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Discussione: Testimoni oggi

  1. #1
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    Predefinito Testimoni oggi

    Essere testimoni oggi...non é facile. Se il Signore non ci aiuta, é impossibile testimoniarlo. Eppure c'é dentro un desiderio, una forza incontenibile, una voglia di gridare per far sapere a tutti la gioia e la pace che sperimentiamo alla sequela di Cristo. Veramente la scena mondiale, triste, arrabbiata, piena di odio e rancori, mette un'ansia nel cuore. Ma come? Possibile che l'uomo non riesca a capire che così non va? Che se togliamo Dio dal nostro cuore,
    questo si riempirà di mille altri dei, l'uno più affamato dell'altro, che ci spingeranno a compiere cose che mai avremmo neppure immaginato e ci distruggeranno? Possibile che non ci si possa accordare, che non ci possa essere un dialogo, che non si trovi una intesa e si debba ricorrere alla forza delle offese, delle percosse, della guerra? Ma chi ci ha rubato il cervello? Ognuno di noi, penso, sarebbe disposto a scendere a patti, ad accordarsi, pur di vivere libero, sereno, in pace. O no? Ma allora da dove viene tutta questa cattiveria che acceca e distrugge il cuore? Non so perché sono qui a scrivere... forse non leggerà nessuno, forse sarò preso per matto, forse sarò preso per un sognatore...ma poco importa, se potesse servire ad aiutare ad aprire un po' gli occhi. Ricevo anche critiche e contestazioni, ma servono per rimanere nell'umiltà e per fare questo servizio solo per il Signore. Poco importa se non sono capito o se sono giudicato male. Il Signore sa. Poco importa uello che la gente pensa di noi quando parliamo di Dio e ci "compromettiamo" per Lui.
    Importante é che ogni cosa che viene detta sia ascoltata e magari serva per migliorare ciò che facciamo. Il Signore vede nei cuori e sa se si tratta di esibizionismo, di voler apparire, di volergli togliere la gloria oppure se tutto é fatto perché Lui sia conosciuto e amato. Il dubbio nel cuore resta sempre....ma il Signore sa permettere anche fatti che umiliandoci ci fanno ritornare al nostro posto: annunciatori e non primi attori, poveri peccatori e incapaci di amare.
    E' Lui che deve essere conosciuto e crescere, noi più siamo in disparte e sconosciuti, meglio é. A volte racconto di me e dei miei cari, ma sempre perché risalti attraverso la nostra miseria umana, che Dio é potente e interviene. Se non ci fosse Lui nella nostra vita....poveri noi...Non é facile mettere in piazza le nostre miserie, ma solo così si può vedere che se qualcosa di buono esce da noi, certamente non é merito nostro, MAI.



    Il narratore
    (Bruno Ferrero - A volte basta un raggio di sole)

