intoccabile (in realtà è composta da mediocri che sono dove sono in virtù di aver vinto un concorso, un concorso in italia, si badi bene.) che vorrebbe imporre la sua volontà anche al legislativo, tutto va rotoli.

    Violenza sessuale, niente condanna scontro a Palermo sulla ex Cirielli

    ALESSANDRA ZINITI
    PALERMO - Lei, la bambina, adesso ha 19 anni e una nuova famiglia. Ma, ovviamente, non ha mai dimenticato gli abusi subiti nella sua infanzia dal padre padrone. Una storia triste e drammatica spazzata via ieri con un colpo di spugna dalla "ex Cirielli", la legge che riduce i tempi di prescrizione dei reati e manda a casa impuniti i responsabili di crimini commessi molto tempo addietro.

    Come nel caso di Giuseppe B., 42 anni, l´uomo che è stato mandato libero dai giudici della seconda sezione del tribunale di Palermo presieduto da Vittorio Anania che hanno dichiarato prescritto il reato proprio in base alla legge ex Cirielli. Una sentenza clamorosa che fa insorgere l´opposizione: «Vorrei proprio sapere, da madre a madre, cosa pensa e cosa prova una donna come la moglie del premier Veronica Lario leggendo che un uomo accusato di atti di libidine violenta nei confronti di sua figlia è stato assolto in base alla legge ex Cirielli approvata dal governo presieduto da suo marito», afferma Dorina Bianchi della Margherita. E proprio ieri l´Unione delle Camere Penali ha annunciato tre giorni di sciopero, dal 16 al 18 gennaio, contro una legge «ingiusta, che va cambiata, che contiene norme incongrue, raffazzonate, contraddittorie ed è sorretta da un´idea della pena degna di uno stato autoritario». In un manifesto che verrà affisso proprio nei giorni della protesta, i penalisti spiegano che la ex Cirielli «terrà in carcere solo i soggetti più deboli e vanificherà la funzione rieducativa della pena».


    La storia degli abusi subiti da Roberta risale al ´92. All´epoca lei aveva appena sei anni. Abusi ripetuti e continuati, raccontano le carte del fascicolo processuale. Abusi avvenuti tra le mura di casa quando, approfittando di ogni circostanza utile, il padre toccava la figlioletta nelle parti intime costringendola a pratiche sessuali. Cresciuta in un ambiente degradato, una madre debole che non vedeva o faceva finta di non vedere, Roberta ha potuto tirare fuori il suo dramma molti anni dopo grazie agli assistenti sociali che l´hanno aiutata nel suo percorso di liberazione da un dramma accompagnandola fino all´adozione da parte di una nuova famiglia.


    Il racconto fatto dalla piccola Roberta, supportato da una consulenza tecnica e dalle testimonianze di diverse persone, era stato giudicato credibile dal giudice delle indagini preliminari che aveva accolto la richiesta di rinvio a giudizio per atti di libidine violenta avanzata dalla Procura di Palermo mandando alla sbarra Giuseppe B. Quando si è arrivati al rinvio a giudizio erano passati già sette anni dai fatti, era il 1999. Altri sei ne sono passati, grazie ai tempi infiniti dei ruoli del tribunale di Palermo, senza che il dibattimento arrivasse a sentenza. Prima davanti al giudice monocratico, poi davanti al collegio della seconda sezione. Troppi. E ieri, alla ripresa delle udienze, in ottemperanza ai nuovi tempi di prescrizione che la legge ex Cirielli, approvata poco più di un mese fa dal parlamento stabilisce, (7 anni invece dei 15 della vecchia normativa) i giudici si sono visti costretti a dichiarare la prescrizione dei reati contestati all´imputato.

    http://www.ecologiasociale.org/pg/du..._cirielli.html

  8. #8
    "CATTOCOMUNISTA"
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    Citazione Originariamente Scritto da kingzorc Visualizza Messaggio
    Violenza sessuale, niente condanna scontro a Palermo sulla ex Cirielli

    ALESSANDRA ZINITI
    PALERMO - Lei, la bambina, adesso ha 19 anni e una nuova famiglia. Ma, ovviamente, non ha mai dimenticato gli abusi subiti nella sua infanzia dal padre padrone. Una storia triste e drammatica spazzata via ieri con un colpo di spugna dalla "ex Cirielli", la legge che riduce i tempi di prescrizione dei reati e manda a casa impuniti i responsabili di crimini commessi molto tempo addietro.

