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Risultati da 1 a 10 di 65
  1. #1
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    Predefinito Colpo mortale: il Kuwait si sgancia dal dollaro

    Notizia fantastica e abbastanza vecchia che mi ero perso, il dollaro continua la sua inarrestabile caduta e chissà quali altre piacevoli sorpese ci aspetteranno in futuro. Ragazzi una bottiglia di vino

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  2. #2
    Max6thetop
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    glu glu, il dollaro va giù

  3. #3
    Micene
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    adesso le MERDE bombarderanno pure il Kuwait?

  4. #4
    Max6thetop
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da VELENO Visualizza Messaggio
    adesso le MERDE bombarderanno pure il Kuwait?
    Sai un consiegliere politico del preseidente Iraniano cosa gli ha detto una volta? "procedi con la proliferazione ma non ti sognare di sganciarti dal dollaro x la vendita del petrolio"

  5. #5
    yorick134
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Max6thetop Visualizza Messaggio
    Sai un consiegliere politico del preseidente Iraniano cosa gli ha detto una volta? "procedi con la proliferazione ma non ti sognare di sganciarti dal dollaro x la vendita del petrolio"


    Naturalmente, una citazione...

  6. #6
    Viva la piadina!!!
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    Citazione Originariamente Scritto da shuren Visualizza Messaggio
    Notizia fantastica e abbastanza vecchia che mi ero perso, il dollaro continua la sua inarrestabile caduta e chissà quali altre piacevoli sorpese ci aspetteranno in futuro. Ragazzi una bottiglia di vino
    Hai ragione, notizia un pocop vecchia, se noe erro almeno du e/tre mesi.... qiundi se avesse avuto un qualche effetto lo avremmo dovuto notare, giusto?

    Beh negli ultimi tre mesi siamo passati da 1.3360 a 1.3448, e nel mezzo un max di 1.3651 ed un min di 1.3280 (intraday) , no quindi non ha sortito nessun efeto dato che sono movimenti normali.

    L'Iran e' un anno e passa che accetta Euro per il pagamento di Petrolio comsi ome la Russia acetta altre valute, e' successo qualcosa a parte un andamento normale anche dal punto di vista storico dei movimenti USD/basket Euro (essendo un basket lo si puo' ricostruire a ritroso),? No
    E sai perche'?
    Perche' i movimenti gionralineri di cpaitali sono sui 1.9 trillioni di usd, di questi sono il 10% aprox , ovvero 190 mld di usd son per il pagamento di merci fisiche, tra le quali, quindi un aparte e neanche maggioritaria per il petrolio, quindi i movimenti relaizonati al petriolio, hanno molto meno impatto sull' andamento delle valute di quello che generlamente si pensa, lo indicano i dati, non io.

  7. #7
    ordineteutonico
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    Intanto $ su € oltre 1,35....

  8. #8
    Sionista
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    Per amore di Sion, non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi darò pace, finchè non sorga come il sole la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come una fiaccola ardente. Isaia 62.1
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    Predefinito Kuwait e Arabia Saudita centrali internazionali del Terrore

    Una volta risolta la crisi iraniana toccherà agli emiri doppiogiochisti del Kuwait e alla Casa Reale saudita che finanzia sottobanco il terrorismo islamico in Cecenia , in Asia centrale , nel sud-est asiatico e in Africa , non dimentichiamoci che la famiglia reale saudita è stata anche accusata di essere coinvolta negli attentati dell'11 settembre 2001 , bisogna estirpare queste due centrali logistico-finanziarie dell'Islamizzazione Mondiale .

    Chi mi conosce sa che io ho sempre sostenuto la necessità di un intervento militare occidentale contro l'Arabia Saudita , che , a parte l'apparente filo-americanismo della famiglia reale, è la centrale mondiale del terrorismo islamico , nel 'clero' wahabita si annidano i peggiori antisemiti e antiamericanisti di questo mondo .
    Speriamo di poterla invadere al più presto assieme al Kuwait , non dimentichiamoci che i regnanti dei due paesi sono responsabili di pedofilia , eliminiamo questi porci , e al-Qaeda in questo modo non avrà più finanze .

