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  1. #11
    Enclave fascista
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    REDUCI


    Molto spesso, dal 1945 ad oggi, chi come noi ha cercato di difendere quanto di positivo ci fu nelle idee e nell’azione del Fascismo, è stato accusato di "Reducismo", intendendosi con tale termine classificare una categoria di persone che, aprioristicamente, non accettava gli eventi storici della sconfitta bellica ( si può dire che la guerra la perdemmo oppure per qualcuno essa fu vinta..??) e della conseguente ( strettamente conseguente..!!) caduta del regime Fascista, ma si attaccava a miti, simboli ed orpelli privi ormai di significato e di valore in una sorta di rimbambimento storico – politico da vecchi residuati di un’epoca morta.
    A parte che nel M.S.I. e nelle formazioni neofasciste hanno militato in gran numero giovani e giovanissimi che per motivi anagrafici non erano "reduci da nulla" , smentendo così le cretine teorie di comodo di tutto "l’arco costituzionale", ma che invece hanno, in alcuni casi, sacrificato anche la vita, vittime della "democratica" opposizione dell’antifascismo militante, ci pare giunto il momento, le circostanze lo impongono, di ribaltare tale accusa sui cosiddetti "partiti democratici ed antifascisti" .
    Senza entrare nel merito sulla accuse di "reducismo" a noi rinfacciato, anche perché non ci sentiamo di dover giustificare nulla a questi lebbrosi dell’anima, a queste puttane del gioco del potere fine a se stesso, a questi mercenari della politica senza ideali e senza né amore per la Patria, né solidarietà per il popolo, ci sembra che una panoramica dei partiti, dei loro congressi e dei loro organigrammi, dimostri una fitta presenza di figuri che speravamo ( gli Italiani speravano) di non dover rivedere mai più!
    Vecchi arnesi della politica, che pensavamo e speravamo ormai sperduti nelle nebbie dell’oblio della mediocrità e dello squallore, si sono riaffacciati o si stanno riaffacciando alla ribalta dei partiti vecchi e nuovi, questi ultimi nuovi solo nei nomi e non certo nella sostanza.
    Dal polo della "casina delle libertà" ( che voglia di fare un giochino di parole di Merliniana memoria..!!), alla Margherita, ai DS è tutto un rifiorire di vecchi figuri, responsabili diretti ed indiretti di scelleratezze varie che la medialità drogata ed asservita tenta di rimuovere.
    Avete osservato i sorrisi mellifui e curiali di tante "facce da schiaffi" senza pudore?
    Non che ce ne siano di meno in Forza Italia, in A.N di Fini Iscariota, nei vari partiti Socialisti, nei DS, ecc. ecc.ecc.ecc...
    Questo si che è "reducismo"..!
    E reducismo da che cosa?
    Dal Vajont, dallo scandalo Looked, da "gladio rossa", dai furti sugli aiuti alla Somalia, dalle tangenti sulle importazioni dai Paesi dell’est Sovietico, dalla commistione delle cooperative rosse con la mafia, dai "pizzi" sugli aiuti ai terremotati dell’Irpinia e della Sicilia, da tutto il continente truffaldino e manigoldo di "Tangentopoli" e delle complicità generali della politica del dopo guerra con la mafia.
    E si potrebbe continuare…
    Ed allora, noi preferiamo il "reducismo" di alcuni degli anziani del nostro universo politico che rimpiangono il passato, forse un po’ ripiegati all’indietro e non al passo coi tempi, ma con la mente e la memoria ad un trascorso personale di difesa dell’onore, della Patria, degli ideali che essi consideravano importanti e portatori di una pulizia morale che quelli non conoscono..!!
    BOIA CHI MOLLA !!!!

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  2. #12
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    Un ricordo

    Io non sapea qual fosse il mio malore
    né dove andassi. Era uno strano giorno.
    Oh, il giorno tanto pallido era in torno,
    pallido tanto che facea stupore.

    Non mi sovviene che di uno stupore
    immenso che quella pianura in torno
    mi facea, cosí pallida in quel giorno,
    e muta, e ignota come il mio malore.

    Non mi sovviene che d'un infinito
    silenzio, dove un palpitare solo,
    debole, oh tanto debole, si udiva.

    Poi, veramente, nulla piú si udiva.
    D'altro non mi sovviene. Eravi un solo
    essere, un solo; e il resto era infinito.

    (Gabriele D'Annunzio)

  3. #13
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    L'aquilone

    C'e' qualcosa di nuovo oggi nel sole,
    anzi d'antico: io vivo altrove, e sento
    che sono intorno nate le viole.

    Son nate nella selva del convento
    dei cappuccini, tra le morte foglie
    che al ceppo delle quercie agita il vento.