    C'era una volta un narratore. Viveva povero, ma senza preoccupazioni, felice di niente, con la testa sempre piena di sogni. Ma il mondo intorno gli pareva grigio, brutale, arido di cuore, malato d'anima. E ne soffriva.
    Un mattino, mentre attraversava una piazza assolata, gli venne un'idea: "E se raccontassi loro delle storie? Potrei raccontare il sapore della bontà e dell'amore, li porterei sicuramente alla felicità". Salì su una panchina e cominciò a raccontare ad alta voce. Anziani, donne, bambini, si fermarono un attimo ad ascoltarlo, poi si voltarono e proseguirono per la loro strada.
    Il narratore, ben sapendo che non si può cambiare il mondo in un giorno, non si scoraggiò. Il giorno dopo tornò nel medesimo luogo e di nuovo lanciò al vento le più commoventi parole del suo cuore. Nuovamente della gente si fermò, ma meno del giorno prima. Qualcuno rise di lui. Qualche altro lo trattò da pazzo. Ma lui continuò imperterrito a narrare.
    Ostinato, tornò ogni giorno sulla piazza per parlare alla gente, offrire i suoi racconti d'amore e di meraviglie. Ma i curiosi si fecero rari, e ben presto si ritrovò a parlare solo alle nubi e alle ombre frettolose dei passanti che lo sfioravano appena. Ma non rinunciò. Scoprì che non sapeva e non desiderava far altro che raccontare le sue storie, anche se non interessavano a nessuno. Cominciò a narrarle ad occhi chiusi, per il solo piacere di sentirle, senza preoccuparsi di essere ascoltato. La gente lo lasciò solo dietro le palpebre chiuse.
    Passarono cosi degli anni. Una sera d'inverno, mentre raccontava una storia prodigiosa nel crepuscolo indifferente, sentì che qualcuno lo tirava per la manica. Apri gli occhi e vide un ragazzo. Il ragazzo gli fece una smorfia beffarda: "Non vedi che nessuno ti ascolta, non ti ha mai ascoltato e non ti ascolterà mai? Perché diavolo vuoi perdere così il tuo tempo?". "Amo i miei simili" rispose il narratore. "Per questo mi è venuto voglia di renderli felici". Il ragazzo ghignò: "Povero pazzo, lo sono diventati?". "No" rispose il narratore, scuotendo la testa. "Perché ti ostini allora?" domandò il ragazzo preso da una improvvisa compassione. "Continuo a raccontare. E racconterò fino alla morte. Un tempo era per cambiare il mondo". Tacque, poi il suo sguardo si illuminò.
    E disse ancora: "Oggi racconto perché il mondo non cambi me".
    "Dio è dentro il nostro cuore per dirti che devi essere bravo"
    scrive una bambina nel quaderno di catechismo.
    La catechista le domanda: "E se una bambina non lo ascolta?".
    La bambina sgrana gli occhi e risponde tranquilla: "Oh, lui ripete".
    Per questo ostinatamente, nonostante tutto,
    anche Dio continua a raccontare la sua storia.
    Grazie a Marcello

    fonte:www.buongiornonelsignore.it

    •   Alt 

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  2. #2
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    ci sono anche tante controtestimonianze nella chiesa di questi tempi.

  3. #3
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    non sei obbligato a scrivere

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da solozero Visualizza Messaggio
    non sei obbligato a scrivere

    si, ma a volte io faccio la fila di risposte una di seguito all'altra di apoliticos e c'è sempre qualcuno che rompe la linea ......

  5. #5
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    Cronaca di una conversione
    "Al sindacato mi chiamavano : killer"

    http://www.catechumenium.it/default....dett=962&pag=0

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da solozero Visualizza Messaggio
    Cronaca di una conversione
    "Al sindacato mi chiamavano : killer"

    http://www.catechumenium.it/default....dett=962&pag=0
    Merita di essere messo per esteso, è lungo? ci sono certi 3D che ti fanno intrecciare gli occhi per leggerli

    Ciao C.

  7. #7
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    Merita, merita.

    18/09/2006
    Cronaca di una conversione
    "Al sindacato mi chiamavano : killer"


    Marco Gennari: responsabile del Cammino Neocatecumenale in Lombardia e a Piacenza e Verona
    Dagli anni delle dure lotte sindacali nel ’68 alla lunga crisi esistenziale fino all’incontro con Dio

    Al sindacato, alla Cisl di Roma, lo chiamavano killer, perché quando c’era da distruggere un avversario c’era lui, l’eroe delle prime occupazioni degli enti statali nel ’68.
    Oggi “killer” ha deposto le vecchie armi. Parla ancora di combattimento, ma contro il demonio, contro il peccato, perché la sua battaglia oggi è di fare della Chiesa il popolo dei re, profeti e sacerdoti sognato dal Concilio Vaticano II.
    Cerchiamo di capire con lui cosa c’è alla base di questa esperienza ecclesiale:

    Marco, perché “Killer”?

    Perché sapevo come distruggere gli avversari! Incitavo la gente agli scioperi e diressi le prime occupazioni degli enti statali. Per organizzare uno sciopero devi portare le persone all’odio: parti magari da una piccola verità ma poi devi allargarti, la tensione, l’odio e la contrapposizione crescono e poi………..

    La battaglia più clamorosa?

    Me ne pento ancora oggi……riguarda l’Inail, dove io ero entrato nel ’53. L’istituto aveva i suoi centri traumatologici e in questi ospedali erano presenti come infermiere le suore. Io feci una battaglia per mandarle via perché toglievano i posti di lavoro alla gente comune.
    Mi ero illuso che più benessere equivalesse a più felicità. I sindacati hanno aiutato i lavoratori a star meglio, anche economicamente, ma mi accorgevo che più la gente stava bene, meno era felice e più arrabbiata, voleva sempre di più. Da lì sono entrato in crisi, in un forte esaurimento nervoso. Per sei mesi mi hanno curato con il Valium.
    Era la fine del ’69 e sono crollato…………

    Cosa succedeva a casa?

