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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Agosto: Festa di san Domenico di Guzman

    San Domenico di Guzman


    Dalla " Storia dell'Ordine dei Predicatori" 1
    (Libellus de Principiis O.P.; Acta canoniz. sancti Dominici; Monumnta O.P. Mist. 16, Romae 1935, pp. 30 ss., 146-147)
    O parlava con Dio, o parlava di Dio

    Domenico era dotato di grande santità ed era sostenuto sempre da un intenso impeto di fervore divino. Bastava vederlo per rendersi conto di essere di fronte a un privilegiato della grazia.
    V'era in lui un'ammirabile inalterabilità di carattere, che si turbava solo per solidarietà col dolore altrui. E poiché il cuore gioioso rende sereno il volto, tradiva la placida compostezza dell'uomo interiore con la bontà esterna e la giovialità dell'aspetto.
    Si dimostrava dappertutto uomo secondo il Vangelo, nelle parole e nelle opere. Durante il giorno nessuno era più socievole, nessuno più affabile con i fratelli e con gli altri. Di notte nessuno era più assiduo e più impegnato nel vegliare e pregare.
    Era assai parco di parole e, se apriva la bocca, era o per parlare con Dio nella preghiera o per parlare di Dio. Questa era la norma che seguiva e questa pure raccomandava ai fratelli.
    La grazia che più insistentemente chiedeva a Dio era quella di una carità ardente, che lo spingesse a operare efficacemente alla salvezza degli uomini. Riteneva infatti di poter arrivare a essere membro perfetto del corpo di Cristo solo qualora si fosse dedicato totalmente e con tutte le forze a conquistare anime. Voleva imitare in ciò il Salvatore, offertosi tutto per la nostra salvezza.
    A questo fine, ispirato da Dio, fondò l'Ordine dei Frati Predicatori, attuando un progetto provvidenziale da lungo accarezzato.
    Esortava spesso i fratelli, a voce e per lettera, a studiare sempre l'Antico e il Nuovo Testamento. Portava continuamente con sé il vangelo di Matteo e le lettere di san Paolo, e meditava così lungamente queste ultime da arrivare a saperle quasi a memoria.
    Due o tre volte fu eletto vescovo; ma egli sempre rifiuto, volendo piuttosto vivere con i suoi fratelli in povertà. Conservò illibato sino alla fine lo splendore della sua verginità.
    Desiderava di essere flagellato, fatto a pezzi e morire per la fede di Cristo. Gregorio IX ebbe a dire di lui: "Conosco un uomo, che seguì in tutto e per tutto il modo di vivere degli apostoli; non v'è dubbio che egli in cielo sia associato alla loro gloria ".

    ********************
    Gloria di S.Domenico vista da S.Caterina in estasi



    204-
    Poichè san Domenico mi ha miracolosamente chiamato, e sono entrato nel suo Ordine, mi sembrerebbe di mancare di gratitudine verso di lui, se passassi sotto silenzio la sua gloria, che fu rivelata a questa vergine.
    Perciò credo opportuno di descrivere i particolari della visione, di cui abbiamo parlato .

    Mi narra dunque il ricordato fra Bartolomeno, il quale è ora con mè, che quel giorno ,mentre la vergine gli parlava, gli fu assicurato di vedere in visione l'Eterno Padre, che generava dalla bocca, come la pareva, il Verbo a Lui coeterno, il quale, anche Lui le apparve, dopo aver assunto la natura umana.

    Tutta attenta com'era, vide anche il Beatissimo Patriarca Domenico, che usciva dal petto del medesimo Padre, circondato di luce e di splendore, ed udi' proferire dalla stessa bocca una voce, che diceva:" Io, o dolcissima figliola, ho generato questi due figlioli: uno generandolo secondo natura, l'altro adottandolo amorosamente e dolcemente".

    Poichè Caterina restò molto meravigliata di una comparazione tanto grande e di un paragone così alto di san Domenico , lo stesso Eterno Padre le spiegò le parole che aveva dette.

