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    Predefinito Arsenio Lupin, ladro anticristiano

    ANNIVERSARIO
    Cent'anni fa usciva la prima avventura del personaggio di Maurice Leblanc E ora uno studioso ne dimostra l'intento esoterico e di beffa contro i cattolici

    Arsenio Lupin,
    ladro anticristiano



    Di Roberto Beretta

    E così il ladro gentiluomo ha colpito ancora. Il suo travestimento dura da un secolo - da quando giusto il 6 luglio 1905 la prima avventura uscì a puntate sul periodico Je sais tout - e solo adesso qualcuno comincia a riconoscerne la traccia: Arsène Lupin non fu solo l'abile truffatore che aborre ogni violenza, il beffardo e galante corteggiatore di donne, il camaleonte elegantissimo e amante del lusso; ma anche un personaggio che disseminava le sue avventure di messaggi esoterici e anticristiani.
    Parbleu! Forse, dopo un'affermazione del genere, persino all'impeccabile Arsenio sarebbe cascato il monocolo. Ma - del resto - ci sono le prove. E, proprio mentre in Francia (particolarmente nella Normandia nativa della creatura di Maurice Leblanc) si apprestano gli eventi e le pubblicazioni del centenario, compreso un film, in Italia uno studioso divulga in modo piuttosto convincente la teoria di un Lupin esoterista, le cui avventure avrebbero legami con il mito occultista di Rennes-le-Chateau (paesino del sud della Francia dove da decenni si vocifera di un tesoro riscoperto da un prete) e - attraverso questo - con il celeberrimo Codice da Vinci.
    Non per nulla Mario Arturo Iannaccone ha voluto anche l'inconfondibile effigie del ladro gentiluomo - insieme al quadro dedicato da Nicolas Poussin all'Arcadia - sulla copertina del suo Rennes-le-Chateau una decifrazione, da poco apparso per Sugarco (pp. 276, euro 16,80; prefazione di Massimo Introvigne). In effetti, alcuni dei capitoli più interessanti dello studio sono dedicati al personaggio di Leblanc - non per nulla nato lo stesso anno delle leggi francesi di separazione tra Stato e Chiesa. La cornice è infatti quella di gruppi cattolici militanti, «società segrete» (non nel senso massonico o esoterico del termine, però) che agivano nel triangolo del meridione francese tra Tolosa, Carcassonne e Narbonne e che nella seconda metà del XIX secolo organizzarono una rete ultra -ortodossa per reagire alle derive violentemente anticlericali e secolariste della classe dirigente d'Oltralpe.
    Di tali associazioni ben ramificate combattive, devote al Sacro Cuore e alla vicina Lourdes, spesso - per contrasto con i governi repubblicani massonici - fautrici di un ritorno della monarchia francese (con la quale pure erano in contatto), faceva parte anche don Bérenger Saunière, il parroco di Rennes-le-Chateau finito al centro di diverse teorie misteriosofiche tra cui quella - rilanciata alla grande da Dan Brown (il primo personaggio del suo Codice si chiama appunto Saunière) - della Maddalena come moglie di Cristo. Povero don Bérenger! Ancorché sacerdote poco «modello» - aveva messo in piedi difatti un bel traffico di messe, che gli permise gli investimenti poi attribuiti alla scoperta di un «tesoro» -, di certo non era uno pseudo-cataro o un eterodosso; anzi, semmai era un reazionario assoluto, in politica e in religione: tant'è vero che nel 1885 un ministro anticlericale ne pretese l'allontanamento dalla parrocchia a causa delle sue prediche contro la République.
    Come avvenne dunque la trasformazione? Fu il radicale e massone Leblanc a mettere in piedi, con i romanzi del ciclo di Lupin, una parodia beffarda ma ideologicamente interessata degli ambienti tradizionalisti cattolici cui Saunière (morto nel 1915) faceva riferimento, «rovesciando» col romanzo fatti e personaggi nel loro esatto contrario. Così simboli perfettamente ortodossi (il diavolo «schiacciato» dall'acquasantiera, per esempio) diventano esoterici, si inventano inesistenti amicizie tra il prete e gli ambienti occultisti parigini, si mescolano Leonardo e i Templari, la pittura di Poussin e i rosacroce per creare un inestricabile groviglio «magico» con cui screditare il progetto di società fortemente cristiana propugnato dai cattolici del Midi. Dopo l'ultima guerra, poi, toccherà a vari altri autori prendere per buone le «rivelazioni» di Leblanc, trasportandole i n un contesto complesso e arricchendole di moltissimi particolari, compreso il celebre (e apocrifo) Priorato di Sion; fino a costituire il «mito» di Rennes-le-Chateau così com'è noto oggi.
    Iannaccone, di prove della manipolazione anti-cristiana del creatore di Lupin, ne fornisce diverse anche attingendo a uno studio corposo ma misconosciuto sull'«opera in codice» di Leblanc, un saggio del 1990 molto documentato e firmato da Patrick Ferté. Anzitutto il nome stesso scelto per l'eroe è in realtà una parodia: san Lupin, infatti, è il patrono di Carcassonne, mentre Arsenio era il nome proprio del vescovo locale, protettore di don Saunière ma soprattutto acerrimo nemico della massoneria.
    Leblanc ne conosceva bene la storia perché monsignor Felix-Arsène Billard era rimasto malamente coinvolto nella beffa di Léo Taxil - un sedicente «convertito» dalla massoneria, che per un decennio fece strabilianti racconti sul demoniaco dei «grembiulini» salvo poi rimangiarsi tutto nel 1897 - e quindi divenne uno dei bersagli preferiti del potente gruppo di intellettuali cui apparteneva lo scrittore parigino e di cui facevano parte, ad esempio, l'alchimista Fulcanelli, l'ideatore del canale di Suez De Lesseps, i poeti Eluard e Bréton, lo scrittore Jarry nonché Verne... Un circolo esperto in cabala, ermetismo, linguaggi cifrati e altri raffinati «giochi» iniziatici.
    Lo scrittore, inoltre, era cognato del ministro francese degli Interni, della Polizia e dei Culti, e dunque poteva avere facile accesso ai rapporti sugli attivisti anti-repubblicani. I cattolici sostenevano un ritorno del Grand Monarque profetizzato da Nostradamus, il re messianico che avrebbe instaurato il Regno sociale di Cristo? Per prenderli in giro Leblanc «incorona» il suo luciferino ladro-gentiluomo, nato a Blois come il Monarque, sciupafemmine e ingannatore, capace di trovare il segreto dei merovingi (che però alla fine è solo un «banale» tesoro) e di interpretare - anziché le profezie delle a pparizioni cattoliche - pergamene cifrate alla ricerca di una verità che si riduce allo scientismo.
    Il romanzo di Lupin più sintomatico in questo senso (e anche per capire il sustrato da cui prenderà le mosse il Codice da Vinci) è La contessa di Cagliostro (1924): i fatti si svolgono proprio tra Rouen e Carcassonne nel 1894, due ecclesiastici protagonisti si chiamano come il vescovo Billard e il suo predecessore Bonnechose, vi si afferma che Billard venerava sant'Ermes (protettore degli ermetisti, ma anche dei ladri...), due altri personaggi-chiave si chiamano Nicolas (come Poussin) e Leonardo (come il maestro da Vinci), infine la trama vuole che una «confraternita» (vedi le suddette «società segrete» cristiane...) di 12 monarchici sostenuta dai gesuiti debba uccidere la discendente di Cagliostro - simbolo della massoneria e pure sosia della Gioconda. Inoltre un acrostico svelato da Lupin fa riferimento alla stella polare (presso Rennes passava, e aveva forte senso magico, il «meridiano zero» prima dello spostamento a Greenwich) e la chiave dell'enigma sta nella menorah, il candelabro ebraico a 7 braccia proveniente dal Tempio di Salomone che un'antica leggenda voleva nascosto proprio a Carcassonne...
    Può bastare? Sennò bisogna leggersi le oltre 500 pagine del Ferté, fitte di allusioni, coincidenze, crittografie svelate, messaggi criptati... Che da parte sua conclude: «Lupin incarna l'immagine perfetta del Gran Monarca della fine dei tempi. La sua volontà di potenza confina con la volontà d'onnipotenza nel tempo e nello spazio. E bisogna esser miopi per negargli una levatura messianica». Dannato Lupin: ce l'avrà fatta sotto il naso ancora una volta?



