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  1. #1
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    Tra la verità e l'errore non c'è nessuna via di mezzo, tra questi due poli opposti non c'è che un immenso vuoto. Colui che si pone in questo vuoto è altrettanto lontano dalla verità di colui che è nell'errore (J. Donoso Cortes)
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    Exclamation 23 luglio: martiri dell'anarchia e del comunismo in Spagna (1936)

    Beati Martiri Spagnoli Passionisti di Daimiel

    Il martirio dei 26 Martiri Passionisti della Comunità di Daimiel (Ciudad Real – Spagna) ha le sue origini nel clima chiaramente anticlericale che si respirava in Spagna dopo la proclamazione della Repubblica nel 1931 e le elezioni politiche del febbraio 1936. Nello stesso anno ebbe inizio la guerra civile, che insanguinò la Spagna fino al 1939. In questo clima avvenne la tragedia della Comunità Passionista di Daimiel martirizzata dal 23 luglio al 23 ottobre del 1936.

    La maggioranza dei suoi membri era composta da giovani di 18-21 anni che si preparavano con lo studio a diventare missionari per la lontane Americhe. Pertanto bisogna dire che nessuno dei confratelli era impegnato in politica, quindi tanto più chiara diventa la causa della loro morte, dovuta solo alla persecuzione anticlericale in atto, in odio alla fede cattolica, ecco perché sono martiri.

    Verso la mezzanotte del 21 al 22 luglio con a capo il Padre Niceforo Diez, superiore Provinciale, furono cacciati dal convento dopo che tutti, raccolti in chiesa, ebbero fatta la loro ultima confessione, ricevuta la Comunione e sentito l’esortazione del Padre Provinciale: “Cittadini del Calvario, questo è il nostro Getsemani! La natura atterrita dalla prospettiva del Calvario, come quella di Gesù, sbigottisce e si abbatte. Gesù però sta con noi. Lui stesso ci conforta e sostiene. Tra poco staremo con Cristo, cittadini del Calvario, animo dunque, a morire per Cristo!”. Circa duecento uomini armati li cacciarono nella notte profonda, intimando loro di non rientrare in Daimiel perché sarebbero stati ammazzati.

    Divisi in piccoli gruppi, iniziò la loro Via Dolorosa, essendo poi uccisi in diverse date e luoghi, ma sempre per l’unico “delitto” di restare fedeli alla loro vocazione religiosa.
    15 morirono il 23 luglio, 3 il 25 luglio, 2 il 25 settembre e 6 il 23 ottobre.
    Beatificati da papa Giovanni Paolo II il 1° ottobre 1989.

    (Autore: Antonio Borrelli)



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  2. #2
    più arcipreti, meno arcigay
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    Tra la verità e l'errore non c'è nessuna via di mezzo, tra questi due poli opposti non c'è che un immenso vuoto. Colui che si pone in questo vuoto è altrettanto lontano dalla verità di colui che è nell'errore (J. Donoso Cortes)
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    Predefinito

    Beati Martiri Spagnoli della Fraternità dei Sacerdoti Operai Diocesani del Cuore

    Questo è un primo gruppo di nove, dei trenta sacerdoti appartenenti alla Fraternità dei Sacerdoti Operai Diocesani del Cuore di Gesù, morti martiri nella sanguinosa Guerra Civile di Spagna.

    I nove beati erano tutti Superiori di Seminario, quindi formatori di giovani sacerdoti, secondo le finalità della loro Congregazione, fondata nel 1881 dal beato Manuel Domingo y Sol, beatificato nel 1987.

    Formare nuovi pastori è un gesto profetico, è anticipare il futuro della Chiesa e questo fu il denominatore comune dal punto di vista ministeriale, che li vide spendere la propria vita tra le mura di un seminario. Nel gruppo di questi beati formatori martiri, troviamo esempi eroici di dedizione al proprio lavoro nel seminario; non limitavano la formazione alla disciplina, amavano e si facevano amare; ebbero tra gli studenti, una presenza continua, caratterizzata, secondo testimoni, da una “carità quasi materna verso i seminaristi ”, con il contatto personale con ogni studente, la preziosa attenzione prestata ai malati.

