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Discussione: Una storia vera....

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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Una storia vera....

    «In un Pane il tesoro nascosto dell’Albania»

    La storia delle Stimmatine perseguitate dalla dittatura eppure fedeli all’impegno di conservare l’Eucaristia


    Collegio delle Suore Stimmatine nel 1945 nel ricordo del loro Centenario: 1851 – 2001

    Di Francesca Lozito

    A sentirla raccontare verrebbe voglia di non crederci.

    Per quanto questa storia è terribile, a tratti brutale. Ma poi, prevale la bellezza del suo finale. E lo stupore di come da tanto dolore possa nascere nuova vita. Di come l'Eucaristia, con la sua forza, sia stata custodita in un periodo di atroci difficoltà.

    Questa è la storia di una comunità di suore, le Povere figlie delle Sacre Stigmate, le Stimmatine, che, come tutta la Chiesa presente in Albania, a partire dal 1944, sono state perseguitate dal regime comunista. Il miracolo di questa storia sta nella sopravvivenza e nella successiva scoperta, alla caduta del regime, nel 1990, che alcune di loro erano sopravvissute alle terribili prove che erano state costrette a subire. Mantenendo intatto l'amore per Cristo.

    Le Stimmatine arrivano a Scutari nel 1879, quando avviano la prima missione ad gentes, chiamate da padre Giampiero da Bergamo, francescano. Aprono una scuola, studiano la lingua tra non poche difficoltà. La comunità cresce: nascono dei gruppi anche a Torcia, Tirana, Durazzo, Nenshat e Daici. Il cammino però ad un certo punto s'interrompe: mentre il regime era già presente in Albania da due anni, l'espulsione delle suore italiane dal Paese avviene nel 1946. Da allora i contatti tra suore italiane ed albanesi s'interrompono.

    Queste ultime si disperdono: alcune ritornano nelle famiglie, altre si rifugiano nei paesini di montagna. Racconta suor Maria Kaleta: «Dentro il villaggio mi potevo muovere senza essere fermata dai poliziotti. Ma quando mi allontanavo da Pistull per andare, ad esempio, a Scutari, allora, mi capitava spesso che i poliziotti mi fermavano. Io avevo sempre una grande paura quando avevo con me il Santissimo e dovevo passare vicino ad un controllo della polizia. Di sicuro, se mi avessero scoperto, ci sarebbe stata una profanazione della presenza reale di Gesù, ma anche non so quanti anni di prigione per me. Una volta mi trovarono un rosario in tasca e per questo si insospettirono e dopo di allora molte volte mi fermarono». Non andò così bene a tutte. Tra le Stimmatine c'è l'unica donna martire albanese, che diede la vita per difendere la fede sotto la dittatura comunista. Suor Maria Tuci, insegnava nella scuola.

    La sua unica colpa fu reagire alle calunnie contro la Chiesa. Arrestata dalla polizia segreta, dopo l'uccisione di Bardoh Biba, segretario del Partito comunista, di cui la sua famiglia venne ritenuta responsabile, fu rinchiusa in una cella senza aria, né luce. Resistette agli affronti dei militari, colpiti dalla sua bellezza e fece una morte atroce: chiusa in un sacco con un gatto inferocito, venne bastonata con violenza. La canonozzazione di suor Maria è ancora agli inizi, il processo diocesano è in corso a Scutari.

    Sono anni terribili, dunque, in cui le suore non hanno pensato solo a salvare sé stesse : «Visitavamo i sacerdoti - raccontano - dove erano costretti a stare, nelle prigioni, nelle loro famiglie, perché questo non ce lo negavano. Approfittando di queste visite portavamo delle ostie da consacrare. Essi ce le riconsegnavano affinché le conservassimo in tutta segretezza, le portassimo ad altri di fede sicura o le dessimo a qualche malato grave. Così le suore Stimatine hanno iniziato ad avere il privilegio di avere il Santissimo Sacramento in casa. Riponevamo le ostie consacrate in piccole scatole tra i teli di lino nei cassetti della biancheria, senza che nessuno sapesse nulla, nemmeno i familiari». Le ostie venivano fatte di notte, con una macchinetta che suor Giorgina Burgaleci aveva ricevuto in dono dai frati di Sant'Antonio di Tirana. Difficile era recuperare la farina. I frati s'adoperavano per trovarla e consacrare le ostie.

    La vita di tutti i giorni era fatta anche di piccoli stratagemmi - come insegnare ai bambini che sapevano fare il segno della croce come non farsi scoprire - perché il regime usava qualsiasi astuzia per perseguitarli. Poi, la caduta del comunismo ed il ritorno della libertà religiosa. La scoperta che alcune delle suore sono ancora vive è come un miracolo. Racconta suor Giovanna Pedali, che è stata a lungo in Albania:«Nel 1991 la Madre superiora è andata in Albania ed ha trovato una trentina di suore tra Tirana e Scutari: cinque di loro, tutte molto anziane - le più giovani avevano sui 65 anni - erano solo aspiranti, ma rimaste per tutto questo tempo fedeli alla vocazione. Dopo pochi anni, infatti, si sono consacrate».

