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    Predefinito Balle Spaziali – 44 Anni Dopo, La Prima Cosmonauta Della Storia Svela La Sua Missione

    BALLE SPAZIALI – 44 ANNI DOPO, LA PRIMA COSMONAUTA DELLA STORIA SVELA LA SUA MISSIONE TAROCCATA: “IL VIAGGIO FU UN’ODISSEA, TORNAI A TERRA FERITA E STREMATA” – “IL FILMATO TRIONFALE DEL MIO RITORNO FU GIRATO DI NUOVO, DOPO CHE USCII DALL’OSPEDALE”…





    Fabrizio Dragosei per Corriere della Sera (www.corriere.it)

    Altro che avventura felice e trionfale. Il viaggio della prima donna nello spazio si trasformò in un’odissea che per poco non si concluse tragicamente con la navicella sparata verso l’infinito. Il ritorno a terra poi fu particolarmente brusco tanto che si rese necessario «girarlo» di nuovo per i cinegiornali dopo un soggiorno della protagonista in ospedale. A 70 anni appena compiuti Valentina Tereshkova, la prima donna nello spazio, ha deciso di raccontare la verità su quel viaggio che si inquadrava nella lotta senza quartiere che le due superpotenze avevano ingaggiato anche fuori dall’atmosfera terrestre.

    Così, in un clima di contrapposizione estrema (perfino sui termini: cosmonauti per l’Urss, astronauti per gli Usa), l’exploit di Valentina «doveva » essere un successo come lo erano stati quelli di Yuri Gagarin due anni prima e della cagnetta Laika nel 1957. In un’intervista a Komsomolskaya Pravda la Tereshkova racconta che all’inizio il lancio, quel 16 giugno 1963, era andato bene. «Fino all’ingresso nell’orbita terrestre» ha spiegato. Dopo una trentina di giri intorno alla Terra, però, i tecnici si accorsero di un tragico errore. La navicella Vostok, con le sue orbite, «si stava allontanando dal pianeta e non avvicinando». Presto sarebbe sfuggita alla attrazione terrestre per perdersi nello spazio. Dal centro di controllo furono impostate le necessarie correzioni. Ma i guai per la povera Valentina non finirono.

    La navicella era minuscola, lei rimase legata al sedile con la tuta e il casco addosso per tutte le 70 ore e 50 minuti del volo. L’assenza di peso la faceva star male. «A un certo punto ho vomitato», ha raccontato. Il secondo giorno ha iniziato a farle male la gamba destra, al terzo il dolore si era fatto insopportabile. Il casco premeva su una spalla, un rilevatore sulla testa le causava un continuo prurito, le condizioni all’interno della tuta col vomito e tutto il resto si posso solo vagamente immaginare. Le navicelle Vostok non erano in grado di assicurare la sopravvivenza dei cosmonauti al momento dell’impatto con la superficie terrestre. Così, dopo il rientro, Valentina fu «sparata fuori» da una carica esplosiva, come avviene sui jet in caso di emergenza.

    «Ero terrorizzata mentre scendevo col paracadute », ha raccontato. «Sotto di me c’era un lago e non la terra ferma. Ci avevano addestrato a questa eventualità ma non sapevo se avrei avuto la forza necessaria per sopravvivere». Il vento, fortunatamente, la spinse via. Ma nell’impatto Valentina sbattè la faccia contro il casco e si provocò un gran livido sul naso. Era dolorante, sporca, semisvenuta e venne portata subito in ospedale.

    Ma per l’onore dell’Unione sovietica il rientro della prima donna dallo spazio doveva essere trionfale. Così, appena si riprese, fu riportata nella stessa zona con una tuta immacolata e pronta a esibire il suo miglior sorriso per le cineprese. Cinque mesi dopo il Segretario generale Krusciov potè annunciare al mondo un altro colpo a sorpresa: il primo matrimonio tra cosmonauti. Valentina e Andriyan Nikolayev, terzo uomo nello spazio, divennero marito e moglie. Si dice che a imporre l'unione furono i medici. Volevano vedere che figli sarebbero venuti fuori.