    Conoscevano non solo i seminaristi, ma anche le loro famiglie e i sacerdoti delle parrocchie di provenienza; in loro risaltava la dedizione esclusiva al seminario, a scapito di tutte le altre occupazioni e persino di offerte di lavoro umanamente più allettanti.

    Sebbene dotati di tanti titoli nel campo dell’insegnamento, in teologia, nelle lingue, essi vennero ricordati dagli studenti per la loro bontà, pazienza e umiltà. Si adoperarono per creare un ambiente familiare nella comunità del seminario; si preoccuparono della formazione liturgica e musicale dei seminaristi, ottenendo ottimi risultati; si sforzarono per innalzare il livello accademico e la qualità della vita comunitaria del seminario; ebbero grande attenzione e sollecitudine per le vocazioni sacerdotali diocesane.

    Pur consapevoli della tragedia che incombeva sulla Spagna, a causa della Guerra Civile, che durò sanguinaria e feroce dal 1936 al 1939, essi rimasero ai loro posti fino all’ultimo, infondendo agli altri sacerdoti e seminaristi, lo spirito del martirio, molti di loro accettarono così in pace, la suprema prova.

    Solo negli ultimissimi giorni, dopo aver cercato di mettere in salvo le Comunità dei seminaristi loro affidati, da soli o a gruppetti, lasciarono i seminari cercando di nascondersi in case di sacerdoti o amici; ma poi furono presi dai rivoluzionari e singolarmente uccisi, quasi sempre in prossimità dei cimiteri delle città.

    Il gruppo dei nove beati è capeggiato nella celebrazione da padre Pedro Ruiz de Ios Paños, che fu anche un fondatore di Congregazione di Suore e nel sito è descritto più ampiamente da solo. Segue l’elenco dei nove beati con la città e la data della morte, che è anche il giorno della loro singola celebrazione, mentre il 23 luglio è quello della eventuale celebrazione collettiva.

    1) Pedro Ruiz de los Paños, anni 54, 23 luglio 1936, Paseo del Transito di Toledo
    2) José Sala Picó, anni 47, 23 luglio 1936, Paseo del Transito di Toledo
    3) Guillermo Plaza Hernández, anni 28, 9 agosto 1936, Arges (Toledo)
    4) Recaredo Centelles Abad, anni 32, 25 ottobre 1936, Nules (Castellón)
    5) Martín Martínez Pascual, anni 25, 18 agosto 1936, Valdealgorfa
    6) Antonio Perulles Estivill, anni 44, 12 agosto 1936, Marsá (Tarragona)
    7) José Pascual Carda Saporta,, anni 42, 4 settembre 1936, Oropesa (Castellón)
    8) Isidoro Bover Oliver, anni 46, 2 ottobre 1936, Castellón
    9) José Peris Polo, anni 46, 15 agosto 1936, Almazora (Castellón)

    Il gruppo dei novi beati, membri della Fraternità dei Sacerdoti Operai Diocesani del Cuore di Gesù, è stato beatificato il 1° ottobre 1995, da papa Giovanni Paolo II e va ad aggiungersi all’ormai numeroso elenco di sacerdoti, religiosi, suore, vescovi, seminaristi e novizi, beatificati come martiri di quel tristissimo periodo della storia recente della cattolicissima Spagna.

    (Autore: Antonio Borrelli)



    (dal sito www.santiebeati.it)

  3. #3
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    Predefinito in Spagna

    grazie Dreyer, è bellissimo quello che hai postato.

    certo non si può fare a meno di pensare che quei crimini compiuti in Spagna da chi odiava il clero e la Chiesa cattolica, sono gli antecedenti di altri crimini, compiuti sempre in Spagna ma oggi, contro l'Umanità e la società, da chi quell'odio nutre ancora.

    saluti, L&G

  4. #4
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    Caro LeG, vedo che hai compreso l'efficace paragone... fra i nemici di Cristo di ieri e quelli di oggi... cambiano i metodi, oggi non incendiano più le chiese e decapitano le madonne, almeno apertamente...ma la pericolosità è quasi maggiore, perchè approvano leggi confronto alle quali Dio preferirebbe vedere bruciate tutte le chiese di Spagna!