    Tornavo quasi sempre tardi, di notte, e mia moglie e i miei figli dormivano già. Un giorno vennero annullati gli impegni sindacali della giornata e me ne tornai a casa. Ho suonato il campanello e ha risposto mia figlia, aveva 3 anni, e disse: “Mamma, c’è un signore!”. Non mi aveva riconosciuto perché non mi vedeva mai… Io sentii quelle parole ma non mi resi conto della gravità della cosa.
    Dio mi stava dando dei segni ma non mi facevano effetto. In fondo, finché uno è prigioniero del demonio, non ha occhi per chi ha attorno a sé.

    Com’è avvenuto l’incontro con il Cammino Neocatecumenale?

    Mia moglie s’era stancata di me; non m’aveva detto niente ma voleva separarsi. Un giorno m’aveva dato appuntamento alle sei del pomeriggio, io me ne dimenticai e tornai alle nove. Sapevo la sua reazione, il muso delle donne…..lei mi disse: “andiamo in parrocchia”, io pensai: vado dappertutto pur di non vederla arrabbiata. E mi portò alle catechesi del Cammino.
    Finite le catechesi, c’era la convivenza iniziale, il ritiro che introduce al Cammino. Io dissi: “non vengo, se no sfascio tutto!” . Alla fine andai, e successe che lì si ammalò il catechista, e sua moglie mi chiese se volevo leggere il ”Sermone della montagna”. Andai e mentre leggevo quelle parole del Vangelo…….(si commuove)……. io dicevo: “beati i poveri in spirito…beati i puri di cuore…”, quando sono arrivato a beati i miti, mi bloccai; la sentii come una parola viva diretta a me!
    Nel sindacato passai dagli scioperi al settore formazione. Dopo l’incontro con il Signore non mi sentivo più di combattere per una giustizia che era solo odio e muro contro muro!

    E così lei e sua moglie siete rimasti insieme?

    Sì, siamo rimasti insieme pur essendo diversi. Litighiamo, ringraziando Dio. La vita è questa: tutti i giorni ti alzi e guardi l’altro, che cosa vedi? la discomunione, l’altro è diverso, però l’accetti con gioia e aspetti che scenda dall’alto, da Dio, la koinonia, la comunione. Qual è il dono di Dio? Il chiedersi perdono anche quando ti sembra di avere ragione. Il grande potere che si sperimenta in una comunità è la riconciliazione! Perché è l’amore fraterno che aiuta l’uomo di oggi a trovare Dio.

    Ogni comunità Neocatecumenale che nasce in una parrocchia è una realtà eterogenea, fatta da persone anziane e giovani, da gente intelligente e meno intelligente, da gente che ha i soldi e da chi non ne ha, da uomini e donne, da persone di destra e di sinistra…
    Questa comunità sta insieme, non un mese, ma anni creando così un interrogativo intorno a sè: come fanno a stare insieme? Chi li tiene uniti? La comunità vale non per quello che fa ma per quello che è. Siamo peccatori come gli altri, soggetti a tutte le tentazioni, però Dio ha la capacità di farci stare insieme. Si dimostra che Cristo è vivo perché abbatte le barriere che dividono gli uomini.
    Ho visto gente rinunciare all’eredità pur di rimanere in pace tra fratelli di una stessa famiglia o persone prendere a casa la madre malata di Alzheimer che se non c’è Gesù Cristo la si porta all’ospizio.

    Che cosa vuol dire essere cristiani oggi?

    Pregare non basta. Anche i musulmani pregano e lo fanno meglio di noi. Ciò che caratterizza il cristiano è l’amore al nemico. Kiko una volta ha raccontato questo episodio realmente accaduto: in una fabbrica di gas, si ruppe una conduttura. La gente rimaneva asfissiata dalle esalazioni di gas. Arrivarono le ambulanze e portarono via i malati, ma ci volle qualcuno che a rischio della vita andasse a tappare la falla.
    Nella società, sindacalisti, politici…..tutti hanno la loro missione; quella del cristiano è di andare a tappare la falla da dove nasce il male ed entra in circolazione. Se a me fanno un’offesa, io vado a casa e me la prendo con mia moglie, mia moglie con suo figlio…..insomma il più debole paga per tutti. Se uno invece ferma il male, questo non va in circolazione.
    Faccio un esempio: a un fratello di comunità, un amico di famiglia aveva violentato il figlio piccolo. Lui gli è andato a chiedere perdono perché l’aveva giudicato. Chi ci riuscirebbe……..