    205-
    " Come questo Figliolo generato naturalmente da me fin dalla eternità, avendo assunta la natura, mi fu obbediente fino alla morte; così il figliolo mio adottivo Domenico, tutto quanto ha fatto dall'infanzia sino alla fine della sua vita, è stato regolato secondo l'obbedienza dei miei comandamenti.
    Nemmeno una volta ha trasgredito ad un mio precetto, perchè mantenna intemerata la verginità del corpo e dell'anima e conservò la grazia del battesimo, in cui rinacque spiritualmente.
    Come questo Figlio naturale, Verbo eterno della Mia bocca, predicò al mondo quelle cose che gli furono da me comandate,e rese testimonianza alla Verità, come egli disse a Pilato; così il figlio mio addottivo Domenico predico la Verità delle mie parole al mondo: fra gli eretici e fra i cattolici: e non solo per se medesimo, ma anche per gli altri; non solo mentre visse, ma anche pei suoi successori, per mezzo dei quali seguita a predicare e predicherà ancora .
    Perchè come il Mio Figlio naturale mandò i suoi discepoli , così questo adottivo mandò i suoi frati, per cui, come il mio Figlio naturale è il Mio Verbo, cosi' questo adottivo è banditore e portatore del mio Verbo.
    A questo fine, per mio dono straordinario, è stato dato lui e ai suoi frati di comprendere la Verità delle mie parole, e di non allontanarsi mai dalla verità.
    Di più, come il mio Figlio naturale ordinò tutta le sua vita e tutte le sue azioni alla salute delle anime, così il filgio mio adottivo Domenico pose tutto il suo studio e tutte le sue forze per liberare le anime dalle insidie dell'errore e dai vizi.
    Questa principale intenzione, per la quale egli fondò e coltivò il suo Ordine:
    Zelo per le anime.
    Io ti dico che Domenico in quasi tutte le sue opere si assomiglia al Mio Figlio naturale, percio' ne vedi ora l'immagine del corpo del mio sacratissimo unigenito Figlio".



    Biografia di S.Caterina da Siena del B.Raimondo da Capua




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    Diceva s.Ignazio di Loyola morto nel 1556:

    "Perché non potrei fare anch’io quello che hanno fatto per il Signore uomini santi come Francesco d’Assisi e Domenico di Guzman?".
    .........

    e divenne un grande santo........

    <...Imperocché per quanto sia giusto impugnare la spada contro chi tenti opprimere la verità colla violenza, pure è ben difficile che la verità non risenta di tal protezione, e non diventi complice di quegli eccessi, che in ogni sanguinoso conflitto sono inevitabili. La spada non sempre si arresta precisamente là, dove termina la giustizia; e quando fra le mani dell'uomo s'è riscaldata, con difficoltà rientra di sua natura nel fodero. Bisognerebbe esser angeli per saper combattere esclusivamente per la giustizia; lo spirito umano va soggetto a tali vicende da ripromettere qualche volta agli stessi oppressori vinti un qualche rifugio nella compassione, non sempre giusta, dei vincitori...>.

    Tratto da: http://digilander.libero.it/jotis/bi...ceDOMENICO.htm

    Capitolo V Apostolato di S. Domenico dal principio della guerra Albigese fino al quarto

