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    Predefinito L'America e il suo cuore di tenebra

    Le comodità ci hanno reso tutti dei codardi silenziosi

    DI JOHN KAMINSKI

    …il potere assoluto corrompe in modo assoluto
    - Lord Acton

    La sola cosa che un uomo possa tradire è la sua coscienza
    - Joseph Conrad

    Lo facciamo perché possiamo” ha detto il militare compiaciuto. E con questa filosofia, la macchina da guerra corporativa americana cerca di trascinare il mondo alla tomba. Mi rimbombano ancora nelle orecchie le parole dell’ex generale e di recente Segretario di Stato Colin Powell: “Non contiamo i morti Iracheni”, disse. Forse perché sapeva che non avrebbe potuto contare fino a tanto. Per tutto un mese mi sono guardato attorno per poter dire qualcosa di positivo, di incoraggiante, di costruttivo…. ed in mancanza di ciò, forse cercavo qualche consolazione, una ovvia spiegazione alla perversione che, con i suoi tentacoli petrolchimici, ha stretto l’umanità in una morsa sempre più forte.


    Nel grigio panorama di languide menzogne e di concezioni sbagliate e cattive, non scorgo nulla a cui aggrapparmi. Non un raggio di speranza. Solo menzogne, distorsioni a loro uso e consumo di quella che una volta veniva chiamata logica. La libertà non è più al sicuro, ci dicono. Devi avere un numero. E quando ce l’hai, prendi questo vaccino tossico perché se ti ammalerai non potrai indossare l’uniforme. Devi solo farlo , come ordina lo slogan.

    Non è più garantito il diritto ad un giusto processo. Puoi essere imprigionato o giustiziato per ragioni che possono rimanere segrete. Eppure, nelle vie dissestate d’America, tanta gente continua a fare gli affari suoi come se niente fosse.

    Sicuramente, i più sensibili avvertono nei meandri più profondi dei loro cuori che qualcosa di irreparabile è successo o che succederà. Essi però, non osano dire quel che pensano per paura che il loro vicino possa sentire e riferirlo a qualcuno in uniforme o con una pistola o peggio ancora ad un imprenditore con un appalto importante che non vuole impiegati che non condividano lo stato delle cose. E allora, essi pensano, paralizzati dalla paura, chi darà da mangiare ai bambini? Segue un silenzio intimorito.

    Chi avrebbe detto che democrazia avrebbe significato tirannia? Certo, Orwell. E tante altre voci impopolari, mai sentite pronunciare dai nostri media imbavagliati.

    Chi avrebbe pensato, quando tutto era stato detto e fatto, che l’America si sarebbe rivelata la peggior minaccia alla sopravvivenza di ogni forma di vita su questo pianeta? Ma, come ci ricorda sempre l’annunciatore, queste sono le regole del gioco che non sai mai come andrà a finire.

    Ed è così che è finito.

    Nessuno osa dire la verità in America, perché se lo facessero, verrebbero rimossi dal sistema corrotto dei profitti, sistema che permette loro di restare soddisfatti e al sicuro (così pensano) dentro le loro case ancora da pagare. Pensiamo solo a quei giornalisti e presentatori strapagati che fingono di essere degli esperti su ciò che succede nel mondo.

    Nessuno di loro osa fare il minimo accenno, mentre esprimono tutta la loro opportunistica compassione per gli oltre 250000 morti causati dallo tsunami sospetto nell’Oceano Indiano, che un numero pari di morti innocenti è stato causato dalla loro ipocrisia nelle strade delle tante Falluja di Paesi di cui riescono a malapena a ricordarsi il nome

    Nessuno parla del genocidio perenne in Africa Centrale. Nessuno di loro osa fare il minimo accenno al fatto che due fratelli hanno ottenuto, nelle recenti elezioni svoltesi in America, più dell’80% dei voti (ed entrambi hanno mostrato pubblicamente il loro entusiasmo per la rielezione del tiranno in carica) e che si sono verificate delle discrepanze nel conteggio dei voti solo in quei seggi in cui si votava con sistema informatico non verificabile e dappertutto sono state fatte pressioni, sia mentali che fisiche, sui più poveri, affinché non andassero alle urne. O che persino il candidato perdente non ha avuto nulla da eccepire sulla propria sconfitta.