    Oggi la Chiesa è una minoranza……….

    Sì, dopo la Chiesa di massa nata con l’editto di Costantino, con il Concilio Vaticano II siamo tornati alla Chiesa delle origini. Oggi c’è bisogno di una fede radicale, una fede che nasce dal battesimo.
    E per questo che c’è bisogno di un itinerario che aiuti a riscoprire il battesimo.
    Paolo VI nel 1974 disse pubblicamente che la Chiesa primitiva faceva il catecumenato prima del battesimo, il Cammino Neocatecumenale lo propone dopo il battesimo ma ha lo stesso obbiettivo: rendere viva la fede. In un mondo che si rifaceva ai valori cristiani, il battesimo dava i suoi frutti, ma oggi la società non è più cristiana. La Chiesa di massa è terminata. Se io vado a una messa in parrocchia, se entro che sto male esco che sto ancora male; se entro che sto bene esco che sempre bene. La messa in parrocchia e quella nella comunità Neocatecumenale è la stessa grazia. La differenza è nel recipiente. Se io vado a prendere la grazia con un colabrodo la perdo tutta. Se io vado in comunità e ho il muso ho sempre un fratello e una sorella che mi dicono: “Marco che hai?”. Io gli posso anche rispondere: “fatti gli affari tuoi”, ma questo “Marco che hai?” mi dà un’identità: io esisto. Sei io vado in parrocchia, chi mi dice “Marco che hai?”.
    La gente non può rimanere massa. La messa domenicale non basta più. Io dico sempre ai parroci: “fate proposte pastorali, non lasciate la gente nella massa”.

    Qual è l’obbiettivo del Cammino?

    Il catecumenato và all’essenziale: all’iniziazione cristiana. Se non torni alla sorgente il mondo ti risucchia. Tutti sappiamo di essere peccatori, ma tutti tendiamo a difenderci. Le persone sono corazzate, perciò ci vogliono anni per combattere contro il nostro orgoglio e la nostra superbia e accettare di essere amati gratuitamente da Cristo!


    Fonte: Il nuovo giornale


    S.R. -catechumenium.it
    Nella foto: immagini del sessantotto.

  8. #8
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    Guardami...non temere
    (Daniel Ange, Balsamo è il tuo nome)

    Guarda Gesù: non c’è più legno, né chiodi per appendervelo, ma le sue braccia restano distese, tenute così dall’amore per cui l’Amore ti chiama.
    La tua risposta ne farà un abbraccio.
    E che cosa dice l’Agnello tutto di fuoco?