    P. Enrico D. Lacordaire dei Predicatori

    SCARICATEVI IL LIBRO INTERO E BUONA MEDITAZIONE....
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  3. #3
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    Il Santo Padre Domenico, della nobilissima famiglia dei Guzman, fu impetrato da Dio con molte preghiere e alla piissima madre Giovanna d’Aza, le mostrò, prima ancora che nascesse, sotto forma di un cane, che con una fiaccola accesa in bocca si slanciava a incendiare la terra, simbolo di quello splendore di santità e di dottrina con cui avrebbe illuminato e condotto a salute i popoli e la Chiesa. Trascorsa, nell’ardente pietà e nello studio della divina parola, un’angelica giovinezza, a venticinque anni, già sacerdote, entrò nel Capitolo riformato di Osma, dove per nove anni, nel silenzio e nella preghiera, si tiene pronto ai cenni di Dio. Nel 1205 passando per la Francia meridionale insieme al suo Vescovo Diego d’Acebes, assiste desolato alla invadente eresia albigese, decidendo di fermarsi, nell’intento di ricondurre quelle popolazioni alla vera fede mediante la santa predicazione. L’anno seguente egli può già offrire e Dio e alla Vergine il primo fiore raccolto in quell’arido terreno irrorato dalle sue lacrime e dai suoi sudori: la fondazione del monastero di Prouille, dove raccoglie anime generose strappate all’eresia, che si votano alla preghiera e alla penitenza. Prouille poi sarà chiamata la "Santa Praedicatio", dove Domenico ritornerà spesso come a una fresca fontana di grazia e di pace. A Prouille ancora Maria gli rivela il suo Rosario, l’arma potente contro tutte le eresie, e che diverrà la preghiera universale, Vangelo del popolo. Dieci anni trascorse in questa terra, e, nelle lunghe notti spese ai piedi degli altari, Dio gli rivela la sua missione: fondare un Ordine di Predicatori, che attingendo dai santi esercizi del chiostro e dallo studio assiduo della scienza e con zelo, si recassero ad evangelizzare le masse cristiane che intristivano nell’ignoranza. L’Ordine fu approvato da Papa Onorio III nel 1216. Così dopo la splendida fioritura del monachesimo s’iniziava lo sviluppo delle istituzioni apostoliche, tutte consone ai nuovi tempi e di cui ben a ragione il glorioso Padre può dirsi Patriarca (insieme al Serafico Padre Francesco d'Assisi, entrambi RINNOVATORI DELLA CHIESA).

    A cinquantuno anni Domenico, mentre assiste umile e beato al rapido fiorire dell’opera sua, in tutto il vigore della sue splendida personalità, è colpito da un morbo repentino che lo conduce alla tomba. Sul letto dell’agonia, circondato dai suoi figli piangenti, egli rivela loro d’essere arrivato a quel punto per grazia di Dio, ancora candido della battesimale innocenza. Questo il suo testamento: "Abbiate la carità, conservate l’umiltà, possedete la povertà volontaria", e perseverando fino all’ultimo nella preghiera, alzando al cielo le braccia, si slanciò nell’immensità di Dio. Come in vita così dopo morte fu illustre per miracoli. Tredici anni dopo la beata morte fu canonizzato a Rieti da Papa Gregorio IX, il quale pronunziò queste celebri parole: "Dubito tanto della santità di Domenico quanto di quella degli apostoli Pietro e Paolo".

    [ Testo di Franco Mariani - Addetto Stampa Congregazione Suore Domenicane dello Spirito Santo ]
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    Alcuni fra i tanti prodigi compiuti da san Domenico


    IL MIRACOLO DEL PANE



    Questo episodio e' tratto dalle testimonianze raccolte durante il processo di Canonizzazione di S.Domenico, tenutosi a Bologna nel 1233.

    Fra Buonviso da Piacenza narra che un giorno ai frati del convento di Bologna venne mancare completamente il pane.
    S.Domenico diede pero' ordine di apparechiare la tavola come al solito e di sedersi in mensa; poi alzo' le mani la cielo e invocò la benedizione del Signore.
    In quel momento entrarono due giovani bellissimi che recavano due ceste colme di pane.
    Distribuirono a ogni frate un pane di straordinaria fragranza e bontà e, terminato il compito, salutarono Domenco con un cenno del capo e sparirono all'improvviso, così come erano venuti.


    E' conservata, nella cella che fu' del Santo, a Bologna un pezzo della tavola in cui Domenico ,quel giorno, benedisse e mangio' con i suoi il pane miracoloso.

    ****************

    LA RESURREZIONE DI NAPOLEONE ORSINI


    Durante uno dei suoi soggiorni a Roma ,S.Domenico compì quello che forse è il suo più celebre dei molti suoi miracoli.

    Napoleone era un giovane nobile romano ben conosciuto da Domenico.

    In seguito a una rovinosa caduta da cavallo il giovane Napoleone morì.

    Mentre il corpo veniva trasportato verso la sua abitazione tra i lamenti di parenti e amici, accorse il Santo che era stato avvisato della disgrazia mentre si trovava al capitolo con i suoi frati.

    Domenico fece posare il corpo in terra e lo benedisse, pregando fervidamente.