    Nessuno di loro osa dire che l’America, il loro Paese, sta uccidendo deliberatamente i suoi soldati facendoli arruolare in un esercito miseramente organizzato dove probabilmente verranno uccisi da quei popoli che stanno cercando di violentare, uccidere ed intimidire allo scopo di far accettare loro il totalitarismo corporativo che stanno sostenendo senza neanche rendersene conto, e che stanno avvelenando i loro corpi con munizioni pericolose che, tra qualche anno, li uccideranno di cancro. Quasi nessuno si rende conto che, nella prima guerra del golfo, sono morti 10.000 americani. Alcuni sedicenti esperti (ci ascolti, Mike Ruppert?) affermano che, d’altronde, una riduzione nella popolazione è positiva, e, sorridendo, lasciano intravedere i loro denti sporchi di sangue.

    E nessuno di loro osa fare il minimo accenno all’orrore prefabbricato del 11 settembre e le menzogne a loro uso e consumo che hanno fatto seguito, l’insabbiamento totale definito indagine, l’isterismo vigile che ha scatenato un’assurda brama di sangue nei confronti di quelle persone che loro ci dicono di uccidere e che, guarda caso, sono le stesse che vogliono depredare.

    Il comportamento degli Americani in Iraq – le deliberate uccisioni senza fine di spettatori innocenti, i bombardamenti indiscriminati sulle teste di un popolo che siamo convinti di stare liberando e la prevenzione corrotta sull’informazione indipendente che cerca di far luce sui terribili crimini che stiamo commettendo- conferma che gli Stati Uniti sono una nazione di assassini incoscienti che non hanno alcun riguardo per il benessere e la sicurezza di popolazioni del tutto innocenti la cui sola colpa è di risiedere al di fuori dei loro confini. Gli americani nascondono le loro azioni atroci dietro razionalismi a loro uso e consumo cui nessuno crede, nemmeno, ho il dubbio, coloro che li diffondono.

    Il comportamento degli Americani comuni – l’accettazione delle menzogne propinate dai loro governi sull’11 settembre, le guerre in Afganistan ed in Iraq e le continue promesse di invasioni di altri Paesi innocenti – conferma che gli ]Stati Uniti sono una nazione di assassini pazzi, codardi, cattivi, psicotici e senza principi, che ha costantemente minacciato il resto del mondo puntandogli contro i suoi grossi cannoni per fargli accettare il loro imperialismo razzista ed aggressivo.

    Non esiste alcuna minaccia terrorista. E’ stata inventata dagli israeliani alla Casa Bianca che volevano distogliere l’attenzione dal genocidio in atto in Israele. L’inganno dell’11 settembre non verrà risolto finché non si farà luce sulla sua componente israeliana e per il momento questo non succederà perché tutto il movimento di scettici che cerca di far luce su questa vicenda è infiltrato di talpe israeliane ed apologisti Sionisti.
    Quanto tempo il mondo aspetterà ancora prima di fare qualcosa nei confronti di questa minaccia, ora che esiste la prova concreta che gli Americani, non importa quanti di essi disapprovino questo comportamento consumista sociopatico, non sono in grado di fermare la macchina da guerra corporativa che sostengono con il loro silenzio, facendo precipitare il pianeta in una condizione di tossicità irreversibile.

    Gli Americani, con le loro azioni nel passato, si sono rivelati degli assassini psicotici volti alla realizzazione del profitto a spese di chiunque altro nel pianeta.

    Devono essere fermati, e se non riescono farlo da soli, allora deve farlo qualcun altro a difesa di ciò che è buono, giusto, nobile ed onesto.

    I veri terroristi sono gli Americani (ed i loro amici Inglesi, Israeliani ed Australiani) e bisogna che il resto del mondo si svegli prima che sia troppo tardi per tutti.

    Se un giorno gli Stati Uniti consentissero la creazione di una Corte Penale Internazionale davvero onesta (nel cui caso saremo noi a non volerlo) i suoi capi verrebbero sicuramente accusati di genocidio esteso e crimini contro l’umanità e condannati alla massima pena. Il popolo americano, con il suo silenzio connivente, è complice dei suoi leader in tutte le fasi di questi crimini orrendi, e merita la stessa punizione.

    Seppur di magra consolazione, un fatidico giorno, il mondo chiederà finalmente all’America di rispondere di tutti i doni che gli ha elargito.

    Non dite che non sapevate. Perché quelli con i fucili non ascoltano nessuno.