  5. #5
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Ringrazio Dreyer per questa pagina che ci conduce per mano a meditare.........
    Concedetemi di aggiungere tanti sacerdoti DIMENTICATI, uccisi dai partigiani comunisti italiani solo perchè.....portavano la TONACA........

    si i metodi sono cambiati, ma non è cambiato l'odio......

    Fraternamente caterina LD

    DIMENTICATI

    di Paolo De Marchi

    Una pagina rimossa della nostra storia. Centinaia di cattolici, sacerdoti e laici,
    uccisi dai partigiani comunisti nell'immediato dopoguerra. In odio alla fede e alla Chiesa.
    I testimoni tacciono. I libri di testo nascondono la verità. Viltà, paura o complicità?

    Una delle accuse più squalificanti che possano essere rivolte a chi si occupa di storia è senz'altro nell'attuale temperie culturale quella di essere revisionista: che equivale quanto meno a impudente falsario o a spericolato negatore di verità conclamate e di tesi pacificamente ammesse dalla gente che conta. Uno storico vero dovrebbe invece essere revisionista per definizione, perchè il passato è sempre suscettibile di una pluralità di letture, e la valutazione dei fatti, per essere il più possibile serena, va sgombrata da pregiudizi ideologici e luoghi comuni non verificati. Il revisionismo, insomma, dovrebbe essere strumento ordinario di lavoro per uno storico, se non altro per evitare il formarsi di miti e leggende che piano piano finiscono per sovrapporsi alla verità dei fatti. Ora, una delle mitologie più solide, in Italia, nell'ultimo cinquantennio è certamente quella che riguarda la Resistenza: della quale è intoccabile la sacralità e incrollabile il giudizio totalmente positivo. Il che spiega come, mentre molto si sa dei crimini commessi dai nazisti (e che nessuno vuole naturalmente sminuire), manchino invece del tutto studi approfonditi sui crimini commessi dai partigiani in alta Italia, e soprattutto in Emilia Romagna, nel cosiddetto Triangolo della Morte. Eppure anche un Giorgio Bocca, certo insospettabile di voler "gonfiare" le cifre, calcola in 12-15.000 il numero dei "giustiziati" dai partigiani.

    Diciamo subito che il termine "giustiziati" usato da Bocca non appare esatto, perchè fra gli uccisi ci sono certamente molti fascisti, ma ancor di più ci sono persone eliminate per ragioni che con la politica avevano poco o nulla a che fare (si pensi, per stare alla realtà, ai sette fratelli Govoni - uno solo dei quali era qualificabile come fascista, e di cui l'ultima, Ida, ventenne, era madre di una bimba di pochi mesi - trucidati ad Argelato l' 11 maggio 1945, i cui corpi verranno trovati solo nel '51; oppure, per passare alla poesia, che spesso interpreta i fatti in modo più efficace della pura cronaca, al bellissimo racconto di Guareschi intitolato Due mani benedette). Ma quello che qui ci interessa è sottolineare il fatto che fra questi morti ammazzati elevatissimo è il numero di cattolici, uccisi proprio in quanto cattolici, ossia perchè incarnavano agli occhi sia dei nazisti sia dei partigiani comunisti quella tragica figura del "nemico oggettivo" di cui le rivoluzioni hanno assoluto bisogno per sopravvivere.