    In quel momento il giovane si alzo' e, del tutto risanato senza accusare alcun dolore nel corpo, venne restituito all'affetto dei suoi cari.

    ****
    i fatti sono conservati negli atti processuali.

    ***********************

    La resurrezione di un bambino.


    S.Domenico si trovava a Roma era l'anno del Signore 1220.
    Una signora che abitava vicino al convento di S.Sisto (quello di Madre Lalìa) aveva una grande voglia di ascoltare la parola di Dio.
    Suo figlio pero' era molto malato.
    Decise comunque di recarsi in chiesa e lasciò suo figlio solo.
    Ando' a S.Sisto e ascolto' la predicazione di S.Domenico.
    Tornata a casa,molto edificata dalle parole che aveva ascoltato, trovo' il figlio morto.
    Disperata prese il figlio in braccio e corse alla ricerca di quel Sant'uomo di cui aveva ascoltato la predicazione.
    Trovatolo, si accasciò ai suoi piedi e imploro' S.Domenico di restituirgli il figlio perso.
    S.Domenico la guardò commosso, pianse davanti a quel dolore, prego' intensamente elevando i suoi occhi al cielo, poi comando' al bimbo di alzarsi.
    Il fanciullo si' alzo',completamente vivo e guarito anche dalla malattia e abbracciò la madre.
    Domenico ammoni' la donna e coloro che furono presenti, di non dire a nessuno cio' che era successo, ma lei uscita di li' ,annunzio' a tutti lo strepitoso miracolo.

    Il fatto giunse all'orecchio del Pontefice che
    mando' a chiamare Domenico e alcuni testimoni dell'accaduto.
    Accertato il tutto dichiaro' che avrebbe fatto un annuncio solenne di questo fatto alla Cristianità.
    Il Santo Patriarca Domenico si oppose con tutte le forze minacciando addirittura di lasciare il convento di S.Sisto che ebbe in dono come Casa dal pontefice stesso.
    Il Pontefice allora decise di non divulgare il fatto e si commosse davanti a tanta umiltà.

    (I miracoli di S.Domenico- suor Cecilia ) suor Cecilia era una suora di clausura domenicana fondata da s.Domenico a Roma, in s.Sisto, oggi le suore ci sono ancora e vivono a Monte Mario, conservando la grata dalla quale il santo Padre Domenico predicava loro le meraviglie di Dio.
    Preghiamo il Signore perchè non faccia mai mancare queste vocazioni.
    Fraternamente Caterina
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  5. #5
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    Ed ora piccole curiosità



    S. Domenico prende in consegna il Rosario.......

    ******************

    Accanto alle immagini di Domenico troverete sempre un cane...perchè?

    Perchè la Madre di Domenico, la Beata Aza (erano spagnoli) quando rimase incinta di Domenico fece un sogno...sognò spesso con ricorrenza un cane che con una fiaccola in bocca andava incendiando il mondo...sognò addirittura di dare alla luce un cane.....da qui prese la decisione di chiamarlo DOMENICO quasi per ispirazione, infatti quando Domenico dovette decidere per la fondazione, fu il Papa stesso a definirli DOMINE-CANI....cioè talmente fedeli al Signore, fedeli come un cane è fedele al suo padrone.....

    CANI DEL SIGNORE.....

    Il senso spirituale di questo simbolismo è spiegato dal Beato Umberto de Romans, quarto successore di S.Domenico:

    "Nella visione del cane veniva prefigurata la nascita di un esimio predicatore, che avrebbe portato la fiaccola di un ardente discorso, col quale infiammare con forza la carità, in molti cuori raffreddata, e con i latrati di una assidua predicazione avrebbe scacciato i lupi dal gregge ed eccitato alla vigilanza delle virtù le anime che dormivano nei peccati. Con la visione della stella si annunciava che sarebbe venuto alla luce sulla terra un uomo che avrebbe illuminato gli uomini che siedono nelle tenebre e nell'ombra della morte. Egli infatti rifulse nel mondo come stella del mattino, e con lui si vide spuntare nel secolo una nuova luce, il cui splendore si è ormai diffuso in tutto il mondo".



