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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Ambiguità del linguaggio, relativo proprio alla famiglia

    DIBATTITO www.avvenire.it


    Tutte le forme di convivenza devono veder riconosciuti e garantiti i loro diritti secondo la Costituzione; però non tutte producono un nuovo soggetto socialmente rilevante Un intervento del vescovo di Viterbo Lorenzo Chiarinelli

    Ma la famiglia è un'altra cosa



    «Proprio le unioni di fatto, con il loro definirsi così, alla collettività dicono che non sono una "qualità nuova"»

    Di Lorenzo Chiarinelli

    Ogni discorso sulla famiglia suscita immediatamente una duplice serie di sentimenti: lo stupore, perché ci si trova dinanzi alla libertà, alla vita, all'amore, esperienze sempre cariche di mistero e fascinose; la preoccupazione, perché la famiglia è nodo complesso, è spazio aperto, è gioco di libertà diverse e sempre nuove. Non meraviglia, quindi, l'attenzione che alla famiglia si riserva da varie parti e da molteplici punti di vista: sociologico, politico, legislativo, teologico, pastorale… Ed è positivo che ad essa si riservino cure particolari.


    Ma proprio da queste attenzioni emergono alcuni elementi meritevoli di particolare sottolineature... Già in altre occasioni abbiamo riflettuto sul tema. Ora ci sta a cuore qualche breve considerazione sul senso stesso della famiglia e la sua considerazione sociale. Innanzitutto è evidente per tutti che la realtà familiare è oggi soggetta a continui e profondi cambiamenti. Le ragioni sono tante.
    La famiglia, in realtà, è punto di confluenza di identità personali, non sempre definite, spesso incerte e problematiche. Essa è luogo di incontro di esigenze diversificate, qualche volta conflittuali.

    La realtà familiare è come uno snodo di attese, di timori, di speranze che ciascun membro coltiva e offre ma che con fatica vengono accolte e armonizzate. Ma in ogni caso, resta vero come ha scritto Levi Strauss che «l'unione più e meno durevole, socialmente approvata, di un uomo, una donna e i loro figli, è un fenomeno universale, presente in qualunque tipo di società».


    È, in realtà, constatazione in sé confortante il progressivo riconoscimento del ruolo sociale della famiglia e la proclamazione delle sue alte finalità sociali: sono queste spesso ad ispirare gli interventi delle istituzioni sia sul piano educativo che economico e in genere sociale. Si può giustamente parlare di una sempre maggiore "soggettività" riconosciuta alla famiglia sul piano civile, sia in ordine ai diritti che ai compiti.


    La famiglia, però, che è sempre un gruppo sociale-umano primario, non è un gruppo qualunque. La sua specificità comporta una definizione di confini socialmente vincolanti per quanto riguarda le relazioni tra membri nelle loro reciproche determinazioni. Ed è il riconoscimento dell'esistenza della reciprocità delle relazioni che socialmente la configura e distingue il semplice gruppo (fatto di relazioni intersoggettive) da una «istituzione sistematica» con relazioni di reciprocità, oltre lo stadio della semplice «convivenza».


    E proprio al riguardo c'è una diffusa confusione e una crescente ambiguità anche del linguaggio, relativo proprio alla famiglia. Il termine è diventato polisemico e addirittura equivoco: si dice famiglia l'unione consacrata, per i cristiani, dal sacramento; si dice famiglia l'unione sancita civilmente; e si dice famiglia anche una unione di fatto tra persone di sesso diverso e perfino tra persone dello stesso sesso. La confusione linguistica è sintomo abbastanza evidente della ambiguità delle concezioni socio-culturali. Su di esse bisogna riflettere.
    La cultura e l'ethos del popolo italiano trova espressione nella Carta costituzionale che riconosce la famiglia fondata sul matrimonio. Articolo 29: La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

    Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare. E questa è una acquisizione che costituisce uno degli elementi del patrimonio etico sancito dal consenso di tradizioni diverse, sedimentate nella carta costituzionale, come codice comune degli italiani. Non è un semplice modo di dire. Meraviglia, pertanto, la leggerezza o la improntitudine di alcuni dinanzi a questo dettato costituzionale, valutato con troppa superficialità anche da coloro che su altri punti della Costituzione si attestano con protervia accanita.