    Avvenire - 6 luglio 2005

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  2. #2
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    Il nipote è più simpatico, probabilmente.
    La famosa artista idolo delle folle :" si figuri che uno ha addirittura scritto che avrei dovuto investire i MIEI soldi comprando un bar! Io!!!! La barista!!!!"

  3. #3
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    meglio Lupin III si, e comunque mi ricordo i filmetti coll bravo Georges Descrieres...

    dettto inter nos, preferisco credere al Lupin ladro senza tanti misterismi. Allora a questo punto si dice che anche il Don Chisciotte è un opera a doppio senso...
    †Extra Ecclesia nulla salus†

  4. #4
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    e quale sarebbe il secondo senso di don chisciotte?

  5. #5
    Lefevriano in attesa
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    e chi si ricorda nulla, lo lessi in una rivista di medievistica mi pare. Sembra che Dulcinea sia la Maddalena o la Madonna sotto spoglie diverse, e che don Chisciotte sia una sorta di templare iniziatico....un qualcosa così, ma di questi discorsi nè è pieno l'aere, volendo potrei trovare un significato esoterico anche sotto la Maya desnuda o La battaglia di Anghiari, basta che faccia riferimento al periodo e ci piazzi templari, rosacroce, massoni, Rhennnes le Chateau o gli ufo e tutti a fare "aaaahhh oooohhh".

    Io credo che i bei libri sono solo bei libri, e se anche l'autore ha voluto fare quello che sembra scoprano, a me Lupin piace perchè è ladro gentiluomo e don Chisciotte perchè è cavaliere dell'ideale, e basta.
    †Extra Ecclesia nulla salus†

  6. #6
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    Cervantes ha combattuto a Lepanto...penso fosse stato col papa e non un esoterista..però.
    la pena di morte minaccia il valore assoluto della vita umana! Ma anche l’esistenza del puro che subisce un oltraggio, sia pur non letale, ha valore assoluto; noi dobbiamo scegliere il male minore, e se è vero che la santità più santa, sarà sempre più estrema della malvagità più bieca, come il fuoco più fulgido lo sarà del gelo più gelido... allora, ci sarà dato raggiungere la pietà dell’altissimo, anche attraverso... il nero portale del peccato!

  7. #7
    Lefevriano in attesa
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    non so che dire: non sono mie teorie, ma di altri...a me Cervantes piace senza esoterismi vari, au naturel....
    †Extra Ecclesia nulla salus†

 

 

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