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    "Bisogna fare Comunità cristiane come la Sacra Famiglia di Nazareth che vivano nell'Umiltà , nella Semplicità e nella Lode , dove l'altro è CRISTO"
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    L'Islam è una religione violenta?

    L’islam è una religione violenta? Gli avvenimenti cui stiamo assistendo in questi giorni non contribuiscono di certo a una riflessione serena sull’argomento. Bisognerebbe domandarsi, innanzitutto, cosa faccia di una religione una “religione violenta”. Una prima risposta, ovviamente, può essere cercata esaminandone la dottrina teologica, secondo le indicazioni che abbiamo cercato di trarre nel nostro intervento sul discorso del papa a Ratisbona.

    L’islam potrebbe essere qualificato come “violento” per il suo stesso modo di porre la questione della verità e del bene, slegandoli dalla ragionevolezza e dalla comprensibilità umana. Assumendo una prospettiva di tal genere, però, finiremmo per considerare anche l’ebraismo, forse addirittura più dell’islam, come una religione strutturalmente “violenta”, al di là dei suoi esiti storici. Per tacere di alcune elaborazioni teologiche e filosofiche partorite all’interno della tradizione cristiana. Quanti, fra quelli che si stracciano le vesti di fronte al fondamentalismo islamico, sarebbero disposti ad accettare un simile discorso, peraltro rigorosamente documentabile? La nostra non è una provocazione: è semplicemente un modo per far capire quanto un’analisi puramente teologica, che ha comunque qualcosa da dire, possa avere dei limiti. Meglio sarebbe spostare il discorso sul piano umano e razionale, quello che renderebbe possibile, e che ha reso possibile, la convivenza.

    È ciò che Benedetto XVI, con grande lucidità, ha richiamato alla nostra attenzione. È l’autentico umanesimo, fondato su un’idea di ragione che non escluda la trascendenza dal proprio orizzonte speculativo: è l’umanesimo che accetta l’esistenza del mistero, e che non ripiega l’uomo su se stesso, animale fra gli altri animali. Questo umanesimo permise, in altri tempi, le dispute medievali fra intellettuali cristiani, musulmani ed ebrei. Con un codice d’onore: il buon senso comune, l’accordo umano, quello che consentì per anni, ad esempio in una città come Sarajevo, la convivenza pacifica di tre culti così diversi. Non sappiamo cosa dire a quei cristiani che nutrono dubbi sull’esistenza di un islam “moderato”. Bisognerebbe interrogarsi, piuttosto, su quale sia stata la forza che ha reso “moderato” il cristianesimo. Perché il cristianesimo, anche quello cattolico, “moderato” non lo fu sempre (basterebbe leggersi il bel libro di Lucetta Scaraffia, Rinnegati. Per una storia dell’identità occidentale, su quel che accadeva al principio dell’età moderna se un cristiano passava all’islam, e poi tornava in seno alla propria confessione originaria, o viceversa). Fu esattamente l’incontro fra la civiltà classica, nei suoi esiti più alti, e l’approfondimento del messaggio biblico a rendere “moderato” il cristianesimo.

    Gli episodi di questi giorni, pur tragicamente dolorosi, non possono in alcun modo essere invocati come esempi di un atteggiamento esclusivamente islamico. L’impressione che abbiamo, al contrario, è che la nostra avversione emotiva all’islam sia dovuta a ben altre ragioni: a un’intrinseca debolezza “identitaria” e “religiosa” (donde la retorica viriloide degli anti-islamici: “Morte al Terrore”, “Difendiamo il papa”: detto da “cristiani” che non danno più alla Chiesa né figli né sacerdoti), a una sapiente orchestrazione mediatica, ma anche e soprattutto a motivi di ordine politico: in primo luogo la necessità di trovare un nemico comune, di identificare il male in qualcuno o qualcosa che stia fuori di noi, e che ci minacci. È il solito problema dell’altro, sul quale si esercitano tutti i “buonismi” di questo mondo, ma che pure esiste. Viene spesso citata, negl’infiniti dibattiti sull’islam che agitano la rete, una frase di Ratzinger sull’Occidente che “non amerebbe più se stesso”. Il discorso dell’ex Cardinale, in questo caso, c’entrava solo marginalmente col cristianesimo (che non è “Occidente”): l’Occidente che non ama se stesso, pur essendo un derivato (anche) del cristianesimo, non include per forza di cose il cristianesimo. E infatti comincia ad odiarlo: come il suo altro, come il solo elemento che sfugga, soprattutto nella variante cattolica, alla religiosità fluida, inafferrabile, indistinta, soggettiva, l’unica che risulti veramente gradita e accettabile al sistema dei consumi.