    Ma finché la Costituzione vige, il suo dettato non può essere equivocato e ogni legislatore, ai diversi livelli (parlamentare, regionale, provinciale, comunale), non può non tenerne conto.


    Il sociologo Pierpaolo Donati nota con lucidità che per comprendere dove vada la famiglia ci si deve orientare lungo due grandi direttrici, mai dimenticando che la famiglia rappresenta il momento del passaggio dalla natura alla cultura senza cui non si dà la società a dimensione propriamente umana; e che la famiglia rappresenta il punto di intersezione tra pubblico e privato necessario per una differenziazione non anonima e non alienante del sociale.


    Spesso, tuttavia, per motivare certe "aperture" o "aggiornamenti" vengono avanzate le "ragioni sociali": occorre si dice venire incontro a ogni tipo di convivenza, per non fare discriminazioni, per rimuovere gli ostacoli di tutti i cittadini. La politica - si afferma - non ha un'idea di famiglia da perseguire. Su questo punto bisogna intendersi con chiarezza estrema.

    Innanzitutto bisogna distinguere tra persona e famiglia. La persona - che è il cardine del nostro ordinamento civile - è soggetto unico, irripetibile, connotato da uguaglianza senza eccezioni, con diritti irrinunciabili, non passibili di alcuna discriminazione. Lo Stato si deve far carico di ogni persona, deve favorirne la crescita, deve garantirne i diritti: sia essa uomo/donna; cattolica/atea; tossicodipendente o omosessuale; celibe nubile/sposata...

    Le persone, per costituzione, hanno tutte uguali diritti e doveri. La famiglia, però, non è una semplice somma di persone: uno più uno. Essa non risulta da addizione: non è dato quantitativo. La famiglia è, certamente, realtà plurale di persone, ma è pluralità qualitativamente nuova: quello stare assieme produce un nuovo soggetto sociale, e come tale - cioè come soggetto sociale - va riconosciuta, garantita, promossa.
    Non si può confondere o barattare il doveroso sostegno, senza discriminazioni, dovuto alle persone, a tutte le persone, con il sostegno dovuto alla famiglia. Il fatto che le pe rsone stiano assieme (due, tre, quattro...) non produce di per sé una realtà qualitativamente nuova quale è la famiglia. Quelle persone "insieme" hanno i loro diritti che vanno riconosciuti e garantiti, ma non in quanto "famiglia" che è "realtà altra" socialmente rilevante.


    Del resto basti una semplice constatazione. Proprio le "unioni di fatto", con il loro definirsi "di fatto", intendono dire alla collettività che non sono una "qualità nuova". E se esse stesse, per libera scelta, lo attestano e lo vogliono, lo Stato non può agire nei loro confronti "come se" fossero un'altra cosa. Tra lo stare assieme comunque e lo stare assieme con vincolo matrimoniale c'è un salto di qualità, civile e sociale.


    Da ciò sembra ovvio concludere che è dentro questa linea del dato costituzionale che vanno collocate, e da esso normate, anche le questioni concernenti le così dette «nuove forme di convivenza», etero o omosessuali. Solo tenendo fede ad alcune acquisizioni essenziali che la Costituzione stabilisce, potrà avere definizione la ulteriore variegata articolazione del tessuto dei rapporti interpersonali.


    Promoviamo tutte le persone; sosteniamo le famiglie, soprattutto quelle in crisi, ma non confondiamo i linguaggi che esprimono ethos e valori della collettività: qui non si gioca con le parole, ma con le persone.

    Ed è interesse di tutti costruire una convivenza di libertà, di uguaglianza, di giustizia. Sempre «facendo la verità nell'amore». E in tutto ciò, non facciamo riferimento - come risulta evidente da quanto qui detto- alla esperienza di fede che i credenti sanno come vivere e testimoniare in ogni contesto. I principi qui ricordati sono unicamente civili, laici, costituzionali e, pertanto, patrimonio comune di tutti i cittadini e noi come cittadini li difendiamo.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

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  2. #2
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Articolo 29: La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

    **************

    riflettevo....... la Costituzione Italiana quanti anni ha? E quanti secoli ha invece...L'ISTITUZIONE DEL MATRIMONIO SACRAMENTALE? per chi non lo sapesse è a partire da Lutero che il Matrimonio QUALE SACRAMENTO DA BEN 1500 ANNI difeso e vissuto..... iniziò ad essere visto come una SEMPLICE UNIONE eliminando il Sacramento.... l'Illuminismo, il Socialismo, l'anticattolicesimo.... l'odierno relativismo con tutto il significato del laicismo che si porta dietro, hanno fatto il resto per distruggere la Famiglia.....