    Si respira una dolce aria che scioglie
    le dure zolle, e visita le chiese
    di campagna, ch'erbose hanno le soglie:

    un'aria d'altro luogo e d'altro mese
    e d'altra vita: un'aria celestina
    che regga molte bianche ali sospese...

    si', gli aquiloni! E' questa una mattina
    che non c'e' scuola. Siamo usciti a schiera
    tra le siepi di rovo e d'albaspina.

    Le siepi erano brulle, irte; ma c'era
    d'autunno ancora qualche mazzo rosso
    di bacche, e qualche fior di primavera

    bianco; e sui rami nudi il pettirosso
    saltava, e la lucertola il capino
    mostrava tra le foglie aspre del fosso.

    Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino
    ventoso: ognuno manda da una balza
    la sua cometa per il ciel turchino.

    Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza,
    risale, prende il vento; ecco pian piano
    tra un lungo dei fanciulli urlo s'inalza.

    S'inalza; e ruba il filo dalla mano,
    come un fiore che fugga su lo stelo
    esile, e vada a rifiorir lontano.

    S'inalza; e i piedi trepidi e l'anelo
    petto del bimbo e l'avida pupilla
    e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.

    Piu' su, piu' su: gia' come un punto brilla
    lassu' lassu'... Ma ecco una ventata
    di sbieco, ecco uno strillo alto... - Chi strilla?

    Sono le voci della camerata
    mia: le conosco tutte all'improvviso,
    una dolce, una acuta, una velata...

    A uno a uno tutti vi ravviso,
    o miei compagni! e te, si', che abbandoni
    su l'omero il pallor muto del viso.

    Si': dissi sopra te l'orazioni,
    e piansi: eppur, felice te che al vento
    non vedesti cader che gli aquiloni!

    Tu eri tutto bianco, io mi rammento.
    solo avevi del rosso nei ginocchi,
    per quel nostro pregar sul pavimento.

    Oh! te felice che chiudesti gli occhi
    persuaso, stringendoti sul cuore
    il piu' caro dei tuoi cari balocchi!

    Oh! dolcemente, so ben io, si muore
    la sua stringendo fanciullezza al petto,
    come i candidi suoi pètali un fiore

    ancora in boccia! O morto giovinetto,
    anch'io presto verrò sotto le zolle
    là dove dormi placido e soletto...

    Meglio venirci ansante, roseo, molle
    di sudor, come dopo una gioconda
    corsa di gara per salire un colle!

    Meglio venirci con la testa bionda,
    che poi che fredda giacque sul guanciale,
    ti pettino' co' bei capelli a onda

    tua madre... adagio, per non farti male.

    (Giovanni Pascoli)

  4. #14
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    Essere noi stessi

    Non avere vergogna
    di scrivere versi,
    non temere i giudizi
    sciocchi
    degli indifferenti.
    Sii te stesso!
    Fai parlare il tuo cuore
    e semina le tue emozioni
    nei campi del mondo!
    Troverai sempre
    un'anima pura
    che si disseterà
    alla tua fonte,
    che berrà avida
    i tuoi sentimenti.
    Attorno a noi
    non tutto è aridità

    (
    Salvatore Armando Santoro)

  5. #15
    Nimmo
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    Su.

    Buon 23 marzo!

  6. #16
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    Il Fascismo è un movimento di realtà, di verità, di vita che aderisce alla vita. E' pragmatista. Non ha apriorismi. Né finalità remote. Non promette i soliti paradisi dell'ideale. Lascia queste ciarlatanate alle tribù della tessera. Non presume di vivere sempre e molto. Vivrà sino a quando non avrà compiuto l'opera che si è prefissa. Raggiunta la soluzione nel nostro senso dei fondamentali problemi che oggi travagliano la nazione italiana, il Fascismo non si ostinerà a vincere, come un'anacronistica superfetazione di professionisti di una data politica, ma saprà brillantemente morire senza smorfie solenni.
    [Il fascismo (Il Popolo d'Italia - 3 luglio 1919)]


    Il Fascismo è anti-accademico. Non è politicante. Non ha statuti, né regolamenti. Ha adottato una tessera per la necessità del riconoscimento personale, ma potendo ne avrebbe volentieri fatto a meno. Non è un vivaio per le ambizioni elettorali. Non ammette e non tollera i lunghi discorsi. Va al concreto delle questioni.
    [Il fascismo (Il Popolo d'Italia - 3 luglio 1919)]