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  2. #2
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    "Molti canti ho sentito nella mia terra natìa, canti di gioia e di dolor. Ma uno mi s' è inciso a fondo nella memoria ed è il canto del comune lavorator"...spettrale residuo di quegli estatici giorni rivoluzionari!
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    Predefinito Re: L'America e il suo cuore di tenebra

    In Origine Postato da yota71
    Le comodità ci hanno reso tutti dei codardi silenziosi

    DI JOHN KAMINSKI

    …il potere assoluto corrompe in modo assoluto
    - Lord Acton

    La sola cosa che un uomo possa tradire è la sua coscienza
    - Joseph Conrad

    Lo facciamo perché possiamo” ha detto il militare compiaciuto. E con questa filosofia, la macchina da guerra corporativa americana cerca di trascinare il mondo alla tomba. Mi rimbombano ancora nelle orecchie le parole dell’ex generale e di recente Segretario di Stato Colin Powell: “Non contiamo i morti Iracheni”, disse. Forse perché sapeva che non avrebbe potuto contare fino a tanto. Per tutto un mese mi sono guardato attorno per poter dire qualcosa di positivo, di incoraggiante, di costruttivo…. ed in mancanza di ciò, forse cercavo qualche consolazione, una ovvia spiegazione alla perversione che, con i suoi tentacoli petrolchimici, ha stretto l’umanità in una morsa sempre più forte.


    Nel grigio panorama di languide menzogne e di concezioni sbagliate e cattive, non scorgo nulla a cui aggrapparmi. Non un raggio di speranza. Solo menzogne, distorsioni a loro uso e consumo di quella che una volta veniva chiamata logica. La libertà non è più al sicuro, ci dicono. Devi avere un numero. E quando ce l’hai, prendi questo vaccino tossico perché se ti ammalerai non potrai indossare l’uniforme. Devi solo farlo , come ordina lo slogan.

    Non è più garantito il diritto ad un giusto processo. Puoi essere imprigionato o giustiziato per ragioni che possono rimanere segrete. Eppure, nelle vie dissestate d’America, tanta gente continua a fare gli affari suoi come se niente fosse.

    Sicuramente, i più sensibili avvertono nei meandri più profondi dei loro cuori che qualcosa di irreparabile è successo o che succederà. Essi però, non osano dire quel che pensano per paura che il loro vicino possa sentire e riferirlo a qualcuno in uniforme o con una pistola o peggio ancora ad un imprenditore con un appalto importante che non vuole impiegati che non condividano lo stato delle cose. E allora, essi pensano, paralizzati dalla paura, chi darà da mangiare ai bambini? Segue un silenzio intimorito.

    Chi avrebbe detto che democrazia avrebbe significato tirannia? Certo, Orwell. E tante altre voci impopolari, mai sentite pronunciare dai nostri media imbavagliati.

    Chi avrebbe pensato, quando tutto era stato detto e fatto, che l’America si sarebbe rivelata la peggior minaccia alla sopravvivenza di ogni forma di vita su questo pianeta? Ma, come ci ricorda sempre l’annunciatore, queste sono le regole del gioco che non sai mai come andrà a finire.

    Ed è così che è finito.

    Nessuno osa dire la verità in America, perché se lo facessero, verrebbero rimossi dal sistema corrotto dei profitti, sistema che permette loro di restare soddisfatti e al sicuro (così pensano) dentro le loro case ancora da pagare. Pensiamo solo a quei giornalisti e presentatori strapagati che fingono di essere degli esperti su ciò che succede nel mondo.

    Nessuno di loro osa fare il minimo accenno, mentre esprimono tutta la loro opportunistica compassione per gli oltre 250000 morti causati dallo tsunami sospetto nell’Oceano Indiano, che un numero pari di morti innocenti è stato causato dalla loro ipocrisia nelle strade delle tante Falluja di Paesi di cui riescono a malapena a ricordarsi il nome

    Nessuno parla del genocidio perenne in Africa Centrale. Nessuno di loro osa fare il minimo accenno al fatto che due fratelli hanno ottenuto, nelle recenti elezioni svoltesi in America, più dell’80% dei voti (ed entrambi hanno mostrato pubblicamente il loro entusiasmo per la rielezione del tiranno in carica) e che si sono verificate delle discrepanze nel conteggio dei voti solo in quei seggi in cui si votava con sistema informatico non verificabile e dappertutto sono state fatte pressioni, sia mentali che fisiche, sui più poveri, affinché non andassero alle urne. O che persino il candidato perdente non ha avuto nulla da eccepire sulla propria sconfitta.

