La ricaduta degli dei


Di Massimo Centini www.avvenire.it


Non abitano in campagna (come in effetti vorrebbe l'etimologia latina: da pagus, villaggio) ma in città, anzi nelle metropoli, e poi hanno siti Internet, stazioni radio, editano pubblicazioni e organizzano convegni: sono i nuovi pagani.


Almeno così si definiscono. Riuniti in federazione, ambiscono a una religiosità che di fatto è una sorta di «insalata russa» dove è possibile trovare un po' di tutto: dalla cabala ai rituali nordici. E attirano adepti sempre più numerosi. Sarà una «moda», infatti, oppure un colpo di coda della New Age, un modo per essere «alternativi» in un mondo in cui la ricerca di originalità e il desiderio di «staccarsi dalla massa» sono la conditio sine qua non di molte persone desiderose di sottrarsi al grigiore e all'opacità del quotidiano.

Ma il neo-paganesimo che rintracciamo su Internet, nelle pubblicazioni (quasi sempre prudentemente firmate con pseudonimi) o in altri ambiti delle comunicazione o nelle riunioni, ha quasi sempre la chiara intenzione di andare contro il cristianesimo.


Certo: c'è di tutto tra i cosiddetti neo-pagani, con i loro riti basati su un sincretismo anti-razionale che usa il celtismo (o presunto tale) come ingrediente per ogni manifestazione. Per esempio gruppi in cui tutto finisce in innocue mangiate e bevute, nostalgiche danze intorno al fuoco e patetiche evocazioni dirette a una non meglio identificata «dea» che spazia dalle Veneri paleolitiche all'ambigua Iside.

Ma all'interno del neo-paganesimo che «fa tendenza» vanno posti anche gruppi meno ingenui, che hanno la pretesa di ridisegnare a proprio uso le fasi della lotta contro l'eresia, trovando in un'antistorica icona della strega un punto di riferimento fino ad evocarne l'immagine quasi si trattasse di una divinità. I canali di comunicazione dei neo-pagani e dei loro cloni, come gli adepti della Wicca (antica espressione anglosassone per indicare «stregone», maschile di wicce, strega), danno vita a un mix fantasioso che - oltre ad essere privo di rigore filologico - propone personali interpretazioni della strega, fino a farne una sorta di vittima designata, un'estrema partigiana della «vera» spiritualità contrastata dalla «cattiva» Chiesa di Roma.


La maggioranza invoca un ritorno alla natura, considerata «sacra» sulla base di una sorta di animismo inventato di volta in volta in relazione alle necessità del momento.

Si può tracciare l'identikit del neo-pagano?

Non è un'impresa facile poiché ognuno ha aspettative diverse: l'elemento comune è la certezza di aver «riscoperto» l'autentica radice della spiritualità, quella che le religioni avrebbero volutamente occultato e, in passato, perseguitato.


I tanti siti web, come i leader dei vari gruppi, e soprattutto gli autori di libri wicca e simili, lasciano intravedere la possibilità che parlare con fate e folletti, in fondo, costituisca la normalità, naturalmente per gli iniziati. E poi c'è l'instancabile ricorso ad amuleti (meglio se «celtici»), erbe e non identificate «tisane» per condire il minestrone falsamente spirituale che stordisce e soprattutto affascina chi è un esule alla ricerca di un punto di riferimento, forse di una figura carismatica. E colpisce che molti giovani (anche minori, qualche volta accompagnati dai genitori) non riescano ad andare oltre e si facciano illudere.


Altro campo d'azione di alcune diramazioni del neo-paganesimo che andrebbe monitorato con maggiore attenzione sono i cosiddetti «corsi»: organizzati in vari ambiti, spesso in librerie specializzate in occultismo, d ove si insegnano i segreti della wicca, la lingua del «piccolo popolo» degli elfi, la magia. Anche qui il pubblico è giovane, femminile in particolare. Troppe ragazzine che vorrebbero essere «streghe», perché affascinate dai serial televisivi sulle imprese di un gruppetto di giovani streghe, ma che non si rendono di conto di essere vittime di un'illusione che persone più grandi di loro vendono (i corsi si pagano!) allontanandole sempre più dalla realtà.


Seguendo l'atteggiamento tipico di un romanticismo completamente slacciato da ogni base storica, i neo-pagani perseguono la retorica della «medievalizzazione» della leggenda con un'impostazione tipica del fantasy, fino a elevare fate, gnomi e folletti alla stregua di divinità. Pagane, naturalmente. Il tutto secondo il modulo relativista che contrassegna questo nostro tempo di sperimentatori dell'immaginario. La differenza tra i modelli proposti dall'attuale neo-paganesimo e, ad esempio, il neo-politeismo «colto» di James Hillman, direttore del C.G. Jung Institute di Zurigo, è anzitutto di peso culturale. Da una parte ci sono i neo-pagani che sostengono slogan tipo: «Fai ciò che vuoi», dall'altro un tentativo di riuscire in qualche modo ad individuare le motivazioni inconsce poste alla base del desiderio di riconoscersi nei valori pagani.

Valori che si basano, nell'ottica attuale, sul rifiuto di tutte le regole e i dogmi, creando di volta in volta quello che si ritiene più idoneo in relazione alle bizze del comportamento.


Oggi dunque il paganesimo - popolare o colto che sia - costituisce una sorta di «non-religione» umorale, che diviene un cavallo di Troia entro il quale inserire, o togliere, quanto si vuole. L'assunto è riuscire a contrastare la Chiesa, trovando ogni mezzo e occasione per accusare di oscurantismo il cristianesimo. Infatti, navigando tra i siti che intendono difendere il pensiero pagano e frequentando le chat che contengono varie speculazioni sull'argomento, si percepisce una continua, pesante, illogica mania di persecuzione.

A dar retta a molti neo-pagani & C., travolti dal loro bisogno di protagonismo, sembra che il resto del mondo non abbia di meglio da fare che osservarli, spiarli, ordire congiure contro la loro libertà. La perdita di contatto con la realtà si evince non solo da manifesti e proclami, ma anche dagli scritti che ingolfano la Rete.
I «pagani» non si fermano davanti a nulla: all'indomani della morte per suicidio dell'antropologa Cecilia Gatto Trocchi - nota «nemica» di sette, satanisti, eccetera - non poche sono state le violente manifestazioni di esultanza. Un non meglio identificato «Azrael» per esempio ha sentenziato: «Ha (la professoressa Gatto Trocchi, ndr.) invariabilmente mostrato di possedere una conoscenza dell'argomento non superiore a quella di Bozo il clown». Poi Azrael assicura: «È stata, senza mezzi termini, una dannazione per la già asfittica cultura italiana. Ha trasformato l'antropologia in una barzelletta».



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