    Oggi il vecchio convento è stato ristrutturato e sono fiorite una decina di nuove vocazioni. In tutto tra suore italiane ed albanesi a Scutari le suore sono venticinque. A settembre, in coincidenza con la professione perpetua di cinque suore ci sarà una nuova visita della Madre generale e tutta la comunità sarà in festa. «C'é molto da fare in Albania - continua suor Giovanna - la visione della Chiesa è preconciliare, sono molto forti il tradizionalismo ed il devozionalismo, ma sicuramente negli anni del regime la devozione può averli aiutati a sopravvivere. Poi c'é il problema dei giovani che non hanno avuto una formazione cristiana, se non per quello che per fortuna hanno insegnato ad alcuni di loro i genitori».

    www.avvenire.it


    http://w3.newnet.it/filo/articoli/ch...matine1201.htm
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

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  2. #2
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    HANDICAP IN CONVENTO
    Nei pressi della città ligure sta diventando realtà un luogo per accogliere giovani donne che vogliono portare anche nella vita orante e nell’annuncio l’esperienza dell’infermità

    La Spezia, una preghiera che abbatte le barriere

    Aprirà in autunno un eremo per ragazze disabili, intitolato alla «Vergine del silenzio e dell'offerta» Un'iniziativa promossa dalla Faces, comunità consacrata al servizio delle Chiese locali fondata nel 1975

    Di Matteo Liut www.avvenire.it

    Può un handicap limitare lo sviluppo e l'esperienza di una spiritualità piena e consapevolmente vissuta nella preghiera? La risposta che a La Spezia si è data la Faces («Fedele ancella di Cristo eterno sacerdote»), comunità consacrata al servizio delle Chiese locali è: decisamente no.

    Un pensiero che ha dato corpo a un progetto concreto in via di realizzazione: un eremo per giovani ragazze disabili. «Ci sono persone che sentono viva nel cuore la chiamata del Signore ad una vita comunitaria di preghiera e di offerta, ma che per impedimenti fisici non trovano comunità religiose che le possano accogliere».

    Sorella Anna Laura Rossi, responsabile della Comunità Faces, racconta così le motivazioni che hanno spinto queste consacrate a pensare alle disabili. E il nome dell'eremo, «Vergine del silenzio e dell'offerta», racchiude in sé l'intenzione di raccogliere il carisma della comunità, che si dedica alla preghiera e al servizio delle Chiese locali, e dargli una forma nuova.

    «Non si tratta però - specifica sorella Anna Laura - di un nuovo ramo della Faces, ma di vedere trasformati in vita vissuta gli ideali che dovrebbero essere alla base di ogni azione apostolica». La Comunità, infatti, fin dal suo nascere nel 1975 ha messo al primo posto due dimensioni fondamentali: la cura della spiritualità della preghiera e la disponibilità nel servizio. Evangelizzazione, sostegno alle comunità parrocchiali (anche dove manchino i sacerdoti), animazione della pastorale e delle opere di aiuto agli ultimi e infine aiuto ai missionari là dove operano sono i fronti sui quali queste consacrate si trovano ad operare. E negli si sono definite tre forme di appartenenza alla Comunità: vita consacrata in gruppi residenziali, vita consacrata «in secolarità» e dedicazione al servizio della propria Chiesa locale.

    Un volto variegato che si è definito negli anni e ha visto diverse tappe, come l'approvazione definitiva del vescovo nel 1982 e la consegna del progetto rinnovato nel 1993. Un documento, quest'ultimo, approvato dall'allora vescovo di La Spezia-Sarzana-Brugnato, Giulio Sanguineti, segno di un'attenzione che la diocesi ligure continua a dedicare a questa esperienza.

    E l'apertura dell'eremo per disabili segnerà un nuovo capitolo nella storia della comunità che ha scelto come propria icona Maria, vero strumento dell'operare di Dio nella storia. «Sono già in contatto con cinque giovani che si sono interessate al progetto dell'eremo - racconta ancora sorella Anna Laura -. Durante l'estate verranno ospitate in altre nostre case per una prima conoscenza».

    Intanto l'eremo si sta preparando: sarà ospitato in una struttura tra le colline intorno al golfo di La Spezia, davanti al mare. «Contiamo di aprire la casa entro il prossimo autunno - confida sorella Anna Laura -. Non si tratterà di una comunità di clausura, in essa infatti le giovani presenti saranno aiutate a contribuire all'evangelizzazione a seconda delle loro possibilità. Si tratterà di creare l'ambiente adatto per attuare in pienezza la loro vocazione».

    E l'invito si apre anche a giovani sane, che avranno come primo compito quello dell'assistenza alle sorelle.

    Per chi sente questa particolare vocazione, quindi, ci sarà la possibilità «di unire nella gioia un ministero di delicata carità alla contemplazione e al ministero di oblazione».

    Per tutte coloro che vorranno vivere questa esperienza l'unico requisito essenziale sarà quindi quello di «essere decise a vivere con generosità la propria vocazione e voler percorrere un cammino di santità». In attesa dell'avvio dell'eremo la Comunità Faces (Parrocchia San Pio X, via dei Colli 146, 19122 La Spezia, tel. 0187/71.86.04) continua a vivere nella quotidianità proprio questo tipo di spiritualità, che oggi ha sempre il sapore di una scelta controcorrente.