  9. #9
    Sionista
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    Per amore di Sion, non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi darò pace, finchè non sorga come il sole la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come una fiaccola ardente. Isaia 62.1
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    Predefinito

    Il terrore ha un luogo d’origine: l’Arabia Saudita

    Tutto nasce in Arabia, con la saldatura fra la stirpe dei Saud e il wahhabismo. Le tracce del loro «colonialismo» si trovano dietro colpi di stato, instabilità politica africana e persecuzioni contro gli «infedeli». L'analisi di un sacerdote, antropologo, che per nove anni è stato missionario in prima linea in Africa.
    tratto da Panorama.it del 10/3/2006.

    Parlare dell'uccisione di centinaia di migliaia cristiani da parte di musulmani, soprattutto negli ultimi trent'anni, significa sempre e solo raccontare morti annunciate.Un'opinione, questa, che qualunque lettore può trarre agevolmente dalla pubblicistica internazionale, visto che chi studia l'escalation dell'intolleranza islamica è sempre obbligato dai fatti a mettere in parallelo le esplosioni di violenza con l'espansione del proselitismo wahhabita saudita. Perché un altro fatto certo è che dell'estremismo islamico conosciamo la data e il luogo di nascita. È l'Arabia Saudita di fine anni Cinquanta, quando re Faysal partorì l'idea di creare un sistema per controllare politicamente e religiosamente il mondo islamico. Il wahhabismo nasce, nel 1744, dall'unione tra Ibn Wahhab, un predicatore islamico fondamentalista, e un emiro, Muhammad Ibn Saud, al quale Wahhab iniziò a fornire una giustificazione teologica per quasi tutto quello che Ibn Saud desiderava ottenere: una jihad permanente che prevedeva il saccheggio delle altre città musulmane, l'imposizione di una severa disciplina e infine l'affermazione del proprio potere sulle tribù vicine, unificando la Penisola Arabica.

    L'emiro e il predicatore suggellarono un «mithaq», un accordo che sarebbe stato onorato per l'eternità. Prevedeva il fervore religioso al servizio dell'ambizione politica, ma non viceversa. E i risultati non si fecero attendere: nel 1801 primi a essere presi di mira furono gli «eretici» sciiti, con l'assalto della città santa di Kerbala e lo sgozzamento di 5 mila fedeli. Nel 1802 fu la volta di Taif e relativo massacro della popolazione. Poi venne il turno della Mecca, con la distruzione della tomba del Profeta e dei califfi.

    Lo storico arabo Said K. Aburish ricostruisce così l'occupazione saudita delle terre sacre ai musulmani del mondo intero: tra il 1916 e 1928 nella terra di Maometto ebbero luogo non meno di 26 ribellioni contro i Saud. Agli inizi degli anni Trenta, su una popolazione di circa 4 milioni di persone, 1 milione fuggirono, 400 mila furono uccise o ferite in combattimento, 40 mila furono giustiziate pubblicamente, 350 mila patirono amputazioni. Anche oggi tutti i musulmani sanno molto bene cosa significhi il «rakban», la spada che campeggia sulla bandiera degli Ibn Saud. E cosa essa comporti quando inizia a sventolare su una moschea.
    Nel 1962 Faysal convocò la Conferenza islamica dalla quale fece nascere la Lega musulmana mondiale, legittimando la Fratellanza musulmana e dando inizio all'esportazione del wahhabismo. Scopi dichiarati: sostenere l'espansionismo wahhabita con il finanziamento di moschee, madrasse, servizi sanitari. E favorire l'applicazione della sharia a individui, gruppi o stati e ad «altre istituzioni».

    Sui media occidentali passa in sordina il fatto che i regnanti sauditi, oltre al titolo di «guardiani dei luoghi santi», custodi cioè della Mecca e di Medina, si ritengono anche meritevoli di al-Mufada («colui che merita la devozione»), Mawlana («il detentore dell'autorità divina ultima»), Waly al-Amr («colui che decide tutte le cose»). Anche dopo la vicenda delle vignette danesi, secondo molti studiata a tavolino dagli «esperti» della Lega mondiale musulmana, la genesi del terrorismo islamico continua a essere sepolta sotto una montagna di spiegazioni politico-sociali sempre più destinate, di fronte all'evolversi dei fatti, a trasformarsi in questioni di lana caprina: il problema palestinese, la fine del socialismo arabo, il fallimento del nazionalismo riformatore nasseriano, la corruzione endemica, la crisi del patto tra sistema anglosassone e panarabismo, il rifiuto dell'egemonia occidentale... In realtà, con forse l'unica eccezione dell'Afghanistan dei talebani, i grandi movimenti di massa del fondamentalismo islamico, e i terroristi che per deviazione ne derivano, si sono affermati nei paesi islamici a più alto reddito.

