Oggi il 42% delle famiglie italiane riceve l'aiuto dei più anziani
Meno male che ci sono i nonni

Ma varrà anche per i sessantottini?


Alfonso Calabrese www.avvenire.it

Questo non è l'elogio del nonno italico. È il suo trionfo.

Altro che festa nazionale il 2 ottobre, qui è festa tutto l'anno, se è vero che se non ci fossero loro - i nonni e le nonne - a far quadrare i conti delle giovani famiglie e a dedicare sino a 35 ore settimanali (modello metalmeccanico dei sogni bertinottiani), per figli e nipoti la vita sarebbe molto, ma molto più dura.


Le cifre le ha fornite ieri l'Osservatorio della terza età (Ote) che, anche sulla base delle indicazioni illuminanti del Censis, così conclude: «Il 42% delle nostre famiglie si avvale dell'assistenza dei nonni per la cura dei propri figli, dedicandosi soprattutto alla cura dei nipoti, a piccoli lavoretti, a fare la spesa o a presidiare l'abitazione».



Insomma, una gamma infinita di servizi rigorosamente gratuiti, in una società che complessivamente non riesce ancora a maturare una consapevolezza culturale adeguata sul versante delle politiche "della" famiglia (non "per" la famiglia).

Un ritardo culturale inaccettabile, dinanzi all'aridità delle cifre demografiche (con tutti gli allarmanti risvolti di natura produttiva e assistenziale) oltre che al vuoto di affetti che, complice un affievolimento del valore-famiglia, ha sempre più impoverito i nuclei.

Basti pensare che sempre più in Occidente - e il nostro Paese purtroppo non fa eccezione - la famiglia-tipo, grazie anche allo sviluppo della medicina e dell'assistenza, è sempre più spesso composta da un bambino con due genitori, quattro nonni e un bel numero di bisnonni.

Se questo, da un certo punto di vista, può rallegrare quanti sono già in là con gli anni, non può viceversa non preoccupare quanti invece si affacciano ora alla vita. Non foss'altro che per la mole di responsabilità che questi bambini si troveranno sulle spalle fra qualche anno.

Urgono - en nesimo appello rivolto a tutti, politici in testa - vigorose scelte in favore della natalità senza se e senza ma. Che purtroppo colpevolmente tardano.


In ogni caso, le cifre fornite dall'Osservatorio meritano una riflessione aggiuntiva. Se, come risulta dalla ricerca, nelle generazioni di nonni che animano il nostro Paese c'è tanta generosità, non è il caso di dubitare del nostro futuro. Anche se un dubbio, feroce, ci inquieta.

Se gli «antenati » in circolazione sono quelli nati alla fine della seconda guerra mondiale e dunque hanno vissuto la speranza della ricostruzione post-bellica, cosa accadrà quando toccherà ai sessantottini vestire i panni dei nonni?

Interrogativo legittimo, visto che quella generazione ha coniato e declinato il «vietato vietare», continua ad osannare (basti leggere i commenti dei sessantottini sui principali quotidiani italiani) le svolte storiche della pillola e del divorzio, ha usufruito a mani basse dello scioglimento di ogni vincolo, ha abortito in quantità industriale. E dulcis in fundo, ha continuato a sentirsi al centro del mondo, più dei propri figli. Figuriamoci dei propri nipoti.

Interrogativo legittimo che pretende di essere solo contestato da un soprassalto di generosità, pari a quello dei nonni delle precedenti generazioni. È giusto sperare quanto è lecito dubitare. Staremo a vedere.

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