    Ebbene, di queste vittime restano dei nomi, delle date, e poco più. Perfino Il secolo del martirio, il bel libro di Andrea Riccardi di cui si è già parlato su queste pagine, nulla dice in proposito: e di questi veri martiri della fede si rischia di perdere anche la memoria, se non ci si deciderà a tentare, e presto, qualche ricerca approfondita. Eppure sono tanti: solo in Emilia Romagna sono 92 i sacerdoti e seminaristi caduti per mano dei partigiani e su l' Osservatore Romano del 1 ° novembre 1995 Luciano Bergonzoni ne elenca i nomi, insieme a quelli di tanti altri, vittime della ferocia nazista.

    Sempre nel '95, il card. Biffi ha promosso una serie di celebrazioni commemorative, nelle parrocchie della diocesi di Bologna, dei sacerdoti uccisi prima e dopo la Liberazione, affermando che "questa impressionante serie di crimini dice che c'era a quel tempo il piano di impadronirsi politicamente della nostra società attraverso l'intimidazione della gente"; e proseguiva ribadendo il dovere del ricordo e della riconoscenza nei confronti di chi ha sacrificato la vita per ottenerci "il dono di un lungo periodo di prosperità e di pace", sapendo "opporsi con fermezza e con efficacia al trionfo di ideologie che sembravano socialmente avanzate ed erano soltanto cieche e disumane", e preservandoci così "dalle tristi prove toccate a molte nazioni dell'Est europeo". Non è questa la sede per un ricordo dettagliato di tanti martiri, fra cui abbondano le figure nobili e luminose, e spesso i veri e propri eroi.

    Basterà menzionare il sacrificio di don Alfonso Reggiani, ucciso ad Amola il 5 dicembre 1945, e di don Enrico Donati, parroco di Lorenzatico, ucciso il 13 maggio 1945, e ricordato espressamente dal card. Biffi, per arrivare al caso forse più famoso di tutti, quello di don Umberto Pessina, trucidato a San Martino di Correggio il 18 giugno 1946 (quindi sempre ben dopo il fatidico 25 aprile!): un delitto che invano i comunisti hanno cercato di far passare per un incidente, come è spiegato dallo storico Sandro Spreafico in un'intervista pubblicata su Avvenire del 30 dicembre 1993 (una ricostruzione dell'omicidio, che portò in carcere per dieci anni l' allora sindaco di Correggio Germano Nicolini, pur innocente, è contenuta nello studio di Frediano Sessi, Nome di battaglia: Diavolo, uscito da Marsilio nel 2000: cfr. sull'argomento M. Corradi su Avvenire del 4 giugno 2000 e R. Festorazzi su Avvenire del 18 giugno 1996).

    Tanti sacerdoti, dunque, ma anche tanti seminaristi e tanti laici, come il quindicenne Rolando Rivi, ucciso a Reggio Emilia il 10 aprile 1945, in quanto "futuro ragno nero", o il famoso Giuseppe Fanin, apostolo dell'idea cristiana fra i braccianti e i contadini, ucciso a ventiquattro anni il 4 novembre 1948 vicino a Bologna, perchè dava fastidio il suo impegno per tradurre in pratica la dottrina sociale della Chiesa.

    Un ultimo punto vorremmo ricordare: gli assassini di tanti innocenti - colpevoli solo di essere cattolici - sono stati spesso individuati, ma le condanne sono state pochissime, perchè quasi sempre essi hanno trovato, con la copertura e la connivenza del partito comunista, rifugio e ospitalità oltre la cortina di ferro. E questo va tenuto presente soprattutto oggi, quando quasi nessuno vuol più ricordare il suo passato comunista, e addirittura vuol farsi passare per liberale, ma allo stesso tempo rifiuta un serio esame di coscienza. Ci piacerebbe insomma che anche altri, e non solo i cattolici, scoprissero la grandezza e la dignità del chiedere perdono.

    Tutto questo discorso è fatto qui - sia chiaro - non per riaprire ferite o per vano spirito di polemica, ma allo scopo di mantenere viva la memoria dei fatti e far risplendere la verità, che rischia altrimenti di restare sepolta sotto gli slogan e il conformismo ideologizzato; e con la speranza che la Storia - quella vera, e non quella manipolata dagli storici non revisionisti o dai manuali scolastici - insegni a evitare gli orrori del passato.