    Nessuno di loro osa dire che l’America, il loro Paese, sta uccidendo deliberatamente i suoi soldati facendoli arruolare in un esercito miseramente organizzato dove probabilmente verranno uccisi da quei popoli che stanno cercando di violentare, uccidere ed intimidire allo scopo di far accettare loro il totalitarismo corporativo che stanno sostenendo senza neanche rendersene conto, e che stanno avvelenando i loro corpi con munizioni pericolose che, tra qualche anno, li uccideranno di cancro. Quasi nessuno si rende conto che, nella prima guerra del golfo, sono morti 10.000 americani. Alcuni sedicenti esperti (ci ascolti, Mike Ruppert?) affermano che, d’altronde, una riduzione nella popolazione è positiva, e, sorridendo, lasciano intravedere i loro denti sporchi di sangue.

    E nessuno di loro osa fare il minimo accenno all’orrore prefabbricato del 11 settembre e le menzogne a loro uso e consumo che hanno fatto seguito, l’insabbiamento totale definito indagine, l’isterismo vigile che ha scatenato un’assurda brama di sangue nei confronti di quelle persone che loro ci dicono di uccidere e che, guarda caso, sono le stesse che vogliono depredare.

    Il comportamento degli Americani in Iraq – le deliberate uccisioni senza fine di spettatori innocenti, i bombardamenti indiscriminati sulle teste di un popolo che siamo convinti di stare liberando e la prevenzione corrotta sull’informazione indipendente che cerca di far luce sui terribili crimini che stiamo commettendo- conferma che gli Stati Uniti sono una nazione di assassini incoscienti che non hanno alcun riguardo per il benessere e la sicurezza di popolazioni del tutto innocenti la cui sola colpa è di risiedere al di fuori dei loro confini. Gli americani nascondono le loro azioni atroci dietro razionalismi a loro uso e consumo cui nessuno crede, nemmeno, ho il dubbio, coloro che li diffondono.

    Il comportamento degli Americani comuni – l’accettazione delle menzogne propinate dai loro governi sull’11 settembre, le guerre in Afganistan ed in Iraq e le continue promesse di invasioni di altri Paesi innocenti – conferma che gli ]Stati Uniti sono una nazione di assassini pazzi, codardi, cattivi, psicotici e senza principi, che ha costantemente minacciato il resto del mondo puntandogli contro i suoi grossi cannoni per fargli accettare il loro imperialismo razzista ed aggressivo.

    Non esiste alcuna minaccia terrorista. E’ stata inventata dagli israeliani alla Casa Bianca che volevano distogliere l’attenzione dal genocidio in atto in Israele. L’inganno dell’11 settembre non verrà risolto finché non si farà luce sulla sua componente israeliana e per il momento questo non succederà perché tutto il movimento di scettici che cerca di far luce su questa vicenda è infiltrato di talpe israeliane ed apologisti Sionisti.
    Quanto tempo il mondo aspetterà ancora prima di fare qualcosa nei confronti di questa minaccia, ora che esiste la prova concreta che gli Americani, non importa quanti di essi disapprovino questo comportamento consumista sociopatico, non sono in grado di fermare la macchina da guerra corporativa che sostengono con il loro silenzio, facendo precipitare il pianeta in una condizione di tossicità irreversibile.

    Gli Americani, con le loro azioni nel passato, si sono rivelati degli assassini psicotici volti alla realizzazione del profitto a spese di chiunque altro nel pianeta.

    Devono essere fermati, e se non riescono farlo da soli, allora deve farlo qualcun altro a difesa di ciò che è buono, giusto, nobile ed onesto.

    I veri terroristi sono gli Americani (ed i loro amici Inglesi, Israeliani ed Australiani) e bisogna che il resto del mondo si svegli prima che sia troppo tardi per tutti.

    Se un giorno gli Stati Uniti consentissero la creazione di una Corte Penale Internazionale davvero onesta (nel cui caso saremo noi a non volerlo) i suoi capi verrebbero sicuramente accusati di genocidio esteso e crimini contro l’umanità e condannati alla massima pena. Il popolo americano, con il suo silenzio connivente, è complice dei suoi leader in tutte le fasi di questi crimini orrendi, e merita la stessa punizione.

    Seppur di magra consolazione, un fatidico giorno, il mondo chiederà finalmente all’America di rispondere di tutti i doni che gli ha elargito.