    Come nel caso di Giuseppe B., 42 anni, l´uomo che è stato mandato libero dai giudici della seconda sezione del tribunale di Palermo presieduto da Vittorio Anania che hanno dichiarato prescritto il reato proprio in base alla legge ex Cirielli. Una sentenza clamorosa che fa insorgere l´opposizione: «Vorrei proprio sapere, da madre a madre, cosa pensa e cosa prova una donna come la moglie del premier Veronica Lario leggendo che un uomo accusato di atti di libidine violenta nei confronti di sua figlia è stato assolto in base alla legge ex Cirielli approvata dal governo presieduto da suo marito», afferma Dorina Bianchi della Margherita. E proprio ieri l´Unione delle Camere Penali ha annunciato tre giorni di sciopero, dal 16 al 18 gennaio, contro una legge «ingiusta, che va cambiata, che contiene norme incongrue, raffazzonate, contraddittorie ed è sorretta da un´idea della pena degna di uno stato autoritario». In un manifesto che verrà affisso proprio nei giorni della protesta, i penalisti spiegano che la ex Cirielli «terrà in carcere solo i soggetti più deboli e vanificherà la funzione rieducativa della pena».


    La storia degli abusi subiti da Roberta risale al ´92. All´epoca lei aveva appena sei anni. Abusi ripetuti e continuati, raccontano le carte del fascicolo processuale. Abusi avvenuti tra le mura di casa quando, approfittando di ogni circostanza utile, il padre toccava la figlioletta nelle parti intime costringendola a pratiche sessuali. Cresciuta in un ambiente degradato, una madre debole che non vedeva o faceva finta di non vedere, Roberta ha potuto tirare fuori il suo dramma molti anni dopo grazie agli assistenti sociali che l´hanno aiutata nel suo percorso di liberazione da un dramma accompagnandola fino all´adozione da parte di una nuova famiglia.


    Il racconto fatto dalla piccola Roberta, supportato da una consulenza tecnica e dalle testimonianze di diverse persone, era stato giudicato credibile dal giudice delle indagini preliminari che aveva accolto la richiesta di rinvio a giudizio per atti di libidine violenta avanzata dalla Procura di Palermo mandando alla sbarra Giuseppe B. Quando si è arrivati al rinvio a giudizio erano passati già sette anni dai fatti, era il 1999. Altri sei ne sono passati, grazie ai tempi infiniti dei ruoli del tribunale di Palermo, senza che il dibattimento arrivasse a sentenza. Prima davanti al giudice monocratico, poi davanti al collegio della seconda sezione. Troppi. E ieri, alla ripresa delle udienze, in ottemperanza ai nuovi tempi di prescrizione che la legge ex Cirielli, approvata poco più di un mese fa dal parlamento stabilisce, (7 anni invece dei 15 della vecchia normativa) i giudici si sono visti costretti a dichiarare la prescrizione dei reati contestati all´imputato.

    http://www.ecologiasociale.org/pg/du..._cirielli.html
    Chissà se il bananas ora capisce il senso dell'articolo....

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da garulfo Visualizza Messaggio
    Chissà se il bananas ora capisce il senso dell'articolo....

    Il senso dell´articolo e´ proprio quello di indicare le conseguenze del monopolio pubblico della gestione della giustizia.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Georgetown Visualizza Messaggio
    Il senso dell´articolo e´ proprio quello di indicare le conseguenze del monopolio pubblico della gestione della giustizia.
    Che alternativa c'è al monopolio pubblico della giustizia?

 

 
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