    Anche per questo santa Caterina da Siena osò dire ai fratelli suoi domenicani 200 anni dopo: se sarete ciò che dovete essere, metterete fuoco in Italia e nel mondo intero......
    Frase rimasta forse più famosa perchè Giovanni Paolo II concluse proprio con questa citazione la Giornata Mondiale della Gioventù a Toronto.....
    Siamo veramente certi di essere quel fuoco....che lo stesso Signore Nostro Gesù ci dice di essere attraverso le pagine del Vangelo???

    **********

    altre tappe della vita del Santo sono:

    La Madonna appare a S.Domenico e gli consegna una corona, detta corona di rose di Nostra Signora o Rosario. Questo episodio, non storico, proietta nel passato - sino al fondatore - l'origine del grande impegno profuso dall'Ordine nella diffusione di questa devozione mariana. Non-storico l'episodio, ma lunghissima e ricchissima la storia iconografica di questo soggetto: chi non ha mai visto una qualche raffigurazione della Vergine che affida il Rosario a S.Domenico?

    Il bastone e il libro che gli furono consegnati, rispettivamente, dagli Apostoli Pietro e Paolo durante una visione avuta nella Basilica Vaticana. Dal momento che S.Domenico viaggiava a piedi, scalzo, il bastone era per lui un inseparabile compagno di viaggio; altrettanto inseparabile era il libro della Sacra Scrittura, in particolare il Vangelo di S.Matteo e le Lettere di S.Paolo. Il libro è un invito alla meditazione, allo studio, alla predicazione; il bastone è un appello all'evangelizzazione che abbia per unico confine i confini del mondo.

    La stella sulla fronte che ricorda la stella vista dalla nutrice sulla fronte del neonato Domenico al momento del battesimo.


    Il primo incontro di S.Domenico con S.Francesco, avvenuto - secondo una delle più probabili ricostruzioni - a Roma nel 1215, durante il pontificato di Innocenzo III che, proprio in quei giorni, in sogno, aveva visto S.Domenico sostenere con le spalle le pericolanti mura del Laterano (in un sogno simile aveva visto S.Francesco sostenere la chiesa in rovina). Durante una notte di preghiera S.Domenico vide sé stesso e S.Francesco (che ancora non aveva incontrato) ai piedi della Vergine che stava placando il Figlio intenzionato a castigare il mondo. Il giorno seguente S.Domenico incontrò S.Francesco in una chiesa, lo riconobbe come il compagno avuto nella visione notturna e lo abbracciò.


    ....................



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    S. Domenico visto da … Bartolo Longo



    La prima istituzione che fondò S. Domenico a benefizio della Società e della Chiesa, tanto combattuta e dilaniata nel Secolo Decimoterzo, fu appunto per le donne, per le donzelle e per le fanciulle che volle sottrarre agli artigli dell'Eresia che me¬nava strage.
    E quel Grande, illuminato dalla Santissima Vergine, innanzi che fondasse un Ordine di Predicatori, cominciò dalle donne, cioè dal Terzo Ordine, per educare e salvare le anime delle fanciulle.
    Ed anche oggi lo spirito del Fondatore, attraverso sette secoli di storia gloriosa, si trasfonde nelle sue figliuole che appartengono al suo Terzo Ordine. Onde le Figlie del Rosario di Pompei devono essere perfette Figlie del Patriarca San Domenico nel suo Terzo Ordine di Penitenza.


    (da: Costituzioni per la Congregazione regolare delle Figlie del Rosario di Pompei, Suore del Terzo Ordine Domenicano, scritte dal fondatore Avv. Bartolo Longo, capo I, n. 3)


    (Il B. Bartolo Longo con un gruppo di orfani)
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    S. Domenico visto da … Indro Montanelli