    Sarebbe interessante chiedersi cosa intendessero per MATRIMONIO i padri della Costituzione Italiana quando scrissero quell'articolo dal momento che, in quegli anni era impensabile un matrimonio al di fuori del Sacramento......
    E si dovrebbe riflettere quanto sia giusto che OGGI, si interpreti il pensiero dei padri della Costituzione in modo del tutto diverso da quello che essi intesero.....
    Se dunque l'Art. 29 della Costituzione difende IL MATRIMONIO in termini naturali fra l'uomo e la donna....con quale giustificazione si avanza con richieste ingannevoli circa futuri MATRIMONI da considerare dentro tal termini i conviventi e gli omosessuali?

    MATRIMONIO vuol dire unione sancita sacramentalmente fra l'uomo e la donna...
    Intendeva un altro genere di matrimonio l'art. 29 della Costituzione?

    Così oggi anche la Spagna sta rivendicando la sua Costituzione ingannata ed infranta da un atto illegittimo di Zapatero, perchè la stessa Costituzione spagnola parlando di Matrimonio di riferiva a questa unione che da duemila anni è sancito sacramentalmente fra l'uomo e la donna.....ma Zapatero sta chiudendo tutte le porte al dialogo, si RIFIUTA DI RICEVERE IL COMITATO DELLE FAMIGLIE.......ha comunicato alla stampa che per lui il DISCORSO E' CHIUSO........ mentre dal Parlamento Europeo giunge un lumicino di speranza...... infatti il Parlamento Europeo ha dato una frenata al Belgio che voleva in breve tempo legittimare le adozioni a coppie omosessuali già riconosciute come nuclei familiari da tre anni.........ma il Parlamento ha frenato tale iniziativa parlando di una "correre troppo...."
    Per ora è sufficiente, ha dichiarato Strasburgo, concentrarsi sulla Costituzione Europea che " è tutta da rifare".......

    ....e si...Giovanni Paolo II aveva profetato bene.......

    il Papa aveva detto:

    " Se la Costituzione Europea non riconoscerà Dio, Dio non potrà riconoscere questa Europa e non ne uscirà nulla di buono..."

    nel 1992 disse all'Omelia ai polacchi:
    "Il cedimento al desiderio, al sesso, al consumo: questo è l’europeismo che accreditano taluni sostenitori del nostro dovere d’entrare in Europa. Ma noi non dobbiamo diventare parte di questa Europa. L’Europa l’abbiamo creata noi, con molta più forza di quelli che pretendono l’esclusiva dell’europeismo. Qual è il loro criterio? La libertà. Ma quale libertà? Quella di togliere la vita al bambino non nato? Fratelli e sorelle, io protesto contro questa concezione dell’Europa che si sostiene in Occidente. E proprio in questa terra di martiri questo deve essere gridato forte. L’Europa attende una redenzione. Il mondo ha bisogno di un’Europa redenta".

    E nel commentare l'Angelus del 7 Maggio 2004, l'Osservatore Romano scriveva:

    Per il Papa, non è all'altezza dei tempi una visione minimalista dell'Europa, come quella di non pochi politici (che accettano l'Unione perché politicamente corretto, ma non la considerano parte decisiva della loro azione). Ci vuole una grande visione per essere all'altezza dei tempi. E non la si ritrova sempre tra i dirigenti del nostro continente. Ma Giovanni Paolo II nutre da tempo una grande visione dell'Europa: "l'unità dei popoli europei, se vuol essere duratura, non può però essere solo economica e politica". Il sentirsi europei ha bisogno di un'anima e di una cultura: "l'anima dell'Europa - ha continuato Giovanni Paolo II il 2 maggio - resta anche oggi unita, perché fa riferimento a comuni valori umani e cristiani". Infatti, per l'Europa, "la sua identità sarebbe incomprensibile senza il cristianesimo".
    Già parecchie volte il Papa ha espresso le sue idee riguardo alle radici cristiane dell'Europa. Ma si deve anche aggiungere che, in forza di queste idee, Giovanni Paolo II ha sperato, se non il solo, certo tra i pochissimi, in uno dei più grandi processi di riunificazione nella storia d'Europa: quello che ha portato alla fine del comunismo e all'espropriazione della libertà di una parte del continente. Il Papa ha sentito l'Europa già unita nelle sue radici cristiane e nella volontà profonda dei suoi popoli quando, fin dal 1978, ha parlato di una grande Europa rifiutando il realismo della logica di divisione di Jalta. Giovanni Paolo II crede da sempre che la cultura e la coscienza dei popoli siano più forti delle costruzioni politiche. Ed ha dato anima agli europei, specie dell'Est, perché non avessero paura di un grande futuro.
    Nel 1989 si è visto che il cristianesimo non era solo l'archeologia dell'Europa, ma anche il suo presente. Si compie spesso un errore di prospettiva, quando si parla solamente del grande ruolo che il cristianesimo ha avuto nel passato dell'Europa. I cristiani sono ancora nel presente dell'Europa e, vivendo il Vangelo, assicurano al continente un respiro per il suo futuro. Soprattutto offrono speranza: la speranza di un'Europa degna della sua storia, radicata nei valori umani e religiosi, che dia infine un grande contributo al mondo contemporaneo. Giovanni Paolo II, ancora una volta, ha detto che non ci siamo rassegnati a vivere il presente in maniera angusta, senza prospettive e, soprattutto, senza la generosità di una grande idea. Infatti, solo se avremo la capacità di essere grandi, potremo essere veramente uniti.

    (©L'Osservatore Romano - 8 Maggio 2004)

    Così come :
    Il cardinale Camillo Ruini all'assemblea generale Cei: «La nuova Europa non livelli forzatamente le culture» In questa Europa «i politici cristiani di tutti i Paesi agiscano nella coscienza della ricchezza umana che la fede porta con sé: uomini e donne impegnati a far diventare fecondi tali valori, ponendosi al servizio di tutti per un'Europa dell'uomo, sul quale splende il volto di Dio».


    In occasione della Seduta Pubblica delle Pontificie Accademie, il Santo Padre ha indirizzato al Cardinale Paul Poupard, Presidente del Consiglio di Coordinamento tra Accademie Pontificie, uno speciale Messaggio, che è stato recato dall'Arcivescovo Leonardo Sandri, Sostituto della Segreteria di Stato. Il tema scelto per l'VIII Seduta Pubblica, tenutasi giovedì 6 novembre, è stato: "I Martiri e le loro memorie monumentali, pietre vive nella costruzione dell'Europa". Il tema offre una singolare chiave di lettura della svolta epocale che sta vivendo l'Europa. "Si tratta di scoprire - si legge nel Messaggio - il legame profondo tra la storia di ieri e quella di oggi, tra la testimonianza evangelica offerta coraggiosamente nei primi secoli dell'era cristiana da tantissimi uomini e donne e la testimonianza che, anche nei giorni nostri, non pochi credenti in Cristo continuano ad offrire al mondo per riaffermare il primato del Vangelo di Cristo e della carità". Prosegue il Papa: "Se si perdesse la memoria dei cristiani che hanno sacrificato la vita per affermare la loro fede, il tempo presente, con i suoi progetti ed i suoi ideali, perderebbe una componente preziosa, poiché i grandi valori umani e religiosi non sarebbero più confortati da una testimonianza concreta, inserita nella storia". Oggi in Europa - ma così non è in altre regioni del mondo - la persecuzione non è più fortunatamente un problema. I cristiani tuttavia devono spesso affrontare forme di ostilità più o meno palesi e questo li impegna ad una testimonianza chiara e coraggiosa. "Insieme con tutti gli uomini di buona volontà - afferma il Santo Padre nel Messaggio -, essi sono chiamati a costruire una vera "casa comune", che non sia solo edificio politico ed economico-finanziario, ma "casa" ricca di memorie, di valori, di contenuti spirituali. Questi valori hanno trovato e trovano nella Croce un eloquente simbolo che li riassume e li esprime".