    “Se non hai trovato un amore vero nella tua vita se hai sempre avuto paura di lasciarti amare, allora eccomi per te!
    In un amore che non delude e non tradisce, non si impone e non domina.
    Non vedi le mie mani vuote?
    Se hai passato la tua vita a corazzarti contro gli altri, per timore di essere rivelato a te stesso, allora eccomi per te:
    senza difesa e senza barriera; per rivelarti il mio Padre non ho forse atteso abbastanza?
    Se la moltitudine dei peccati ti accusa fino alla disperazione, allora eccomi per te!
    Il mio sangue ti farà candido come neve:
    il mio cuore non è forse più grande del tuo?
    Se il male ti fa male fino alla rivolta, allora eccomi per te!
    Non guardarlo più altrove che qui, in questo braciere non si è forse consumato?
    Se tutte le mani, ad una ad una, abbandonano la tua, e, solo al mondo, ti senti prigioniero di te stesso,
    allora eccomi per te!
    Dalla mano del Padre nulla mai ti strapperà,non ti ho forse affidato ad essa? Se angoscia, paura e morte vogliono separartene, allora eccomi per te!
    In tutto questo tu sarai vincitore: non ti ho forse preceduto in tutto questo?
    Se tu mi offri le ferite della tua vita, quelle di ieri, di oggi, e già quelle di domani, accogliendole dalla mia stessa mano,
    allora eccomi per te!
    Esse splenderanno come le mie sul tuo corpo glorificato: diverranno ferite di amore, e allora emetteranno lo Spirito di amore. Se tu lasci che le mie ferite tocchino le tue, allora eccomi per te! Attraverso le tue piaghe guarite la mia splendida misericordia scorrerà sui tuoi fratelli.
    Un perdono ricevuto, dato, non potrà guarire chi ti guarisce?
    Se vuoi fare del mio Costato la dimora dove la tua vita viene a unificarsi, a semplificarsi, a pacificarsi, allora eccomi per te!
    Del tuo cuore farò il giardino in cui amo riposare.
    Chi ti impedirà di venire a bere alle sorgenti?
    Se dei tuoi pozzi vuoi fare una sorgente aperta sul Braciere,
    allora eccomi per te!
    Va’ verso i tuoi fratelli, dì loro: la Dimora del Padre vi attende!
    Chi ne rinchiuderà mai le porte?
    Se sei abbastanza piccolo da non aver paura a giocare col fuoco,
    allora eccomi per te!
    Nel tuo vaso d’argilla porterai la mia fiamma impaziente. Le sue pareti ne diverranno trasparenti! Se acconsenti ad accogliere i fratelli che mi circondano, la grande famiglia dei figli del mio perdono,
    allora eccomi per te!
    Anche di te farò un servo povero delle mie compassioni”.
    Grazie a Loredana


  9. #9
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    Tre nuovi Seminari Redemptoris Mater
    Annunciati da Kiko alla convivenza dei Seminaristi


    Si è conclusa lo scorso fine settimana presso il Centro Internazionale del Cammino Neocatecumenale "Servo di Iahvè" a Porto San Giorgio (Ascoli Piceno) la tradizionale convivenza annuale dei seminaristi provenienti da tutti i Seminari Redemptoris Mater del mondo, insieme agli aspiranti seminaristi provenienti dalle comunità sparse nei cinque continenti, i quali hanno concluso il tempo di discernimento personale sulla vocazione al presbiterato, vissuto nei vari centri vocazionali .

    L'attesa per l'annuncio dell'apertura di nuovi Seminari, oltre ai 64 già esistenti, non è andata delusa.
    Infatti Kiko ha annunciato che saranno a breve aperti 3 nuovi seminari RM:

    - Murcia (Spagna) (che tante vocazioni ha dato fin'ora; Kiko dice che non c'è Seminario RM dove non ci sia una vocazione di Murcia);

    -Dar es Salaam (Tanzania) (dove il Cardinale Polycarp Pengo da tanto tempo glielo chiedeva; una speranza in più per l'evangelizzazione dell'Africa, che procede pur tra tante difficoltà);

    - Pakistan (uno dei pochi paesi islamici che lasciano entrare i missionari), evento miracoloso in relazione anche agli ultimi accadimenti che hanno coinvolto la persona del Santo Padre per il (meraviglioso) "Discorso di Ratisbona".

    Inoltre si è poi dato vita al seminario "misto" di Venezia, già preannunciato l'anno scorso, ma che il Patriarca Cardinal Angelo Scola ha avviato solo quest'anno (come quello sperimentato a Firenze) dove cioè i fratelli (per ora un paio) vivono e partecipano alla vita del seminario diocesano pre-esistente, con il permesso però di proseguire il Cammino nelle comunità locali, partecipare alle convivenze, fare il periodo di itineranza preparandosi alla missione come tutti gli altri seminaristi RM.

    Anche questa è una ottima notizia che testimonia, ancora una volta se non fosse stato già sufficiente per il passato, come il Cammino è aperto alla collaborazione con le Diocesi senza vedere snaturate le sue pecularità di formazione dei ragazzi candidati al sacerdozio provenienti dall'esperienza neocatecumenale.

    Di tutto questo possiamo giustamente dare Lode a Dio.

    A.S. - catechumenium.it

    Nella foto: Convivenza dei Seminaristi dei RM nel Settembre 2005.

  10. #10
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    DAVANTI A LA MALATTIA: Non mi ha mai abbandonato Dio, E Meno adesso».
    Alfonso Cervantes.