    Ricorda

    "Un episodio fra tanti vale la pena di riportare. Accadde il 10 aprile 1945, nella parrocchia di san Valentino di Reggio Emilia. Un seminarista quindicenne con la tonaca nera è in vacanza presso il papa contadino.
    E' un mattino di sole. Il ragazzo Rolando Rivi, dal volto pallido e infantile, esce di casa con i libri sotto braccio. Cammina una trentina di metri e si apparta in un boschetto dove inizia, all'ombra, il suo studio. Deve prepararsi agli esami. Arriva un gruppo di comunisti. Sono partigiani, ma l'odio contro la tonaca nera è rabbioso. 'Eccolo un futuro ragno nero. Facciamolo fuori ?' 'Sarebbe meglio'. La sentenza non ha appelli. Rivi viene invitato a seguirli.

    Gli fanno togliere la tonaca che appendono al portico di una cascina, sul suo quaderno i partigiani scrivono: 'Non cercatelo, viene un momento con noi partigiani' e lasciano tutto lì nel boschetto. Un'ora dopo il quindicenne Rolando Rivi si era già scavato la fossa: gli estremisti lo avevano già fatto rotolare dentro e gli avevano sparato. "Un ragno nero di meno' commentarono. Fu tutto".


    (Luciano Bergonzoni, L'esempio di tanti "eroi dimenticati", in L'Osservatore Romano, 1/11/95).

    Ricordiamo i nomi dei sacerdoti dell' Emilia Romagna
    sacrificati in odio alla religione o per "liberare" il nostro Paese.

    Bertinoro: Vincenzo Bruscoli. Giovanni Godoli.

    Bologna: Luigi Balestrazzi, Medardo Barbieri, Corrado Bartolini (parroco di S. Maria in Duno, prelevato dai partigiani il 1° marzo 1945 e fatto sparire), Raffaele Bartolini (canonico della Pieve di Cento, ucciso dai partigiani la sera del 20 giugno 1945), Dogali Raffaele Busi, Ferdinando Casagrande, Enrico Donati (arciprete di Lorenzatico, ucciso il 13 maggio 1945 da elementi qualificatisi per partigiani, chiuso in un sacco e gettato in acqua), Achille Filippi (parroco di Moiola, ucciso dal comunisti il 25 luglio 1945 perchè accusato di filofascismo), Mauro Fornasari, Giovanni Fornasini (ucciso da un capitano tedesco il 13 ottobre 1944), Domenico Gianni. Arturo Giovannini, Ilario Lazzeroni, Giuseppe Lodi (ucciso dai tedeschi il 29 settembre 1944), Ubaldo Marchioni (ucciso dalle SS il 29 settembre 1944), lldebrando Mozzetti, Aggeo Montanari, Giuseppe Rasori, Alfonso Reggiani, Eligio Scanabissi, Giuseppe Tarozzi, Elia Comini, Martino Capelli, Mario Buggeri, Tarcisio Collina.

    Carpi: Alberto Fedozzi, Amadio Po, Francesco Venturelli.

    Cesena: Lazzaro Urbini.

    Faenza: Angelo Cicognani. Antonio Lanzoni, Antonio Scarante.

    Ferrara: Mario Boschetti, Pietro Rizzo.

    Fidenza: Domenico Cavanna, Aldo Panni.

    Forlì: Livio Casadio.

    Guastalla: Gerrino Cavazzoli, Giacomo Davoli.

    Imola: Pietro Cardelli, Teobaldo Daporto (arciprete di Castel Ferrarese, ucciso da un comunista nel settembre 1945), Giovanni Ferruzzi (arciprete di Campanile, ucciso dai partigiani il 3 aprile 1945), Giuseppe Calassi, Tiso Galletti (parroco di Spazzate Passatelli, ucciso il 9 maggio 1945 perchè aveva criticato il comunismo), Settimio Pattuelli, Luigi Pellicani, Aristide Penazzi, Evaristo Venturini.