    (©L'Osservatore Romano - 8 Novembre 2003)

    Non abbiamo dunque altra scelta a quanto pare.....possiamo dire con certezza che Giovanni Paolo II aveva previsto e aveva detto chiaramento delle conseguenze che ne sarebbero derivate da quella MUTILAZIONE delle radici cristiane dalla Carta Costituzionale......

    Impariamo a riflettere......

    La speranza cristiana è la sola vittoria, è la sola visione ottimistica per il futuro dell'Europa.....

    Fraternamente Caterina LD
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  3. #3
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    Originally posted by antonio
    mah......non sono molto d'accordo...
    nel senso che non sono i riconoscimenti formali a precludere certe evouzioni...
    o si voleva intendere che quel riconoscimento formale avrebbe dovuto impegnare tutti gli Stati ad uniformarsi alla dottrina sociale della Chiesa....?
    ma anche in questo caso sarebbe stata una via scarsamente praticabile...
    Concordo......infatti la mia era più una riflessione seguita da una e più domande che da una affermazione
    Credo che comunque il tema di fondo non si pone il problema o il dilemma che tale riconoscimento avrebbe dovuto impegnare tutti gli stati quasi fosse un obbligo, ma più semplicemente valutare i fatti e comprendere che cosa si intende per MATRIMONIO.... altrimenti dovremmo chiederci come mai si nega l'eventualità che la dottrina sociale della Chiesa possa diventare una sorta di faro.... una sorta di punto di riferimento, mentre sembra che gli Stati abbiano accolto (consapevolmente o meno) il riformista Lutero che per primo negò il Matrimonio quale sacramento, non ti pare?

    Fraternamente caterina
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  4. #4
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    Originally posted by antonio
    beh..nella Costituzione Europea non si fa riferimento neanche a Lutero...
    e che c'azzecca questo con quanto si diceva? Il riferimento a Lutero è stato fatto quale punto di partenza di uan concezione del matrimonio DIVERSA da quella del cristianesimo bimillenario.......
    Poi abbiamo il matrimonio "pagano".......il matrimonio ebraico.... e simili, cioè legati alle proprie tradizioni di fede.......
    l'articolo 29 della Costituzione italiana a quale matrimonio si riferisce?
    tutto qui.........

    infine la domanda suscitata dalla tua riflessione non è stata accolta?
    la ripropongo:

    più semplicemente valutare i fatti e comprendere che cosa si intende per MATRIMONIO.... altrimenti dovremmo chiederci come mai si nega l'eventualità che la dottrina sociale della Chiesa possa diventare una sorta di faro.... una sorta di punto di riferimento, mentre sembra che gli Stati abbiano accolto (consapevolmente o meno) il riformista Lutero che per primo negò il Matrimonio quale sacramento, non ti pare?

    Fraternamente caterina
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    Quo usque tandem???
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    Originally posted by Caterina63
    e che c'azzecca questo con quanto si diceva? Il riferimento a Lutero è stato fatto quale punto di partenza di uan concezione del matrimonio DIVERSA da quella del cristianesimo bimillenario.......
    Poi abbiamo il matrimonio "pagano".......il matrimonio ebraico.... e simili, cioè legati alle proprie tradizioni di fede.......
    l'articolo 29 della Costituzione italiana a quale matrimonio si riferisce?
    tutto qui.........

    infine la domanda suscitata dalla tua riflessione non è stata accolta?
    la ripropongo:

    più semplicemente valutare i fatti e comprendere che cosa si intende per MATRIMONIO.... altrimenti dovremmo chiederci come mai si nega l'eventualità che la dottrina sociale della Chiesa possa diventare una sorta di faro.... una sorta di punto di riferimento, mentre sembra che gli Stati abbiano accolto (consapevolmente o meno) il riformista Lutero che per primo negò il Matrimonio quale sacramento, non ti pare?

    Fraternamente caterina
    Sono d'accordo!
    Un'europa scristianizzata e dedita solo al profitto ed al "riempirsi la pancia" è condannata ad essere fagocitata, come il confronto con il mondo musulmano ci sta mostrando!

 

 

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