    Questa è l'attestazione, impressionante e piena di speranza, di un uomo giovane, sposato e padre di un figlio adottato. Malato di cancro, continua a fidarsi dell'immenso amore e saggezza di Dio. Queste sono le sue parole:





    Mi chiamo Alfonso Cervantes Pavón e ho 40 anni di età. Sono sposato con Isabel Oviedo da 14 anni. Un anno e mezzo fa abbiamo adottato un bambino piccolo. Dio, nel vincolo matrimoniale, non c'aveva concesso fino a quello momento nessuno. È già vicino a tre anni di età, li compie il 18 di Luglio. Si chiama Angelo, certamente è un angelo per noi, soffre di ritardo psicomotorio, come conseguenza di un'encefalopatia prenatale. Voglio raccontare, attraverso queste linee, la mia esperienza di come il Signore è venuto nella mia vita. Lo conobbi già molti anni fa, quando incominciai questo cammino di gestazione nella fede che è il Cammino Neocatecumenale. Nella Chiesa, Dio si è rivelato come un Padre che mi cura, guida la mia vita e mi offre giornalmente la salvezza ed il perdono dai miei peccati. Nell'ambiente familiare, ho avuto i problemi tipici di convivenza di tutti i matrimoni, ma sempre col perdono del Signore come risposta alle nostre debolezze.
    Nell'aspetto lavorativo, ho alternato tempi di lavoro come muratore, tubero, operaio nella costruzione di barche..., passando anche periodi di disoccupazione. Specialmente significativi, quei tempi che vengono ora alla mia memoria da forma speciale. Lavoravo a quei tempi come operaio nella costruzione di una barca. Inaspettatamente, e senza preavviso, soffrii un licenziamento che, certamente, non mi aspettavo.
    In quel tempo, la mia parrocchia, che era anche la mia seconda casa aveva bisogno di manodopera per terminare la fase di costruzione dei saloni di Catechesi. Il complesso parrocchiale ha terminato a base di donazioni e di persone che hanno lavorato senza ricevere nessun compenso materiale in cambio.
    In cambio, spiritualmente, tutti quelli che abbiamo regalato qualche giornata lavorativa abbiamo ricevuto benedizioni di Dio, il cento per uno, perché Dio ci ha benedetti con la fede, qualcosa che oggi mi è rivelato più prezioso di tutto quello che la società può offrirmi, compresa la salute.

    Per gloria di Dio.

    Dio non mi ha abbandonato mai, e meno ora. Agli inizi di dicembre di 2001, ricorsi al medico per un forte dolore pettorale. Col passare dei giorni, osservava come il quadro clinico si andava aggravando, aumentando il dolore e per la comparsa di febbre intermittente.
    Nel pomeriggio del giorno di Natale, rimasi ricoverato nell'Ospedale Universitario di Porta del Mare di Cadice. Volevano eseguire alcuni esami. Si pensò alla possibilità di un'epatite C, di un'infiammazione epatica, o malattia simile; dopo alcuni giorni e senza miglioramento apparente, ricevei la dimissione medica in attesa di risultati degli esami. Passavano i giorni ma nessun miglioramento. Un pomeriggio del mese di febbraio, dopo la visita di padre Emilio, il parroco di San José Artigianale, ed alcuni membri della mia Comunità Neocatecumenale, mia moglie, contro la volontà dei medici, mi rivelò la verità: & laquo Tienes un cancro di hígado», mi disse tra lacrime. Una malattia di cattiva prognosi, ed irreversibile per la cosa avanzata del suo stato. Non c'era soluzione.
    In quello momento succedè qualcosa di sorprendente e trascendentale: dopo ricevere la notizia della mia malattia, non mi spaventai. Lo Spirito Santo, senza dubbio, c'assistè, e c'accompagnò durante quello pomeriggio. Sperimentai una pace interna che non può descriversi né spiegare. Con questo voglio dire che realmente Dio assistè nei momenti trascendentali della vita. Senza dubbio, il Signore mi fermava i piedi.
    Continuano a passare lentamente i giorni dal mio letto. Mi alzo già appena. Sono uscito di casa alcuni sabati per andare all'Eucaristia nella parrocchia. Solamente incorporarmi del letto mi produce la stessa stanchezza che a voi un giorno intero di lavoro. Ma, come dice il salmo, Il Signore sta con me tutti i giorni. Egli mi assiste nei miei dolori. Un paio di settimane fa mi hanno rinforzato il trattamento contro il dolore, per avere una migliore qualità di vita. Ma realmente quello che mi fa soffrire sono quelle persone vicine alla mia famiglia che si sono separati da Dio, hanno abbandonato la fede, cercano, senza dubbio, la felicità in altre cose... Prego al Signore per loro.
    Non c'è dubbio non sono io, ma è Dio che porta la mia malattia. Questa situazione mi supera, e c'è redimensionamento nella mia vita. Personalmente, non avrei le forze per portarla avanti senza il suo aiuto. La garanzia che Egli esiste è che questa forza che agisce in me è spirituale. Questo non può spiegarlo né la scienza né la saggezza umana, perché questa forza viene da Dio. Spero e gli chiedo costantemente di non dubitare del suo amore, affinché non esca dalle mie labbra la seguente domanda: Por che a mí?» desidero con tutto il mio cuore resistere agli agguati del demonio che vuole che io giudichi Dio. Per gloria di Dio, non l'ha ottenuto. Mi sento assistito per tutti quelli che mi circondano, non solo con la sua presenza, bensì soprattutto per mezzo delle preghiere.
    Tutti i giorni ricevo Gesù Cristo nella Comunione e questo mi mantiene vivo, mi dà forza per dare una parola di coraggio a chi ha bisogno di lui. È Dio che viene da me; mi visita, come quando visitò la Vergine María. Sento anche la presenza di Lei, mia Madre del Cielo che nascosta, nella cosa occulto, intercede anche per me.
    So che muoio, non so esattamente quando Dio mi vorrà portare, ma ho la garanzia che la morte è precisamente un nascere alla Vita Eterna. È il passo necessario per arrivare alla presenza del Padre.
    So che in questa vita che finisce per quelli che mi visitano e non credono in Dio sono dispiacciuti e pensano che sia per me una maldizióne, ma è necessario passare per questa storia, per fare un salto verso qualcosa di definitivo, una cosa vera: la Vita Eterna, la presenza del Padre.