    Non dite che non sapevate. Perché quelli con i fucili non ascoltano nessuno.

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    Guarda sono quasi del tutto d' accordo. Certi punti li trovo un pò esagerati, ma il contenuto è esatto e sottoscrivo:
    UN GIORNO O L' ALTRO IL CONTO VERRA' PRESENTATO!

  3. #3
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    Nel gennaio 2002, quando il presidente nordamericano Bush sospese per le sue truppe l’applicazione della Convenzione di Ginevra, il Consigliere giuridico del Dipartimento di Stato chiese agli avvocati della Casa Bianca di avvertire con urgenza il presidente del fatto che avrebbe potuto essere eventualmente perseguito per “crimini di guerra”.

    Questa notizia assume una particolare importanza nel momento in cui a Ginevra si riunisce la Commissione sui Diritti Umani.

    E’ stata appena rivelata in un articolo della giornalista nordamericana Jane Mayer, pubblicato dalla rivista ‘New Yorker’, con il titolo “Outsourcing Torture” (La Tortura data in appalto) - disponibile in originale all'indirizzo:

    http://www.newyorker.com/printable/?fact/050214fa_fact6

    dove spiega come, mettendo da parte le convenzioni internazionali relative ai prigionieri di guerra, compresa la Convenzione contro la tortura dell’ONU, la Casa Bianca dette il via libera a tutti gli eccessi verificatisi successivamente nei centri di interrogatorio del Pentagono.

    In un memorandum datato 11 gennaio 2002 e diretto a John C. Yoo, Consigliere giuridico del presidente Bush su questo tema, il Consigliere giuridico del Dipartimento di Stato William Taft IV, chiese allo stesso Yoo e ad Alberto Gonzáles, attuale Segretario alla Giustizia, di avvertire urgentemente il presidente che “potrebbe essere considerato dal resto del mondo come un criminale di guerra”, a seguito della decisione di sospendere l’applicazione della Convenzione di Ginevra per quanto riguarda il trattamento dei prigionieri delle sue truppe.

    Bush aveva annunciato questa decisione tre giorni prima.

    Nel documento di 40 pagine che non è mai stato pubblicato, Taft argomentò che l’analisi di Yoo su questo tema è “seriamente imperfetta”.

    Segnalando che la pretesa di Yoo che il presidente possa non applicare la Convenzione di Ginevra è “insostenibile”, “scorretta” e “confusa”, Taft respinse anche l’argomentazione che l’Afghanistan fosse uno “Stato fallito” e che pertanto non fosse coperto dai trattati.

    L’avvocato del Dipartimento di Stato avvertì poi Yoo “che se gli Stati Uniti partecipano alla guerra contro il terrorismo al di fuori della Convenzione di Ginevra, non solo i soldati statunitensi potrebbero venire processati per crimini comprendenti l’assassinio, ma che lo stesso presidente Bush potrebbe essere accusato di ‘violazione grave’ (di queste Convenzioni) da altri paesi e venir giudicato per crimini di guerra”.

    Taft inviò una copia della sua lettera ad Alberto González per essere sicuro che George Bush venisse informato.

    L’avvertimento di Taft non ebbe alcun effetto su Bush, che mantenne la sua decisione.

    Secondo la giornalista del ‘New Yorker’, le opinioni legali degli avvocati della Casa Bianca sul tema della tortura sono sempre state redatte lasciando “buchi”. Nel febbraio 2002 Bush emise una direttiva scritta dicendo che, a prescindere dalla sospensione dell’applicazione della Convenzione, tutti i detenuti dovevano essere trattati “umanamente”. Tuttavia, leggendo attentamente il documento, uno si rende conto che è diretto solamente ai militari e non agli ufficiali della CIA. Questo ha permesso che gli addetti agli interrogatori dell’Agenzia continuassero ad utilizzare una vasta gamma di tecniche abusive.

    In agosto, lo stesso Yoo emise un’orientamento dove la tortura veniva definita come un tentativo di infliggere sofferenze “equivalenti in intensità al dolore che accompagna una ferita fisica seria, tale come la mancanza di un organo, l’impedimento di funzioni corporali, o anche la morte”. Un altro memorandum segreto redatto dagli avvocati di Bush ha poi autorizzato la CIA ad usare “nuovi” metodi di interrogatorio, compreso il “water-boarding”, con il quale il “sospetto” viene legato per poi sommergerlo nell’acqua, allo scopo di fargli provare la sensazione di annegare.

