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    Predefinito Un nuovo Beato bresciano


    BRESCIA IN FESTA

    Mosè Tovini, il prete della santità quotidiana

    Docente e rettore del seminario,uomo di grande cultura teologica e scientifica: oggi verrà beatificato il sacerdote diocesano che visse da «mite e umile di cuore» un’esistenza in apparenza del tutto ordinaria. Nipote di un altro beato, il laico Giuseppe Tovini, fu insegnante del futuro Paolo VI

    Di Lorenzo Rosoli

    Un prete normale. Che visse un'esistenza ordinaria. Prendendo sul serio, con straordinaria coerenza, la parola di Gesù: «Imparate da me che sono mite e umile di cuore». È Mosè Tovini, il prete camuno che oggi verrà proclamato beato nella Cattedrale di Brescia dal cardinale José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle cause dei santi. «Nel mondo c'è bisogno di uomini buoni, forse ancora di più che di uomini grandi», disse di Tovini un suo illustre allievo del seminario di Brescia, quel Giovanni Battista Montini che diventerà Papa col nome di Paolo VI. In quella frase c'è il cuore di Tovini. Una bontà umile, accogliente, operosa, silenziosa, vissuta nella quotidianità del servizio alla Chiesa e alla società bresciana. Nella luce dei «tre candori da imitare, dei tre amori da custodire e perfezionare»: Cristo Eucaristia, la Vergine Immacolata e il Papa.
    Tre «candori» che Tovini additò ai suoi chierici quando venne nominato rettore del Seminario, nel 1926. Ma più delle sue parole, fu la sua vita - pur così ordinaria - a risultare persuasiva agli occhi dei futuri preti. Allora, come oggi, Mosé Tovini appare come un modello credibile di santità per i sacerdoti, ma ha qualcosa da dire anche ai laici: uomo di grande cultura scientifica e teologica, seppe misurarsi con le sfide del tempo, coniugando fede e ragione. Grazie a una vita di intensa preghiera che lo portò alla piena adesione alla volontà di Dio.
    Una fede viva che si fa servizio alla Chiesa e al mondo. In questo il prete Mosè appare della stessa pasta di un altro Tovini, suo zio Giuseppe (1841-1897), laico sposato, apostolo del movimento cattolico, beatificato da Giovanni Paolo II a Brescia il 20 settembre 1998. Due beati, zio e nipote, nella stessa famiglia. Un fatto singolare. Forse l'unico di un'esistenza che fu, esteriormente, ordinaria.
    Eccola. Mosè Tovini nasce il 27 dicembre 1877 a Cividate Camuno da Eugenio e Domenica Malaguzzi, primo di otto figli, quasi tutti precocemente scomparsi. Ginnasio a Brescia e nella Bergamasca; a 15 anni entra in seminario; il 9 giugno 1900 viene ordinato sacerdote (in precedenza aveva anche svolto il servizio militare) e destinato ad Astrio di Breno, piccolo borgo della Valle Camonica.
    Presto conquista i cuori dei suoi montanari; ma dopo pochi mesi la diocesi lo spedisce a Roma per laurearsi in matematica, filosofia e teologia: vogliono farne un docente per il seminario. E sono anni di studio accanito ma anche di apostolato tra i fanciulli e le famiglie più povere dell'Agro romano, e di amicizie con compagni d'università non credenti ed ebrei, da altri guardati con diffidenza.
    Nel 1904 torna a Brescia, inizia a insegnare in seminario - matematica, filosofia, poi anche sociologia, apologetica, teologia dogmatica - ed entra, fra i primi, negli Oblati della Congregazione diocesana della Sacra Famiglia. Collabora all'Opera diocesana del Catechismo; dal 1921 al 1926 è assistente dell'Azione cattolica; nel 1923 è nominato canonico della cattedrale, nel 1926 rettore del seminario, nel 1929 direttore diocesano dell'Unione apostolica del clero. Sono anni di lavoro febbrile e umile, che - uniti alla vita povera, austera - minano irreversibilmente il suo fisico. La morte lo coglie il 28 gennaio 1930. Ha appena 52 anni. Nel 1925, nel 25° di ordinazione, si era offerto «vittima all'Amore misericordioso».
    Prete, padre, educatore, ha vissuto con immutata carità e ottimismo cristiano tempi drammatici per la Chiesa e la società italiana - la questione sociale e la questione romana, il modernismo, la Prima guerra mondiale, l'avvento del fascismo... Dopo la morte preti e laici hanno tenuta viva la sua memoria.
    Così oggi è possibile accostarsi a lui «nella certezza di trovare uno stile di testimonianza evangelica trasmessa nella semplicità dei gesti quotidiani», ha detto il vescovo di Brescia Giulio Sanguineti nella Messa crismale del Giovedì santo 2006. In Tovini «si riconoscono elementi caratteristici della spiritualità del sace rdote diocesano, anticipando per alcuni aspetti le indicazioni date dal Concilio Vaticano II circa la natura e la missione della Chiesa particolare», ha affermato l'ausiliare emerito di Brescia, Vigilio Mario Olmi, presidente del Comitato diocesano per la beatificazione. E forse non sorprenderà che il miracolo attribuito alla sua intercessione sia stato a favore del parroco bresciano Giovanni Flocchini. Un prete diocesano.