    Dagospia 07 Marzo 2007

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  2. #2
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    Tipico dei sovietici... purtroppo =_=
    Anche Gagarin d'altronde rischiò, e molto. E anche lui, ovviamente, non atterrò protetto dalal capsula, ma fu ejettato dopo il rientro nell'atmosfera...

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da UgoDePayens Visualizza Messaggio
    Tipico dei sovietici... purtroppo =_=
    AH CERTO......QUELLO CHE HANNO FATTO GLI AMERECANI AL KONFRONTO NON è

    NULLA.....FINGERE DI ANDARE SULLA LUNA.....







    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da danny78 Visualizza Messaggio
    BALLE SPAZIALI – 44 ANNI DOPO, LA PRIMA COSMONAUTA DELLA STORIA SVELA LA SUA MISSIONE TAROCCATA: “IL VIAGGIO FU UN’ODISSEA, TORNAI A TERRA FERITA E STREMATA” – “IL FILMATO TRIONFALE DEL MIO RITORNO FU GIRATO DI NUOVO, DOPO CHE USCII DALL’OSPEDALE”…





    Fabrizio Dragosei per Corriere della Sera (www.corriere.it)

    Altro che avventura felice e trionfale. Il viaggio della prima donna nello spazio si trasformò in un’odissea che per poco non si concluse tragicamente con la navicella sparata verso l’infinito. Il ritorno a terra poi fu particolarmente brusco tanto che si rese necessario «girarlo» di nuovo per i cinegiornali dopo un soggiorno della protagonista in ospedale. A 70 anni appena compiuti Valentina Tereshkova, la prima donna nello spazio, ha deciso di raccontare la verità su quel viaggio che si inquadrava nella lotta senza quartiere che le due superpotenze avevano ingaggiato anche fuori dall’atmosfera terrestre.

    Così, in un clima di contrapposizione estrema (perfino sui termini: cosmonauti per l’Urss, astronauti per gli Usa), l’exploit di Valentina «doveva » essere un successo come lo erano stati quelli di Yuri Gagarin due anni prima e della cagnetta Laika nel 1957. In un’intervista a Komsomolskaya Pravda la Tereshkova racconta che all’inizio il lancio, quel 16 giugno 1963, era andato bene. «Fino all’ingresso nell’orbita terrestre» ha spiegato. Dopo una trentina di giri intorno alla Terra, però, i tecnici si accorsero di un tragico errore. La navicella Vostok, con le sue orbite, «si stava allontanando dal pianeta e non avvicinando». Presto sarebbe sfuggita alla attrazione terrestre per perdersi nello spazio. Dal centro di controllo furono impostate le necessarie correzioni. Ma i guai per la povera Valentina non finirono.

    La navicella era minuscola, lei rimase legata al sedile con la tuta e il casco addosso per tutte le 70 ore e 50 minuti del volo. L’assenza di peso la faceva star male. «A un certo punto ho vomitato», ha raccontato. Il secondo giorno ha iniziato a farle male la gamba destra, al terzo il dolore si era fatto insopportabile. Il casco premeva su una spalla, un rilevatore sulla testa le causava un continuo prurito, le condizioni all’interno della tuta col vomito e tutto il resto si posso solo vagamente immaginare. Le navicelle Vostok non erano in grado di assicurare la sopravvivenza dei cosmonauti al momento dell’impatto con la superficie terrestre. Così, dopo il rientro, Valentina fu «sparata fuori» da una carica esplosiva, come avviene sui jet in caso di emergenza.

    «Ero terrorizzata mentre scendevo col paracadute », ha raccontato. «Sotto di me c’era un lago e non la terra ferma. Ci avevano addestrato a questa eventualità ma non sapevo se avrei avuto la forza necessaria per sopravvivere». Il vento, fortunatamente, la spinse via. Ma nell’impatto Valentina sbattè la faccia contro il casco e si provocò un gran livido sul naso. Era dolorante, sporca, semisvenuta e venne portata subito in ospedale.