    E' un po' difficile definire i fascisti. Essi non sono repubblicani, socialisti, democratici, conservatori, nazionalisti. Essi rappresentano una sintesi di tutte le negazioni e di tutte le affermazioni. Nei fasci si danno convegno spontaneamente tutti coloro che soffrono il disagio delle vecchie categorie, delle vecchie mentalità. Il fascismo mentre rinnega tutti i partiti, li completa. Nel fascismo che non ha statuti, che non ha programmi trascendenti, c'è quel di più di libertà e di autonomia che manca nelle organizzazioni rigidamente inquadrate e tesserate.
    [La prima adunata fascista (Il Popolo d'Italia - 6 ottobre 1919)]


    Il fascismo è una mentalità speciale di inquietudini, di insofferenze, di audacie, di misoneismi, anche avventurosi, che guarda poco al passato e si serve del presente come di una pedana di slancio verso l'avvenire. I melanconici, i maniaci, i bigotti di tutte le chiese, i mistici arrabbiati degli ideali, i politicanti astuti, gli apostoli che fanno i dispensieri della felicità umana, tutti costoro non possono comprendere quel rifugio di tutti gli eretici, quella chiesa di tutte le eresie che è il fascismo. E' naturale, quindi, che al fascismo convergano i giovani che non hanno ancora un'esperienza politica e i vecchi che ne hanno troppa e sentono il bisogno di rituffarsi in un'atmosfera di freschezza e di disinteresse.
    [Verso l'azione (Il Popolo d'Italia -13 ottobre 1919)]

  7. #17
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  8. #18
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    Prossimo al nulla, laggiu' nell'abisso io conduco da solo la mia lotta.......In ogni caso nessun rimorso
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    Buon 23 marzo