    Modena: Aldo Boni, Aristide Derni, Giuseppe Donini, Palmiro Ferrucci, Giovanni Guicciardi, Luigi Lendini (parroco di Crocette, trucidato dopo inenarrabili torture il 20 luglio 1945), Elio Monari, Natale Monticelli, Giuseppe Muratori, Giuseppe Preci, Ernesto Tale.

    Parma: Amedeo Frattini, Pietro Picinotti, Italo Subacchi, Giuseppe Voli.

    Piacenza: Giuseppe Beotti, Giuseppe Borea, Alberto Carrozza, Francesco Deinevo, Francesco Mazzocchi, Alessandro Sozzi.

    Ravenna: Primo Mantovani, Luciano Missiroli, Santo Perin, Mario Domenico Turci.

    Reggio Emilia: Sperindio Bolognesi (parroco di Nismozza, ucciso dai partigiani comunisti il 25 ottobre 1944), Pasquino Borghi, Aldemiro Corsi (parroco di Grassano, assassinato nella sua canonica, con la domestica Zeffirina Corbelli, da partigiani comunisti, la notte del 21 settembre 1944), Giuseppe Donadelli, Luigi Ilariucci, Giuseppe Jemmi. Sveno Maioli, Luigi Manfredi (parroco di Budrio, ucciso il 14 dicembre 1944 perchè aveva deplorato gli "eccessi partigiani"), Dante Mattioli, Umberto Pessina, Battista Pigozzi, Rolando Rivi, Carlo Terenziani.

    Rimini: Giuseppe Balducci, Federico Buda, Pietro Carabini, Luigi Giuliani, Pietro Maccagli. Sarsina: Ettore Barocci, Dino Foschi, Pietro Tonelli.

    Bibliografia

    Luciano Bergonzoni, Clero e Resistenza, Cantelli, Bologna 1964
    Luciano Bergonzoni, Preti nella tormenta, A. Forni, Bologna 1977.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  6. #6
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    martiri e cristiani

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    tutti amici del fascista franco torturatore

  8. #8
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Originally posted by benfy
    tutti amici del fascista franco torturatore

    o certo......dipende dai punti di vista....infatti alle tue parole è corretto aggiungere:
    " e...nemici del comunismo purgatore con i gulag, i campi di concentramento (non li usavano solo i nazisti) e le fosse comuni......"


    http://crimini.web-gratis.net/dimenticare.htm

    ATTENZIONE......... IL SITO CHE HO INSERITO CONTIENE IMMAGINI NON ADATTE AI MINORI.........

    Amico Benfy.......qui è ora di finirla di difendere una ideologia destra o sinistra che sia........ occorre un MEA CULPA da tutti se si vuole veramente proggredire..........

    Come vedi la tua battuta non ha fatto altro che scatenare ulteriore dibattito mentre qui si voleva ricordare PERSONE INERME E SENZA ARMI giustiziati SOLO PERCHE' PORTAVANO LA TONACA.......

    Rifletti e non agire d'istinto........

    Fraternamente Caterina LD
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  9. #9
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    6000 religiosi massacrati... tutti amici di Franco? o forse lo sono divenuti gli altri superstiti, visto cos'è successo a questi 6000 da parte dei rossi?