    All'ascesi preferiva l'azione e il confronto delle idee

    Domenico nacque in Spagna, a Calaruega, città della Casti¬glia, nel 1170, da nobile famiglia. La madre, la Beata Gio¬vanna, prima di partorirlo, sognò un cane che imboccando un tizzone ardente incendiava il mondo. In questa allegoria qualcuno vide un'allusione ai roghi dell'Inquisizione, accesi dai seguaci del santo.
    Fino all'età di sette anni Domenico visse in famiglia. Poi fu mandato a studiare nella vicina città di Osma, ospite di uno zio arciprete. A quindici si trasferì a Palencia, la futura Salamanca, dove frequentò la celebre scuola di grammatica.
    Era un giovane di media statura e di pelo rosso, barbuto, magro e delicato. A differenza di Francesco, non ebbe mai dubbi sulla propria vocazione e mai si mescolò a compagnie ribalde e scollacciate. Nacque santo, non lo diventò.
    Quan¬do finì gli studi, ottenne una cattedra di teologia che abban¬donò, a trentun anni, per diventare canonico del capitolo di Osma e poi sottopriore. Nel 1201 accompagnò il suo Vesco¬vo a Tolosa, ch'era uno dei centri dell'eresia albigese. Dico¬no che albigese fosse anche l'oste che l'ospitò in una vecchia taverna e che Domenico in poche ore riuscì a convertire al¬l’ortodossia. Fu questo il primo della serie innumerevole di miracoli che gli agiografi gli attribuirono. Domenico restò a lungo a Tolosa, risoluto a combattere e a schiacciare l'eresia adottando le stesse armi dei suoi nemi¬ci: la povertà, l'umiltà e la tolleranza.
    Indossò una semplice tonaca e a piedi scalzi cominciò a percorrere in lungo e in largo quelle regioni infettate dalla dissidenza, predicando, promuovendo dibattiti, incorag¬giando contraddittori. Era un oratore nato e possedeva una voce calda, pacata e suadente. Non assumeva mai il tono della requisitoria o quello dell'invettiva, non minacciava ca¬stighi e più che a strappare l'applauso mirava a ottenere il consenso. La collera e le rampogne le riservava ai preti che vivevano nel lusso, agli abati concubini, ai vescovi simoniaci, che avevano sprofondato la Chiesa nella palude della mon¬danità, screditandone le istituzioni e minandone la compat¬tezza. Allora Domenico dimenticava anche la disciplina e le gerarchie e gridava - lui semplice frate - ai legati papali Ar¬noldo, Raoul e Pietro di Castelnau: «Non è sfoggiando co¬me voi il potere e la pompa, cavalieri e palafrenieri, vestiti e gioielli, che l'eresia fa proseliti. Li fa col suo zelo, con la sua austerità, con la sua santità». Era un invito a imitare le virtù del nemico e a farne uno strumento di lotta. Il «persecutore degli eretici», come poi fu chiamato Domenico, fu a un pas¬so dal diventarlo egli stesso. E certamente lo sarebbe diven¬tato se la Chiesa fosse rimasta sorda ai suoi gridi d'allarme.
    Papa Onorio intuì in Domenico un alleato formidabile, lo volle conoscere e nel dicembre del 1216 lo autorizzò con due bolle a fondare l'Ordine dei Frati Predicatori. Domeni¬co l'organizzò, da buon spagnolo, come una truppa scelta, come un intrepido Commando da lanciare alla disperata in mezzo ai nemici. Reclutava i suoi uomini nelle università perché li voleva istruiti, polemici e pugnaci, com'erano gli avversari. Per lui le armi francescane della povertà e dell'u¬miltà non andavano disgiunte da quelle della dialettica e della logica, perché l'eresia non colpiva solo la depravazio¬ne del clero ma intaccava alle radici la struttura stessa della Chiesa, rimettendone in discussione la gerarchia e i dogmi.
    Francesco negava ogni significato e importanza alla cultura come strumento di lotta e di propaganda in un mondo che aborriva e dal quale predicava la fuga. Domenico, al contra¬rio, spingeva i suoi ad affrontarlo, a combatterne le tenta¬zioni e a vincerle. All'ascesi preferiva l'azione e il confronto delle idee.
    Domenico operò tutta la vita per ricondurre la Cristiani¬tà nell'alveo della ortodossia, e in questa crociata non co¬nobbe soste né tentennamenti. Stremato da una lotta dura¬ta oltre vent’anni, morì nell'agosto del 1221 a Bologna, do¬ve i frati predicatori avevano fondato una delle più impor¬tanti case dell'Ordine.
    Dalla scuola domenicana vennero i grandi missionari, i grandi diplomatici, i grandi dottori della Chiesa. Se essa produsse anche i persecutori, la colpa non fu certamente di Domenico, che fu un uomo giusto, mite e generoso. Fin¬ché visse, il suo Ordine non si macchiò di alcun delitto, for¬se perché egli riuscì con la santità del suo esempio e il pre¬stigio della sua autorità a impedire che lo zelo dei suoi adepti degenerasse in fanatismo. Ma dopo la sua scompar¬sa ci fu chi, accecato dall'odio per gli eretici, si abbandonò a eccessi che nocquero all'Ordine più di quanto non gio¬vassero alla Fede, dimenticando che il «persecutore degli eretici» una sola volta si era trovato coinvolto in un episo¬dio di persecuzione, ma solo per salvare dalle fiamme un condannato al rogo.
    Francesco e Domenico sfidarono l'eresia sul terreno della morale e del costume. Ma solo Domenico intuì che c'era un altro campo su cui ortodossia e dissidenza erano in conflit¬to: quello intellettuale. Egli non combatté questa battaglia, si limitò ad annunziarla e ad affilare le armi per colui che ne sarebbe diventato il campione: San Tommaso.