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    _AUTHOR: kicanti - Pubblicato: 2006-09-11


    TESTO ORIGINALE
    Ante la enfermedad nunca me ha abandonado Dios


    ANTE LA ENFERMEDAD: «NUNCA ME HA ABANDONADO DIOS, Y MENOS AHORA».
    Alfa y Omega, nº 309. 30.05.02. Alfonso Cervantes.


    Éste es el testimonio, impresionante y lleno de esperanza, de un hombre joven, casado y padre de un hijo adoptado. Enfermo de cáncer, sigue confiando en el inmenso amor y sabiduría de Dios. Éstas son sus palabras:





    Me llamo Alfonso Cervantes Pavón y tengo 40 años de edad. Estoy casado con Isabel Oviedo y llevamos 14 años de matrimonio. Hace un año y medio adoptamos a un niño pequeño. Dios, en el vínculo matrimonial, no nos había concedido hasta ese momento ninguno. Ya está cercano a los tres años de edad (los cumple el 18 de julio). Se llama Ángel (ciertamente es un ángel para nosotros) y padece retraso psicomotor, como consecuencia de una encefalopatía prenatal. Quiero contar, a través de estas líneas, mi experiencia de cómo el Señor ha acontecido en mi vida. Lo conocí hace ya muchos años, cuando empecé este Camino de gestación en la fe que es el Camino Neocatecumenal. En la Iglesia, Él se ha revelado como un Padre que me cuida, guía mi vida y me ofrece diariamente la salvación y el perdón de mis pecados. En el entorno familiar, he tenido los problemas típicos de convivencia de todos los matrimonios, pero siempre con el perdón del Señor como respuesta a nuestras debilidades.
    En el aspecto laboral, he alternado tiempos de trabajo como albañil, tubero, operario en la construcción de barcos..., pasando también por momentos de desempleo. Especialmente significativos, aquellos tiempos que vienen a mi memoria ahora de forma especial. Trabajaba por aquel entonces como operario en la construcción de un barco. Inesperadamente, y sin estar éste finalizado, sufrí un despido que, ciertamente, no esperaba. Aquellas fechas, mi parroquia, mi segunda casa necesitaba mano de obra para finalizar la fase de construcción de los salones de Catequesis. El complejo parroquial se ha terminado a base de donaciones y de personas que han trabajado sin recibir ninguna compensación material a cambio. En contra, espiritualmente, todos los que hemos echado alguna peonada hemos recibido bendiciones de Dios, el ciento por uno, porque Dios nos ha bendecido con la fe, algo que hoy se me revela más valioso que todo aquello que la sociedad me puede ofrecer, incluida la salud.