    http://www.db.avvenire.it/avvenire/e...lo_682797.html

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    Beato Mosè Tovini Sacerdote
    28 gennaio
    Cividate Camuno, Brescia, 27 dicembre 1877 – Brescia, 28 gennaio 1930
    Mosè Tovini nacque a Cividate Camuno, in provincia di Brescia, il 27 dicembre 1877, primo di otto fratelli, figli del ragionier Eugenio e della maestra Domenica Malaguzzi. Padrino di battesimo di Mosè fu lo zio, avvocato Giuseppe Tovini, anch’egli già venerato quale beato. D’intelligenza precoce, a soli cinque anni con l’aiuto della mamma iniziò la scuola elementare, che completò poi a Breno, paese d’origine materno. Nel 1884 ricevette la Cresima. All’età di nove anni il piccolo Mosè prese a frequentare l’Istituto ginnasiale “Venerabile Luzzago” in Brescia, ospite del padrino. Il 14 novembre 1886 ricevette la prima Comunione. Nel 1889 Mosè fu affidato al Collegio San Defendente di Romano Lombardia per completare gli studi ginnasiali. Qui conobbe Domenico Menna, suo compagno, con cui strinse un duraturo rapporto di amicizia. Nel 1891 il collegio celebrò solennemente il terzo centenario della morte di San Luigi Gonzaga ed i due amici furono affascinati dalla figura del santo tanto da ipotizzare una loro vocazione al sacerdozio. Mosè si consigliò allora con suo padre, che però lo dissuase. Per il liceo i genitori decisero di affidarlo al Collegio di Celana, in provincia di Bergamo, ma qui si sentì isolato tra compagni di tutt’altro stampo. Non volendo assecondare le malefatte del gruppo, si ritrovò a subire violente ritorsioni. Abbandonò allora tale liceo per rispondere finalmente alla vocazione sacerdotale, entrando in seminario ad anno iniziato grazie all’intercessione dello zio. A fine anno i superiori lo invitarono a vestire l’abito clericale anche durante le vacanze e così, tornato a Cividate Camuno, i ragazzini cominciarono a chiamarlo “don Mosè”. Nel secondo anno, pur frequentando il seminario, per motivi di salute rimase alloggiato presso lo zio Giuseppe, potendone così ammirare lo zelo quale laico impegnato nell’Azione Cattolica. Al termine della terza liceo il seminarista fu ammesso alla tonsura, ricevendo inoltre anche i due primi ordini minori: ostiariato e lettorato. Concluso il liceo in seminario, data la giovane età i genitori di Mosè ottennero dal rettore che il figlio potesse conseguire la licenza presso una scuola pubblica. Il 16 gennaio 1897 morì improvvisamente lo zio Giuseppe. Mosè, confortate la zia e le cugine, dovette organizzare il funerale, che rivelò la fama di santità che circondava Giuseppe Tovini.
    Al compimento del ventesimo anno di età, fu arruolato nel 90° Fanteria a Brescia ed anche durante la vita militare non mancarono singolari episodi che mostrarono le virtù del Tovini, come quando fece tacere un ufficiale che era solito bestemmiava. Fu congedato il 31 ottobre 1898 con il grado di sergente e fece ritorno in famiglia. Istituì allora in parrocchia, su permesso dell’arciprete, l’Opera del Pane di Sant’Antonio. Il 27 maggio 1899 ricevette il suddiaconato. Durante le vacanze fu poi di grande aiuto alla mamma nell’assistere la sorella Olga ormai cieca. Il 10 marzo 1900 fu la volta del diaconato. Il 9 giugno 1900, a soli ventidue anni, sei mesi e dodici giorni, con dispensa della Congregazione del Concilio, Mosè Tovini venne già consacrato sacerdote nella Cattedrale di Brescia ed il giorno seguente celebrò la prima Messa solenne a Cividate Camuno. Come profetizzato dal beato zio, don Mosè fu nominato cappellano di Astrio.
    Assai felice del suo nuovo incarico, fu però ben presto inviato a completare gli studi a Roma. Qui trascorse quattro anni, pieni d’impegno, preghiera, studio ed un umile ma fervido apostolato fatto di catechesi, assistenza religiosa e carità ai fanciulli e alle famiglie più povere dell’Agro Romano. In particolare avvicina i compagni di studio della Statale, specie i non credenti ed alcuni ebrei. Nel luglio 1904 il Tovini conseguì finalmente ben più di una laurea: Matematica con diploma in Magistero, Filosofia e licenza in Teologia.