    *************
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  3. #3
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    FIRENZE
    Don Chang e don Ren porteranno il Vangelo fra i loro connazionali di San Donnino

    «Noi preti cinesi a Chinatown»

    Siamo alla periferia del capoluogo toscano, dove vivono e lavorano migliaia di cittadini del «colosso» asiatico

    Da Firenze Maria Serena Quercioli

    Promuovere l'evangelizzazione dei cinesi dell'area fiorentina con i laici e la collaborazione di preti cattolici con gli occhi a mandorla. Il progetto è sicuramente unico almeno per il contesto dove si svilupperà: la zona nord ovest di Firenze, quella con la più alta concentrazione di cinesi residenti.


    A San Donnino - nei primi anni '90 ribattezzata non a caso Chinatown - in questi giorni stanno collaborando con il parroco don Giovanni Momigli due sacerdoti cinesi: don Chang Jin e don Ren Ruhai.
    Occorre ricordare che da anni la parrocchia lavora in stretto contatto con la Comunità di Sant'Egidio di Firenze su progetti di alfabetizzazione per gli immigrati. Prendendo ispirazione anche dai contenuti della recente visita pastorale dell'arcivescovo Ennio Antonelli, don Momigli ha ritenuto maturi i tempi per una simile esperienza e soprattutto non si è lasciato sfuggire l'opportunità di avere in parrocchia due preti cinesi.
    Come si articolerà il progetto di evangelizzazione? A settembre per alcuni pomeriggi alla settimana i sacerdoti, affiancati dai volontari, incontreranno la comunità cinese dell'hinterland: famiglie, bambini, studenti e anziani. La comunità cinese cattolica a Firenze è piccolissima - gran parte dei cinesi arriva dallo Zheejang, area non cattolica della Cina - ma nel corso degli anni è riuscita ad integrarsi e sono state affrontate problematiche di ordine sociale, economico e politico che hanno visto particolarmente impegnata la Chiesa - nel 1992 don Momigli diede vita al primo oratorio interculturale. L'iniziativa di settembre servirà quindi a verificare i risultati di un lavoro che dura da molti anni e ad incentivare l'evangelizzazione perché le giovani generazioni di orientali si sentono parte integrante della comunità.


    I due giovani preti cinesi, grazie alla loro disponibilità, sono stati accolti senza troppo stupore sia dai fedeli italiani alla Messa che dai ragazzi dell'oratorio. Ma chi sono questi "parroci" che porteranno la parola di Dio fra i cinesi di Firenze? Don Chang (per tutti «don Giovanni Bai») ha 38 anni, è prete da otto e studia missionologia al collegio di San Pietro a Roma. È in Italia da tre anni e a San Donnino ha curato in particolare l'oratorio estivo dei bambini e dei ragazzi, le lezioni di catechismo e poi i momenti dedicati al gioco, alla musica e ai compiti. L'oratorio ha raccolto fra giugno e luglio circa 160 presenze.
    «Vivere insieme l'esperienza dell'oratorio - spiega don Chang - credo sia importante per crescere e sviluppare la fede. Se gli incontri di settembre avranno un riscontro positivo, l'estate prossima mi piacerebbe tornare a Firenze e coinvolgere i bambini cinesi nell'oratorio perché ritengo che con i cinesi piccoli si può fare qualcosa di costruttivo».


    Fra i cinesi non solo di San Donnino ma anche di Brozzi, Le Piagge e Sesto Fiorentino la notizia della presenza in parrocchia dei due preti cinesi si è sparsa rapidamente tanto che don Ren (detto «don Antonio») è stato subito invitato a cena da una famiglia cinese. Poi i due preti, il sabato e la domenica, incontrano al parco o in piazza i bambini e gli adolescenti cinesi della frazione, molto incuriositi dalla presenza di due giovani connazionali in talare.
    Don Ren ha 32 anni, arriva dal nord della Cina, è prete da otto anni e studia filosofia all'Urbaniana di Roma. È da nove mesi in Italia ma sta imparando la nostra lingua molto velocemente. Una difficoltà è la comunicazione: i bambini cinesi, quelli nati in Italia, non conoscono il cinese mandarino ma parlano i dialetti che ascoltano in famiglia. I due parroci, viceversa, non comprendono facilmente i dialetti mentre sulla lettura della scrittura cinese ci sono meno problemi. Ma non sarà certo questo a bloccare il dialogo.


    Don Chang ha rilevato come gli oratori cinesi siano diversi da quelli italiani e uno dei problemi che affligge la Cina, purtroppo, è sempre la povertà. L'area con la maggiore concentrazione di cattolici è il nord della Cina. Su una popolazione di circa 1 miliardo e 300 milioni di abitanti, i cattolici sono 12 milioni, meno dell'1%. In compenso sono alte le vocazioni: sono stimati circa 2.600 sacerdoti e in una diocesi di 17 mila cattolici ci sono trenta sacerdoti e un vescovo.


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