    Para gloria de Dios.

    Nunca Dios me ha abandonado, y menos ahora. A principios de diciembre de 2001, acudí al médico por padecer un fuerte dolor pectoral. Con el paso de los días, observaba cómo el cuadro clínico se iba agravando, al aumentar el dolor y por la aparición de fiebre intermitente.
    En la tarde del día de Navidad, quedé ingresado en el Hospital Universitario Puerta del Mar de Cádiz. Querían realizarme algunas pruebas. Se pensó en la posibilidad de una hepatitis C, de una inflamación hepática, o alguna enfermedad parecida; al cabo de unos días y sin mejoría aparente, recibí el alta médica en espera de resultados de unas pruebas médicas. Fueron pasando los días y continuaba sin experimentar mejoría alguna. Una tarde del mes de febrero, tras recibir la visita del padre Emilio, el párroco de San José Artesano, y algunos miembros de mi Comunidad Neocatecumenal, mi mujer, en contra de la voluntad de los médicos, me reveló la verdad: «Tienes un cáncer de hígado», me dijo entre lágrimas. Una enfermedad de mal pronóstico, e irreversible por lo avanzado de su estado. No había solución.
    En aquel momento ocurrió algo sorprendente y trascendental: tras recibir la noticia de mi enfermedad, no me asusté. El Espíritu Santo, sin duda, nos asistió a mi mujer y a mí, y nos acompañó durante aquella tarde. Experimenté una paz interior que no se puede describir ni explicar. Con esto quiero decir que Dios realmente asiste en los momentos trascendentales de la vida. Sin duda, el Señor me paraba los pies. Van pasando lentamente los días desde mi lecho. Ya apenas me levanto. He salido de casa algunos sábados para acudir a la Eucaristía en la parroquia. Solamente incorporarme del lecho me produce el mismo cansancio que a vosotros un día entero de trabajo. Pero, como dice el salmo, El Señor está conmigo todos los días. Él me asiste en mis dolores. Hace un par de semanas me han reforzado el tratamiento contra el dolor, para tener una mejor calidad de vida. Pero realmente lo que me hace sufrir son aquellas personas cercanas a mi familia que de alguna forma se han separado de Dios, han abandonado la fe, buscan, sin duda, la felicidad en otras cosas... Ruego al Señor por ellas.
    Tengo muy claro que no soy yo, es Dios quien lleva mi enfermedad. Esta situación me supera, y ha redimensionado mi vida. Personalmente, no tendría fuerzas para llevarla adelante sin su ayuda. La garantía de que Él existe es que esta fuerza que actúa en mí es espiritual. Esto no lo puede explicar ni la ciencia ni la sabiduría humana, porque esta fuerza viene de Dios. Espero y le pido constantemente no dudar de su amor, para que no salga de mis labios la siguiente pregunta: «¿Por qué a mí?»; deseo con todo mi corazón resistir a las acechanzas del demonio, que quiere que yo juzgue a Dios. Para gloria de Dios, no lo ha conseguido. Me siento asistido por todos los que me rodean, no sólo con su presencia, sino sobre todo por medio de la oración.
    Todos los días recibo a Jesucristo en la Comunión y esto me mantiene vivo, me da fuerzas para dar una palabra de ánimo a quien lo necesita. Es Dios quien viene a mí; me visita, de igual forma que visitó a la Virgen María. También siento la presencia de Ella, mi Madre del Cielo, que escondida, en lo oculto, también intercede por mí.
    Sé que me muero, no sé exactamente cuándo Dios me querrá llevar, pero tengo la garantía de que la muerte es precisamente un nacer a la Vida Eterna. Es el paso necesario para llegar a la presencia del Padre. Sé que en esta vida que se acaba –y que aquellos que me visitan y no creen en Dios lamentan como si hubiera recaído sobre mí una maldición– es necesario pasar por este trance, dar el salto a lo mejor, a lo definitivo, a lo verdadero: la Vida Eterna, la presencia del Padre.

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    _AUTHOR: kicanti - Pubblicato su: 2006-09-11

 

 
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