  9. #19
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  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da impresentabile
    Il 23 Marzo del 1919, quando ebbe luogo a Milano la prima Assemblea costitutiva dei Fasci Italiani di Combattimento, nessuno o quasi, in Italia ed all’estero, si accorse di quella riunione, né tanto meno della portata storica, politica, economica, sociale, culturale ed esistenziale di quell’avvenimento. Prova ne è, le classiche ed asettiche dieci righe di formale resoconto che apparvero il giorno dopo sull’esclusiva cronaca locale di alcuni quotidiani milanesi.
    Ed era normale che così fosse stato!
    Convocata a soli quattro mesi dalla firma dell’armistizio di Villa Giusti (4 Novembre 1918) e dalla fine per l’Italia della Prima Guerra mondiale, quella storica «adunata» - non solo era stata distrattamente equivocata o confusa dagli osservatori esterni con uno qualunque dei tanti convegni patriottici organizzati in quell’epoca dagli ex-interventisti e/o ex-combattenti, ma - non aveva nemmeno avuto il tempo materiale di essere adeguatamente pubblicizzata né ponderatamente ed appropriatamente organizzata dai suoi stessi specifici promotori.
    In altre parole, considerando che le situazioni di contingenza del Paese fossero più che mai imperiose ed incalzanti, l’allora direttore del Popolo d’Italia, Benito Mussolini, e quello sparuto manipolo di camerati che lo attorniava e lo sosteneva sin dal 1914-15, avevano per così dire tentato di anticipare gli eventi che immancabilmente si avvereranno nei mesi successivi e, di conseguenza, avevano goliardicamente e copiosamente improvvisato
    L’annuncio per la convocazione di quell’Assemblea, infatti, dopo un primo fugace appello lanciato dal futuro Duce l’11 Gennaio del 1919, aveva incominciato ad essere sistematicamente pubblicizzato, sul «Popolo d’Italia», soltanto a partire dal 2 Marzo dello stesso anno. Cioè, esattamente diciannove giorni prima dell’incontro preparatorio (21 Marzo ) di quel convegno e ventuno, dall’effettiva data di quel fatidico raduno (23 Marzo).
    Risultato: alla vigilia di quell’ «importantissima riunione» (come lo stesso Mussolini l’aveva fin lì definita), l’iniziativa in questione era riuscita a malapena ad attirare o a suscitare, in tutta la Penisola, soltanto 400 adesioni individuali (verbali o scritte) ed una trentina di conferme collettive di sostegno da parte di qualche associazione di reduci, di mutilati e di studenti.
    Il 23 Marzo del 1919 - la data scelta dai futuri Sansepolcristi - era una domenica come tante altre. Milano - svestitasi temporaneamente del suo tradizionale e laborioso dinamismo feriale - si era, in quel giorno, apaticamente risvegliata sotto un’intermittente e noiosa pioggerellina primaverile. E piazza San Sepolcro, raramente frequentata nei giorni festivi, appariva agli occasionali passanti, appena un po’ più animata del solito.
    Già dalle prime ore del mattino, infatti, diversi capannelli di persone, incuriosite o interessate, si erano spontaneamente costituiti dal lato opposto dello stretto piazzale che tuttora fronteggia la prominente basilica affiancata dai due caratteristici campanili romanici. E quell’inconsueto e sorprendente assembramento - con la sua attenzione principalmente rivolta all’indaffarato andirivieni che regnava davanti al portone d’ingresso del neoclassico ed, in quel tempo, abbastanza malridotto e fatiscente Palazzo Castagni (sede designata per quella riunione) - faceva da estemporanea e surreale cornice al quadro piuttosto assembleare e senz’altro effervescente di quel rumoroso e singolare convegno.
    All’interno di Palazzo Castagni – sede in quel tempo del Circolo per gli Interessi Industriali, Commerciali e Agricoli della provincia di Milano ed i cui locali erano stati regolarmente presi in affitto e non certo «benevolmente concessi» dai responsabili del Capitalismo lombardo, come ebbero più tardi a pretendere i cosiddetti antifascisti della venticinquesima ora! – c’era di tutto: combattenti, arditi, volontari e mutilati della Prima Guerra mondiale, studenti, operai, commercianti, imprenditori, liberi professionisti, disoccupati, poeti, artisti, ex-interventisti, socialisti rivoluzionari, sindacalisti, anarchici, nazionalisti, futuristi, repubblicani, monarchici, massoni e, perfino, alcuni israeliti E fu davvero un «miracolo» che la risicata e tetra «sala dei Commercianti» di quel Circolo riuscisse addirittura quasi a riempirsi con un centinaio di presenze effettive,tra cui - oltre i soliti curiosi e qualche poliziotto in borghese - soltanto 53 o 54 delegati dei nascituri Fasci.
    Un reale fallimento, da un punto di vista formale Ed uno strabiliante ed incalcolabile successo, se viene presa in considerazione la specifica qualità e la profonda sostanzialità di quell’avvenimento!
    Quel giorno, infatti, al di là delle roboanti e bellicose dichiarazioni di principio che furono immancabilmente pronunciate dai diversi intervenuti, non furono soltanto gettate le basi di quello che più tardi diventerà il Fascismo Italiano. Quel giorno, se vogliamo, venne ri-inaugurato l’antico, naturale, umano e sempre valido metodo di fare politica all’interno della società: fissare, cioè, un obiettivo o uno scopo da raggiungere e chiamare indistintamente ed indiscriminatamente a raccolta tutti coloro che direttamente o indirettamente - al di là di qualunque schema ideologico, politico o partitico preconcetto - sono pronti con il loro cuore, il loro spirito, la loro mente e/o le loro braccia ad implicarsi personalmente e concretamente in quell’impresa comune, per tentare di contribuire quotidianamente e fattivamente alla libertà, all’indipendenza, all’autodeterminazione ed alla sovranità del proprio Stato, nonché al benessere, alla fierezza ed alla dignità del Popolo e della Nazione di cui si fa parte.
    Ancora oggi, persino tra gli stessi «Fascisti» o presunti tali (il più delle volte, politicamente ottenebrati dalla rituale e ciclica corsa alle sedie democratica o ideologicamente forviati da più di cinquant’anni di quotidiana e ossessionante propaganda antifascista), ci si continua a meravigliare che un tale avvenimento abbia potuto effettivamente realizzarsi. Oppure, che - in quell’occasione - tutto ed il contrario di tutto abbia potuto incoerentemente ed inverosimilmente confluire in quel modesto e contraddittorio alveolo e, da irrisorio e maldestro ruscello, trasformarsi dapprima in torrente impetuoso ed, in seguito, in fiumana straripante e travolgente.
    Oggi, tentare di descrivere quel particolare episodio della nostra Storia, sembra davvero come raccontare una favola Eppure, fu semplicemente Storia. Storia di uomini e di volontà umane che tenacemente vollero ed arditamente e decisamente seppero raggiungere l’obiettivo che si erano liberamente e sinceramente imposto di conseguire. Quella loro Storia, ancora oggi, se ancora ce ne fosse bisogno, è là per dimostrare al mondo che quando si vuole, si può. E che il semplice buon senso e l’antica «arte del fare», quando sono opportunamente «conditi» con un po’ di coraggio e di abnegazione umana, oltre ad essere la migliore ricetta di ogni sana politica, sono sempre in grado, in ogni momento della Storia, di sconfessare qualunque tipo di teoria preconcetta ed, allo stesso tempo, di contraddire, inficiare o stravolgere qualsiasi preteso, inevitabile o dogmatico senso della storia!

    Alberto B. Mariantoni

    OMNIA SUNT COMMUNIA

    S. Sepolcro col fascismo non c'entra un cazzo, De Ambris che fece il programma fù uno dei primi antifascisti.

    TUTTO E' DI TUTTI

 

 
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