  10. #10
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    I martiri della persecuzione spagnola
    L’uccisione dei martiri spagnoli ebbe le sue origini nel clima fortemente anticlericale che si respirava in Spagna dopo la proclamazione della Repubblica e nel clima violento della guerra civile. Con la proclamazione della Seconda Repubblica, avvenuta il 14 aprile 1931, la Chiesa in Spagna, invisa al nuovo regime per la sua dottrina e la sua azione, fu subito posta in stato di latente persecuzione sul piano legislativo. A questo stato di cose, già di per sé gravissimo, fece seguito, ad opera dell’estremismo anarchico-socialista, uno stato di violenza fisica sulle persone e sulle cose. Le prime vittime risalgono al 5 ottobre del 1934, durante la cosiddetta «rivoluzione delle Asturie», quando furono assassinati 37 fra sacerdoti, seminaristi e religiosi e furono incendiate 58 chiese. Nove di essi, e precisamente otto Fratelli delle Scuole Cristiane ed un Passionista sono stati beatificati nel 1990, ed è prossima la loro canonizzazione. Inizia così il lungo Martirologio della Chiesa di Spagna due anni prima della guerra civile, quando l’Esercito non si era sollevato contro il Governo repubblicano e la Chiesa lo rispettava. Non bisogna, pertanto, confondere la persecuzione religiosa con la Guerra civile. Essa iniziò due anni prima dello scoppio del conflitto armato tra gli spagnoli. Bisogna dunque ribadire ancora una volta per quanto riguarda la Spagna, che basta la cronologia: la Repubblica dette il via alle persecuzioni anticattoliche ben prima dell'insurrezione militare, di cui, anzi, esse sono da considerare una delle cause decisive. Sin dal 1931, la Repubblica creò un ambiente di ostilità contro la Chiesa e di discriminazioni nei confronti dei cattolici. Dal 18 luglio 1936 fino al mese di marzo del 1939 la persecuzione fu molto più cruenta con l’assassinio in massa di preti, seminaristi, religiosi e suore e di semplici laici, nel tentativo di sopprimere fisicamente la Chiesa cattolica nelle persone e nelle cose. La semplice statistica, incompleta nonostante rigorose ricerche, è sconvolgente. Il numero totale delle vittime ecclesiastiche assassinate in tutta la persecuzione sale a 6.832. Il clero diocesano ne conta 4.184, di cui 13 sono Vescovi; 2.365 il clero religioso e 283 le suore.

    Non si contano i laici assassinati per aver difeso la Chiesa o aver nascosti i preti, ma furono certamente diverse migliaia.

    Circa 6.500 di queste uccisioni ebbero luogo durante i primi cinque o sei mesi della guerra civile. Gli altri trovarono la morte tra il luglio 1937 e il marzo 1939. Un’ecatombe che, per l’alto numero delle vittime e per il breve tempo in cui fu effettuata, non ha riscontro in nessun altro periodo di persecuzione della Storia della Chiesa.

    Gli eccidi commessi in obbedienza all’ideale dell’ateismo militante sembrano oggi lontani, eppure è un quadro di infamie e di orrori che, nelle zone «rosse» della Spagna, furono il frutto logico di correnti di pensiero e di azione di natura profondamente antiumana e attivamente anticristiana, ispirate ad un’ideologia intrinsecamente perversa. La persecuzione religiosa fa comprendere quale errore storico commetterebbe chi giudicasse la Guerra Civile della Spagna in base al solo aspetto sociale e politico.

    Una precisazione bisogna fare, per comprendere il dramma come martirio, come testimonianza di fedeltà alla fede cristiana e alla Chiesa: questi martiri erano assolutamente estranei a fazioni o partiti politici di qualunque indirizzo o colore. Molti erano giovani religiosi o seminaristi tra i 18-21 anni che, nello studio e la preghiera, si preparavano per andare un giorno missionari nelle lontane terre di America, per assistere i malati negli ospedali oppure per insegnare nelle scuole.

    Durante i processi canonici, istruiti nelle rispettive diocesi tra gli anni 40 e 50 nessuno dei testi interrogati poterono accusare i martiri di implicazioni politiche. Dall’inizio alla fine restò saldamente e chiaramente provato che l’unico ed esclusivo motivo della loro morte fu la loro condizione di religiosi, fedeli alla propria vocazione. E, per quanto riguarda quelli assassinati insieme, nessuno si separò dal gruppo per non essere coinvolto nella loro sorte. Nessuno aveva nei paesi dove risiedevano o fuori dei nemici personali. I testimoni escludono senza esitare che essi avessero avuto il minimo contatto con la politica.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 
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