    Come è successo a Giava, ricca e, fino ad allora, pacifica regione indonesiana. Nel 1996 viene fondata la wahhabita Laskar jihad, nel novembre 1998 iniziano a bruciare le chiese. Nel dicembre dello stesso anno, e dopo una trentina di giorni delle solite manifestazioni indette nelle moschee finanziate dai sauditi, saranno 500 le chiese date alle fiamme nella sola Giava. A queste vanno aggiunte le 22 chiese bruciate e 13 cristiani uccisi nella capitale Giacarta, il giorno di Natale di quell'anno.
    Un Natale di sangue anche per la città di Poso, nella regione di Sulawesi, con 180 case e negozi appartenenti a cristiani distrutti in un solo giorno. Ma a Poso i cristiani non avevano ancora visto il peggio: il giorno di Pasqua 2000, oltre a una gravissima serie di violenze anche su donne e bambini, alle quali la polizia assiste senza intervenire, altre 800 case e negozi di cristiani vanno in fumo. Un mese dopo il 23 maggio 2000, i cristiani sono di nuovo assaliti dalla solita folla islamica e questa volta muoiono 700 persone.

    Basta seguire la cronologia delle persecuzioni islamiche anticristiane per scoprire che esse sono avvenute, e continuano ad avvenire, in paesi, anche europei, dove la convivenza tra le fedi non presenterebbe particolari problemi, se non fosse gravata dall'espansionismo wahhabita. Il problema fra Occidente e Islam sembra quindi destinato a coagularsi soprattutto sul come e dove il wahhabismo troverà, magari dentro le ampie maglie delle democrazie avanzate, terreno per porre i segni del suo imperialismo.
    Finora sappiamo che, per molti esperti, i segni del wahhabismo si trovano dietro colpi di stato, come quello a danno del Pakistan di Zulficar Alì Bhutto e a vantaggio del fanatico Zia ul Haq e la sua sharia; e anche alle radici dei fragili equilibri di intere nazioni africane.

    Dopo il Sudan, primo e tragico banco di prova del modulo wahhabita di alleanza tra spada (il generale Bashir) e l'Islam (il teologo al-Tourabi), è stato il turno di Nigeria, Benin, Camerun, Burkina Faso, Somalia, Eritrea, Kenya. Con la guerra afghana ha saputo organizzare e finanziare un network mobile internazionale che si è visto all'opera in Cecenia, Bosnia e Algeria.

    Nelle aree da loro controllate la convivenza tra le fedi è impossibile, la libertà di culto è improponibile, le minoranze sono perseguitate, i diritti elementari di libertà sono negati. Su questo orizzonte certamente pieno di nuvole, avverte Nigrizia, la più antica e più autorevole rivista terzomondista italiana, «ragionando di Islam e di Occidente, vanno evitate due opposte prese di posizione, entrambe comprensibili, ma parziali e quindi fuorvianti. La prima vede nelle innegabili difficoltà una sorta di destino segnato che porterebbe le nostre rispettive civiltà a un rinnovato scontro frontale senza rimedio. La seconda finge di non avvedersi della delicatezza e della complessità dei problemi rifugiandosi in un generico e ingenuo atteggiamento fiducioso e conciliante».

    In altre parole, c'è ancora un margine per trattare. Ma bisogna fare presto. Lo scrittore premio Nobel Vidiadhar Naipaul ha scritto: «Bisognerebbe esigere risarcimenti dall'Arabia Saudita. Bisognerebbe ritorcergli l'argomentazione: se una nazione viene attaccata da terroristi islamici, tutti i paesi islamici sono responsabili e devono pagare. Non tocca alle vittime pagare, tocca agli aggressori». Forse è una ricetta un po' dura. Ma almeno è chiara.

    1/5/2006

  10. #10
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da ordineteutonico Visualizza Messaggio
    Intanto $ su € oltre 1,35....
    Che non necessariamente è una buona cosa... visto che vuol dire meno esportazioni... (ci salva solo il commercio intereuropeo visto che viene fatto su base euro)

 

 
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