    cfr. Storia d’Italia, vol. I, cap. XXV, pp. 621-623
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  8. #8
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    Dalle “ Prediche “ di fra Girolamo Savonarola:

    “ Ecco il grande sacerdote, che mentre visse, rifondò la casa e ai suoi tempi fu restauratore del tempio”.
    E’ questi, o fratelli, il beato Domenico; (...). “Ecco -dice- il gran sacerdote”. Fratelli, notate le parole e osservate i misteri. I sacerdoti son molti e i sacerdoti son pochi. Ed anche i sacerdoti buoni non sono tutti grandi. Poiché il sacerdote deve illuminare , spettando a lui il predicare. E come é dunque sacerdote chi non sa illuminare? come, chi non é illuminato? come , chi é cattivo? Il beato Domenico era santo e per dottrina illuminato.(...).
    “ E nei suoi giorni fu ristoratore del tempio. Egli parimenti fondò l’altezza del tempio”. Questa altezza del tempio é lo stato perfetto di alcuni che sono nel clero, cioé dei religiosi. (...). E tra i religiosi, ancora, noi siamo dell’ Ordine dei Predicatori.
    Quanto debbano essere perfetti i predicatori, consideratelo da quanto dice:” Alte mura attorno al Tempio”. Ciascuno, in ogni arte, considera il nome di essa , e si vergogna se egli non agisca in conformità di quel nome; come, ad esempio, il soldato se é timoroso, se fugge. Considerate dunque voi stessi e il nome vostro.
    “Si acquistò gloria vivendo in mezzo alla gente”. Poiché il beato Domenico si dice che la sua conversazione fu sempre ilare e graziosa; e che perciò egli era amato con affetto ammirabile da tutti. Poiché volle avere i conventi nelle città, e volle conversare cogli uomini per poter giovare a tutti; ed occupava la giornata a vantaggio del prossimo e dava la notte a Dioredicava la carità che dilata il cuore e rende tutto più facile;”Molto largo è il tuo comandamento”, dice il salmo, ed ancora:” Io ho corso la via dei tuoi comandamenti, perché hai dilatato il mio cuore” ( Sal 118,33 ), ond’è che interrogato da un tale ove egli trovasse tante belle esposizioni, rispose Nel libro della Carità. E voi, o fratelli, che volete apprendere le Scritture, che volete predicare: abbiate la carità ed essa vi ammaestrerà. Abbi la carità e intenderai la carità.
    E perché egli era tutto dedito alla carità del prossimo per condurlo sulla retta strada coll’orazione, colla predicazione o coll’esempio, e a tale scopo offrì se stesso olocausto a Dio in odore di soavità, perciò segue:”Come incenso che brucia nel fuoco”, cioé nel fuoco dello Spirito Santo, in quello della carità del prossimo e in quello delle tribolazioni; tutte queste cose salivano al cospetto di Dio come soavissimo odore. E finalmente egli divenne tutto carità e sapienza, tutto adorno di virtù".
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  9. #9
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Una sorgente di acqua pura mi riempie sempre di meraviglia. Ha il potere di incantarmi, di far percepire al mio essere la carezza del mistero e della vita che da esso scaturisce; la carezza dolce e feconda dell’inesauribile.