    Ci sembra preoccupante l’appoggio di molti cattolici a una concezione puramente “secondaria” del cristianesimo: come strumento identitario, da contrapporre all’islam in uno “scontro di civiltà”. Non troviamo nulla di particolarmente glorioso nel difendere dalla minaccia del “terrore” il sistema delle democrazie liberali, con le sue televisioni al plasma, la sua profonda scristianizzazione, le sue bombe “intelligenti”. Siamo quasi tentati di pensare che questo islam violento, dopotutto, altro non sia che una proiezione di fantasmi “occidentali”: della corruptio optimi pessima che ci ostiniamo a chiamare “Occidente”. La parte di noi che adultera il cristianesimo, e che squalifica la nostra umanità. Il fatto poi che ci sia qualche benpensante che richiede al papa di porgere le sue scuse, e che a questa sublime idiozia si risponda con “Le scuse le devono porgere loro”, non fa che dimostrare la confusione imperante. Come se l’islam fosse un organismo univoco, compatto, e potesse mettersi d’accordo nel porre le sue scuse grazie a un organismo rappresentativo. Non stiamo difendendo l’azione dei fondamentalisti. Stiamo auspicando che i cristiani non si pieghino a un ragionamento secondo le coordinate del mondo. Da cristiani, siamo piuttosto chiamati a considerare l’islam per quello che è, secondo una prospettiva che ci è propria: vale a dire, prima di tutto, come un “mistero e una spina nel fianco”. È forse ciò che intuì san Francesco d’Assisi, quando sulla Verna gli apparve Cristo in forma di serafino crocifisso: fu questo stesso Amore a infiammare così tanto la mente di Francesco, a imprimere nella sua carne le sacre stimmate della Passione.

    www.piccolozaccheo.splinder.com



    L'Islam come religione di guerra


    L’Iran dichiara che “le scuse del Papa non sono sufficienti”, il gran muftì turco dice che le “scuse sono indirette”, in Pakistan bruciano le immagini del Papa, al Qaeda proclama la Jihad “finchè l’Occidente non verrà sconfitto” e lancia “un avvertimento al servo della croce: attendi la sconfitta» si legge nella nota del Consiglio consultivo del Mujaheddin, «e agli infedeli e ai tiranni diciamo: aspettate e vedrete cosa vi colpirà. Porteremo avanti la nostra Jihad e non ci fermeremo fino a quando il vessillo dell’unico e solo non sventolerà sul mondo”.


    Il quadro dopo il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona a noi era apparso subito chiarissimo: non siamo di fronte a una disputa teologica, a un confronto dottrinario, ma a una guerra dove la religione in questo caso è il carburante che serve per far avanzare i carri.
    L’obiettivo dell’Islam resta sempre quello delle origini: sottomettere l’Occidente. La mano tesa del Papa è stata rifiutata, marchiata a fuoco, la sua immagine arsa nelle piazze. L’immagine e il corpo sono metaforicamente la stessa cosa. Il corpo della Chiesa cattolica, la sua più alta testimonianza, viene bruciato e deriso.


    Tutta la strategia che si sta dispiegando in queste ore ha un obiettivo: indebolire il Papa, isolarlo, incutere il terrore alla gerarchia ecclesiastica (che, sia detto per inciso, è debole e con la sua debolezza sta logorando il magistero del Pontefice), elevare all’ennesimo potenza il senso della resa dell’Occidente. Quando un corpo è debole, il virus si insinua facilmente.
    Di fronte a questo scenario, mi sono tornate in mente parole lette tanti anni fa. Parole scritte da uno dei più grandi pensatori che si siano mai affacciati su questa terra desolata: Elias Canetti. Lo scrittore austriaco nel 1960 diede alle stampe un libro che ha 38 anni di gestazione: Massa e potere. Tra i passi che ho segnato in questo libro di oltre 600 pagine ne ho ritrovato uno intitolato “L’Islam come religione della guerra”.


    Canetti qui descrive la massa islamica in alcuni momenti del suo dispiegarsi nella vita dell’uomo. Facciamo parlare l’autore:


    “I musulmani devoti si riuniscono in quattro diversi modi. 1. si riuniscono più volte al giorno per la preghiera, alla sono chiamati da una voce che giunge dall’alto. Si formano allora piccoli gruppi, ritmici che possiamo definire mute di preghiera. Ogni movimento è esattamente prescritto e orientato verso una direzione:quella della Mecca. Una volta alla settimana, in occasione della pregherai del venerdì, queste mute si trasformano in masse. 2. si riuniscono nella guerra santa contro gli infedeli 3. si riuniscono alla Mecca, in occasione del grande pellegrinaggio 4. si riuniscono nel giudizio universale”.
    “Nell’Islam come in tutte le religioni esistono masse invisibili di grandissima importanza; vi si rivelano però più nette che nelle altre religioni le doppie masse invisibili, contrapposte le une alle altre. Non appena sarà risuonata la tromba del giudizio universale, tutti i morti si leveranno dalle tombe e si recheranno veloci, come un plotone di soldati, sulla pianura del giudizio. Là si presenteranno dinnanzi a Dio suddivisi in due enormi gruppi contrapposti, i fedeli da una parte, gli nfedeli dall’altra, e ciascuno singolarmente verrà giudicato da Dio. Tutte le generazioni degli uomini si ritroveranno insieme, e a ognuno sembrerà d’essere sceso nella tomba il giorno innanzi. Nessuno avrà ricordo degli smisurati periodi di tempo in cui giacque nel sepolcro, senza sogni e senza memoria. Ma tutti udranno lo squillo della tromba. “ Quel giorno gli uomini si faranno avanti in schiere”. Nel Corano si torna sempre a parlare delle schiere di quel grande momento. E’ il più ampio concetto di masse del quale sia capace il musulmano credente. Nessuno può immaginare un numero di esseri umani più grande di quello di tutti coloro che vissero radunati insieme. E’ l’unica massa che non aumenta più e ha raggiunto la massima densità: ciascuno dei suoi componenti, raccolti tutti nel medesimo luogo, si presenta dinnanzi al volto del suo giudice. Ma in tutta la sua grandezza e densità, quella massa rimane dal principio alla fine divisa in due. Ciascuno sa bene cosa lo attende: per gli uni la speranza, per gli altri l’orrore. “Quel giorno ci saranno volti radiosi, sorridenti e lieti; e quel giorno ci saranno volti coperti di polvere, coperti di tenebra: i volti degli infedeli, dei malvagi”. Si tratta di una sentenza assolutamente giusta – ogni azione è elencata e documentata per iscritto - ; nessuno può sfuggire al gruppo degli innocenti o dei colpevoli cui appartiene secondo giustizia. La bipartizione della massa nell’Islam è assoluta: da una parte i fedeli, dall’altra gli infedeli. Il loro destino, per sempre diviso, è di combattersi a vicenda. La guerra di religione è un sacro dovere; la duplice massa del giudizio universale – seppure meno ampia – appare dunque già in ogni battaglia durante la vita terrena”.
    “Ma quando i giorni della pace sono trascorsi, la guerra di religione torna ad affacciarsi. “Maometto” afferma uno dei migliori conoscitori dell’Islam “è il profeta della lotta e della guerra… Ciò che egli fece inizialmente nell’ambito arabo vale come testamento per i suoi seguaci: lotta contro gli infedeli, estensione non tanto della propria fede quanto della propria sfera di potere, che è la sfera di potere di Allah. I combattenti dell’Islam devono innanzitutto sottomettere, più che convertire, gli infedeli”. Il Corano, il libro del profeta ispirato da Dio, non lascia alcun dubbio in proposito: “Dopo che siano trascorsi i mesi sacri, uccidete gli infedeli ovunque li troviate; afferrateli, opprimeteli, tendente loro ogni insidia”.
    “Massa e potere” è un lavoro scientifico poderoso lasciatoci in eredità (e in queste ore chi avrà la pazienza e la voglia di leggerlo vedrà quanto preziosa) da uno scrittore che vide con i suoi occhi le carneficine della guerra, la potenza della massa che si fa cosa vivente e indipendente dai singoli.


    Massa che diventa arma di distruzione di massa. Moltitudine - non minoranza come si vuol far credere - che aspetta solo ordini. Il fedele dell’Islam è nella battaglia che trova “la più esatta espressione della vita: una battaglia in cui egli non ha paura poichè egli vi si sente dentro”.


    L’Occidente ha paura. E sta perdendo la battaglia.

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  2. #2
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    come non condividere queste osservazioni ?

  3. #3
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    Credo basti leggere ciò che e scritto su questo libro: http://www.corano.it/menu_sx.html
    Poi voglio vedere chi è capace di parlare di islam moderato. E' soltanto una grande balla. Sarebbe più facile dire "islamici non praticanti" ma non di certo "moderati". Ho sempre invitato a leggere il corano, soprattutto i sacerdoti, che pur non avendolo mai letto, si permettono di dire chel'islam è male interpretato da qualche suo fedele, e che è una religione che predica la pace. Leggetelo per favore, tutto però, e poi tornate a parlare di islam o di dialogo interreligioso...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da lucaromano Visualizza Messaggio
    Credo basti leggere ciò che e scritto su questo libro: http://www.corano.it/menu_sx.html
    Poi voglio vedere chi è capace di parlare di islam moderato. E' soltanto una grande balla. Sarebbe più facile dire "islamici non praticanti" ma non di certo "moderati". Ho sempre invitato a leggere il corano, soprattutto i sacerdoti, che pur non avendolo mai letto, si permettono di dire chel'islam è male interpretato da qualche suo fedele, e che è una religione che predica la pace. Leggetelo per favore, tutto però, e poi tornate a parlare di islam o di dialogo interreligioso...
    Ti ho già risposto qui.
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  5. #5
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    Bisogna distinguere i singoli fedeli musulmani e la loro necessità di pregare Dio che trovano in quei precetti un metodo , come i cattolici attraverso il rosario oppure attraverso i ritiri trovano una condizione per pregare meglio.
    Il rosario non è tutta la religione crstiana e una Congregazione o un Ordine non è la Chiesa.
    Ecco che il Corano dai dei precetti pratici per la preghiera e la vita morale del semplice fedele .
    Pero bisogna distingure in questa religione la teolgogia di fondo , quella che spesso sfugge ai singoli fedeli.

    La teologia di fondo all'islam è demoniaca e va condannata senza mezzi termini e senza nessun rispetto umano.

    Pro bono pacis si potrebbe evitare di parlarne normalmente , ma di fronte alle occasioni concrete è colpevole tacere .

 

 

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