    Secondo Yoo, la Costituzione degli USA conferisce al Presidente tutti i poteri per sopprimere l’applicazione della Convenzione sulla Tortura delle Nazioni Unite. Per l’avvocato della Casa Bianca il Congresso non ha il potere di legare le mani al presidente sulla tortura e le tecniche di interrogatorio. “E’ nell’essenza stessa delle funzioni di Comandante in Capo. Non possono impedire al Presidente di ordinare la tortura”, ha detto il Consigliere giuridico di Bush.

    L’articolo di Jane Mayer è incentrato sull’uso della procedura di “resa”, che ha permesso alla CIA di consegnare un numero sconosciuto di prigionieri a paesi dove sapeva che questi sarebbero stati torturati, allo scopo di lasciare ad altri il lavoro sporco ed ottenere informazioni.

    Mayer cita il caso di Ibn al-Sheikh al-Libi, un presunto alto dirigente di Al Qaeda, catturato in Pakistan e consegnato alla CIA. Libi era considerato il dirigente di un campo di addestramento del gruppo estremista a Khamden, in Afghanistan.

    Mentre il FBI si diceva soddisfatto della “collaborazione” di Libi negli interrogatori, la CIA non condivideva questa opinione. Libi per l’Agenzia era “scomparso”, consegnato ad un paese amico per essere interrogato... E l’FBI aveva perduto le sue tracce.

    E’ riapparso mesi dopo nel Campo per interrogatori nordamericano di Guantánamo.

    Colin Powell aveva usato nel febbraio 2003, davanti al Consiglio di Sicurezza, le sue “confessioni” ottenute per mezzo della tortura, per “dimostrare” che l’Iraq possedeva “armi chimiche o biologiche” e giustificare l’invasione e l’occupazione di questa nazione.

    Certamente, come oggi è stato comprovato, quelle “informazioni” ottenute a forza di maltrattamenti erano totalmente false.

    Nel campo per interrogatori nordamericano di Guantanamo è anche riapparso, in modo simile, un altro “desaparecido” della CIA, Marndouh Habib, un cittadino australiano di origine egiziana, arrestato in Pakistan nell’ottobre del 2001 e consegnato alla CIA.

    I nordamericani gli hanno messo una maschera opaca, un pigiama arancione e lo hanno fatto salire su un aereo privato per portarlo in un paese “amico” e consegnarlo agli addetti all’interrogatorio.

    “L’interrogatorio” è durato 6 mesi, racconta Mayer.

    “Ha detto di essere stato picchiato frequentemente con strumenti contundenti, incluso un oggetto che lui ha descritto come uno strumento di tortura che trasmette scosse elettriche e che viene utilizzato con il bestiame. Gli hanno detto che se non confessava di appartenere a Al Qaeda, sarebbe stato violentato nell’ano da cani addestrati per questo. (...) Habib ha detto di essere stato ammanettato e costretto a stare in piedi in tre camere di tortura: una stanza piena d’acqua che gli arrivava fino al mento costringendolo a stare in punta di piedi per ore, un’altra camera piena d’acqua fino ai ginocchi con il tetto così basso che era costretto a stare coccoloni per un tempo prolungato, mentre nella terza l’acqua arrivava alle caviglie e lui poteva vedere un interruttore elettrico e un generatore che secondo quel che gli dicevano le guardie sarebbe stato utilizzato per ammazzarlo se non confessava. L’avvocato di Habib ha detto che il suo cliente si è arreso alla volontà dei suoi aguzzini e ha fatto confessioni molteplici, tutte quante false”.

    Habib, un uomo d’affari, è stato finalmente liberato da Guantanamo un mese fa, su insistenza del governo australiano, dopo tre anni di detenzione e maltrattamenti, senza che sia stata formulata contro lui la benchè minima accusa.

    Secondo il servizio di Mayer, 150 individui sono stati spostati per la loro “resa” dal 2001, molti di loro in un piccolo aereo bianco di 14 posti appartenente alla CIA, di marca Gulfstream V, con le lettere di identificazione N8068V. Un numero indeterminato di prigionieri, la cui identità è sconosciuta, rimangono sequestrati nella rete di prigioni segrete della CIA.

    Mentre a Ginevra la Commissione dei Diritti Umani dell’ONU è riunita, il servizio del ‘New Yorker’ suona come una confessione. E un atto di accusa.


    http://www.newyorker.com/printable/?fact/050214fa_fact6

 

 

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