    Ma per l’onore dell’Unione sovietica il rientro della prima donna dallo spazio doveva essere trionfale. Così, appena si riprese, fu riportata nella stessa zona con una tuta immacolata e pronta a esibire il suo miglior sorriso per le cineprese. Cinque mesi dopo il Segretario generale Krusciov potè annunciare al mondo un altro colpo a sorpresa: il primo matrimonio tra cosmonauti. Valentina e Andriyan Nikolayev, terzo uomo nello spazio, divennero marito e moglie. Si dice che a imporre l'unione furono i medici. Volevano vedere che figli sarebbero venuti fuori.



    Dagospia 07 Marzo 2007
    VABBò, MA SE QUELLA ERA SFIGATA E MIKA è KOLPA DEL SOVIET, EH....
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  5. #5
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    E vabbè, nel 1957 la tecnologia era quello che era...
    _______________________
    Gli zeri, per valere qualcosa,
    devono stare a destra.

  6. #6
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    Non si discuteva della tecnologia, infatti. Quelli raggiunti dai sovietici sono traguardi estremamente importanti.

    Fa decisamente specie che però i kompagni si siano INVENTATI l'atterraggio rosa e fiori della Tereshkova, per sfruttare ben benino la cosa dal punto di vista propagandistico, e che nessun kompagno nostrano si indigni per ciò.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da danny78 Visualizza Messaggio
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    Fabrizio Dragosei per Corriere della Sera (www.corriere.it)

    Altro che avventura felice e trionfale. Il viaggio della prima donna nello spazio si trasformò in un’odissea che per poco non si concluse tragicamente con la navicella sparata verso l’infinito. Il ritorno a terra poi fu particolarmente brusco tanto che si rese necessario «girarlo» di nuovo per i cinegiornali dopo un soggiorno della protagonista in ospedale. A 70 anni appena compiuti Valentina Tereshkova, la prima donna nello spazio, ha deciso di raccontare la verità su quel viaggio che si inquadrava nella lotta senza quartiere che le due superpotenze avevano ingaggiato anche fuori dall’atmosfera terrestre.

    Così, in un clima di contrapposizione estrema (perfino sui termini: cosmonauti per l’Urss, astronauti per gli Usa), l’exploit di Valentina «doveva » essere un successo come lo erano stati quelli di Yuri Gagarin due anni prima e della cagnetta Laika nel 1957. In un’intervista a Komsomolskaya Pravda la Tereshkova racconta che all’inizio il lancio, quel 16 giugno 1963, era andato bene. «Fino all’ingresso nell’orbita terrestre» ha spiegato. Dopo una trentina di giri intorno alla Terra, però, i tecnici si accorsero di un tragico errore. La navicella Vostok, con le sue orbite, «si stava allontanando dal pianeta e non avvicinando». Presto sarebbe sfuggita alla attrazione terrestre per perdersi nello spazio. Dal centro di controllo furono impostate le necessarie correzioni. Ma i guai per la povera Valentina non finirono.

    La navicella era minuscola, lei rimase legata al sedile con la tuta e il casco addosso per tutte le 70 ore e 50 minuti del volo. L’assenza di peso la faceva star male. «A un certo punto ho vomitato», ha raccontato. Il secondo giorno ha iniziato a farle male la gamba destra, al terzo il dolore si era fatto insopportabile. Il casco premeva su una spalla, un rilevatore sulla testa le causava un continuo prurito, le condizioni all’interno della tuta col vomito e tutto il resto si posso solo vagamente immaginare. Le navicelle Vostok non erano in grado di assicurare la sopravvivenza dei cosmonauti al momento dell’impatto con la superficie terrestre. Così, dopo il rientro, Valentina fu «sparata fuori» da una carica esplosiva, come avviene sui jet in caso di emergenza.