    Gusto, vedo, accolgo la vita da quel ruscello di acqua pura che scorre e che dividendosi lungo il suo corso in mille rigagnoli, lambisce zolle aride, pianticelle appena spuntate, fili d’erba che stentano a crescere, gemme che rischiano di seccare e tutto riprende vigore.

    E’ una vita nuova, un fremito: passa… e dona alla terra un volto nuovo.

    Mi chiedo dove sia nascosta la sorgente, l’origine di questa fecondità inesauribile.

    Come può il suo canto essere così giovane dopo millenni del suo svelarsi e del suo scorrere? Da dove sgorga tanta energia e tanta festa da rivestire sempre a nuovo la vita di generazioni?

    Ho rivissuto l’ esperienza dello stupore e della ricerca, leggendo questo piccolo libretto uscito dalla penna, ma soprattutto dal cuore di Sr. M. Amelia Grilli che ama abitare là dove può trovare risposte vere alle domande del suo cuore di donna consacrata.

    Comprendo che per Sr. M. Amelia la via di Domenico è quel ruscello di acqua pura e viva da cui la sua vita ha imparato ad accogliere fecondità sempre nuova e anche la capacità di trasmettere il dono.

    Nella lettura contemplativa e attenta di queste pagine ho percepito il segreto svelarsi, la sorgente divenire sempre più traboccante, il nascosto farsi visibile, il ruscello cantare la lode della sua origine.

    Nel Padre creatore e amante di tutte le cose, nel Figlio fatto uomo per noi, nello Spirito Santo fuoco santificatore ha origine e trova compimento ogni storia di salvezza. Domenico fu realmente questo evento di grazia.

    La Sorgente, la casa dove Domenico trova la sua origine e il suo compimento è la Trinità.

    Il filo luminoso che dà unità alle riflessioni su Domenico maturate dall’autrice nel corso dei tre anni di preparazione al grande giubileo del 2000, è proprio l’esperienza della vita trinitaria nella vita e nella missione di S. Domenico.

    Il libretto che abbiamo tra le mani ci si presenta dunque come un trittico su cui, a mò di icona, è dipinto il volto di Domenico che, quanto più contempli tanto più ti rivela la sorgente da cui esso prende forma: il cuore della Trinità ricco di compassione e di misericordia.

    Mentre scrivo queste poche righe di presentazione sperimento la gioia per quello che Sr. M. Amelia è riuscita a donarci e coltivo nel cuore il desiderio che sia letto da molti e che molti provino il fascino della via di Domenico che è la grazia della compassione Trinitaria.





    Madre M. Viviana Ballarin o.p.

    Superiora Generale Suore Domenicane

    di S. Caterina da Siena

    http://www.domenicani.net/
    Fraternamente Caterina
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  10. #10
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    I fratelli sono adunati per raccogliere, se è possibile, qualche cosa della parola che si sta spegnendo. Domenico fa segno con la mano, essi si avvicinano. Dall'umile gesto del santo, capiscono che ha qualche riconoscimento pubblico da fare, e che pesa gravemente sul suo cuore. Colui che è parso al papa Innocenzo III in sogno portando la chiesa del Laterano sulle spalle, consigliere dei pontefici, consigliere dei principi, arbitro di tanti destini, maestro e legislatore di tante coscienze, scopre forse con sgomento, in quell'istante solenne, il carattere astratto, quasi terribile, della sua vocazione dottrinale? Quale scrupolo lo tormenta?

    Egli alza sopra i fratelli i suoi occhi celesti, il suo sguardo intatto. “ Mi accuso ”, dice il maestro dei Predicatori, “ di aver sempre preferito, a quella delle vecchie, la conversazione delle donne giovani. ”

    L'ordine di mio figlio Domenico è un delizioso giardino, immenso, gioioso e profumato ”, disse un giorno Nostro Signore a santa Caterina, che lo riferisce.


    GEORGE BERNANOS

    http://www.paginecattoliche.it/modul...rticle&sid=513
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