    Alla fine dell’ottobre 1904 entrò nella nuova Casa del Clero della Congregazione dei Sacerdoti Oblati, appena aperte in Brescia per volere del vescovo. Per tutta la vita poi fu professore nel seminario, alternandosi in diverse discipline. Il suo stile si caratterizzò sempre per la puntualità agli orari, una seria preparazione di ogni lezione, chiarezza ed ordine nell’esposizione, discrezione e bontà nel giudicare gli allievi, adesione della mente e del cuore alle verità che insegnava, obbedienza assoluta alle direttive della Chiesa, indipendentemente che provenissero dal Papa o dal vescovo. Il suo impegno non si limitò però alla sola dottrina, ma fu soprattutto maestro di vita. Durante le vacanze poi era solito organizzare corsi di religione ai maestri ed alle maestre, settimane catechistiche, oltre ad impegni di ministero nei giorni festivi.
    L’11 maggio 1915 il vescovo lo nominò vicario parrocchiale a Provaglio d’Iseo, essendo il parroco infermo. Tale incarico lo esonerò dalla chiamata alle armi e poté così continuare ad insegnare in seminario. Morto il parroco, il Tovini divenne l’economo. Il 1° novembre 1916 assunse la cura della parrocchia di Torbole, come vicario del parroco impegnato nel servizio militare. L’anno seguente scoppiò la febbre spagnola ed il Tovini non esitò a recarsi al capezzale di ogni ammalato, incurante del pericolo. Finita la guerra, dal 1919 gli fu affidata una nuova missione: aiutare i chierici reduci dalla guerra a completare la loro formazione teologica e sacerdotale. Il catechismo fu la passione di tutta la sua vita, tanto che già da giovane professore collaborò all’Opera Diocesana del Catechismo. Tenne inoltre per tutta la vita l’incarico di visitatore dei catechismi della città ed organizzatore delle annuali gare di catechismo. Nel 1919 fu nominato Vice Priore della Commissione Diocesana del Catechismo e dal 1926 fu Direttore e Maestro del nuovo Istituto Magistrale di catechismo, apprezzato sino alla morte, preparando centinaia di maestri. Nel 1926, quando venne introdotto l’insegnamento religioso nella scuola pubblica, il vescovo lo nominò con altri ispettore cittadino, incaricati della scelta degli insegnanti e dei rapporti con le autorità scolastiche e della vigilanza. Nel 1921 divenne Assistente della Giunta diocesana dell’Azione Cattolica. Nonostante la sua riluttanza, nel 1923 il vescovo lo nominò Canonico della Cattedrale ed ebbe inoltre l’incarico di Vice Officiale del tribunale ecclesiastico, di Esaminatore sinodale e di Censore dei libri. Nel 1925 decise di compiere un atto di offerta di se stesso al Cuore Misericordioso di Gesù. Un ulteriore svolta nella sua vita arrivò nel 1926, con la nomina di monsignor Tovini a rettore del seminario, incarico l’interessato giudicava superiore alle proprie forze. Esordì elencando ai chierici i tre “candori” che debbono riempire il cuore del candidato ideale al sacerdozio: l’Eucaristia, la Vergine Immacolata ed il Papa. Dopo un inizio tranquillo, fu montata una campagna di denigrazione nei confronti del rettore: la sua carità fu a torto giudicata ingenuità, bonarietà e, perfino, inettitudine ai compiti educativi del seminario. Monsignor Tovini era invece preoccupato di avere una piena confidenza con i chierici al fine di poter vagliare serenamente la loro vocazione al sacerdozio. Il vescovo lo persuase a continuare nel suo ministero, invitandolo a portare anch’egli la sua Croce.
    Nel novembre 1929 il Tovini fu eletto Direttore dell’Unione Apostolica Diocesano del Clero e scelto quale predicatore dei ritiri alla Casa del Clero. Contemporaneamente iniziarono a manifestarsi i primi segni esterni di malattia, ma nonostante ciò proseguì con il suo stile di mortificazione. Al 23 gennaio fu ricoverato all’ospedale Fatebenefratelli e gli fu diagnosticata la polmonite bilaterale. Il 27 chiese al suo direttore spirituale gli ultimi sacramenti in piena lucidità e serenità di spirito. Il giorno seguente alle ore 10,45, dopo pochi minuti di smarrimento e affannoso respiro, quasi inaspettatamente spirò. Aveva appena compiuto cinquantadue anni. In giornata, la salma fu trasportata in Seminario.
    La città si strinse attorno a lui nel funerale ed il vescovo di Mantova, dopo il commosso suffragio, affermò: “non mi meraviglierei che Tovini faccia grazie e venga col tempo glorificato dalla Chiesa”. Una profezia che si avverò quando, dopo un accurato processo, il 12 aprile 2003 il papa Giovani Paolo II decretò l’eroicità delle virtù definendolo “venerabile” ed il 19 dicembre 2005 il nuovo pontefice Benedetto XVI riconobbe il miracolo necessario per la sua beatificazione.


    Autore:
    Fabio Arduino



    http://www.santiebeati.it/dettaglio/92640




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