    «Ero terrorizzata mentre scendevo col paracadute », ha raccontato. «Sotto di me c’era un lago e non la terra ferma. Ci avevano addestrato a questa eventualità ma non sapevo se avrei avuto la forza necessaria per sopravvivere». Il vento, fortunatamente, la spinse via. Ma nell’impatto Valentina sbattè la faccia contro il casco e si provocò un gran livido sul naso. Era dolorante, sporca, semisvenuta e venne portata subito in ospedale.

    Ma per l’onore dell’Unione sovietica il rientro della prima donna dallo spazio doveva essere trionfale. Così, appena si riprese, fu riportata nella stessa zona con una tuta immacolata e pronta a esibire il suo miglior sorriso per le cineprese. Cinque mesi dopo il Segretario generale Krusciov potè annunciare al mondo un altro colpo a sorpresa: il primo matrimonio tra cosmonauti. Valentina e Andriyan Nikolayev, terzo uomo nello spazio, divennero marito e moglie. Si dice che a imporre l'unione furono i medici. Volevano vedere che figli sarebbero venuti fuori.



    Dagospia 07 Marzo 2007
    Tra Dagospia e il Corriere della Sera non si sa chi spara le balle più grosse.
    E' del tutto evidente che un viaggio spaziale nel 1957 non fu certo un pranzo di gala, ma soffermarsi su aspetti marginali per la solita propaganda antisovietica fuori tempo massimo e senza senso è veramente grottesco,e tipico di una mentalità berlusconiana.
    Piuttosto parliamo dei molti astronauti statunitensi uccisi dal pressapochismo tecnico e dalla mancanza di manutenzione dei mezzi spaziali, dovuta ai tagli dei bilanci impiegati per andare a massacrare migliai di civili in Iraq ...
    Myrddin

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio
    Tra Dagospia e il Corriere della Sera non si sa chi spara le balle più grosse.
    E' del tutto evidente che un viaggio spaziale nel 1957 non fu certo un pranzo di gala, ma soffermarsi su aspetti marginali per la solita propaganda antisovietica fuori tempo massimo e senza senso è veramente grottesco,e tipico di una mentalità berlusconiana.
    Piuttosto parliamo dei molti astronauti statunitensi uccisi dal pressapochismo tecnico e dalla mancanza di manutenzione dei mezzi spaziali, dovuta ai tagli dei bilanci impiegati per andare a massacrare migliai di civili in Iraq ...
    1) Cerca uno specchio
    2) Di fronte allo specchio trova un occhio sulla tua faccia
    3) Sputaci dentro
    4) rifletti su quanto fa schifo strumentalizzare questa tragedia.
    5) Vergognati.

  9. #9
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    Chi parla della tragedia del Columbia legandola a problemi di scarsità di manutenzione è semplicemente uno che non ne sa nulla di shuttle.

    E ovviamente chi parla di propaganda antisovietica proprio riguardo un articolo che SMASCHERA una balla della PROPAGANDA sovietica... beh... forse farebbe bene a chiedersi dove sta il problema, se in quelli che mettono in scena un atterraggio FALSO ad uso e consumo dei media, o se in quelli che confessano la cosa.

  10. #10
    Makeru ga, katta
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    Citazione Originariamente Scritto da UgoDePayens Visualizza Messaggio
    Non si discuteva della tecnologia, infatti. Quelli raggiunti dai sovietici sono traguardi estremamente importanti.

    Fa decisamente specie che però i kompagni si siano INVENTATI l'atterraggio rosa e fiori della Tereshkova, per sfruttare ben benino la cosa dal punto di vista propagandistico, e che nessun kompagno nostrano si indigni per ciò.

    1-Non ci sono più compagni, e comunque che senso ha parlare di propaganda di 40 anni fa?

    2-Se la mettiamo in politica, gli americani hanno perso due navette con relativi equipaggi, bella figuraccia in mondovisione.
    _______________________
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