I più celebri marchi americani – Marlboro, Coca Cola, McDonald’s – stanno subendo dall’estate seri cali delle vendite in Europa, specialmente in Francia e Germania. La catena di supermercati Wal-Mart conosce un periodo di gravi perdite in Germania, come Disneyland a Parigi; in Germania, la Gap (abiti giovani) sta chiudendo la sua rete, dato che il declino delle vendite è superiore al 10 per cento. Anche la Ford e la General Motors, benché posseggano marchi “europei” (Opel, Saab) oltre agli americani (Cadillac, Chevrolet) hanno dichiarato perdite per 236 milioni di dollari in Europa e stanno per tagliare in Germania 12 mila posti.
Le multinazionali americane si ostinano a mettere queste perdite sul conto della crisi economica in Europa, stagnazione più deflazione. Per la McDonald’s, l’aumento dei disoccupati è la causa dei suoi guai: gli europei diventano più poveri e non mangiano più fuori casa.
C’è del vero in quest’analisi. Ma nel calo di vendite “americane” entra di sicuro il sentimento antiamericano assai diffuso in Europa: Bush ha creato una perdita d’immagine del Paese che nuoce al business.
Bere Coca Cola non è più simbolo di libertà, né fumare Marlboro consente di sognare l’America “dove tutto è possibile”. Sempre più, i marchi Usa sono collegati con le atrocità commesse nella guerra all’Irak,con la tracotanza di Bush verso la “vecchia Europa”, con il suo sostegno alle pratiche genocide di Sharon.
Le indagini di mercato mostrano che tra i giovani lo “stile di vita americano” non è più ritenuto degno di imitazione, come è stato per decenni: anzi disapprovato come malsano in senso ecologico e sociale.
Film come “Farenheit 9/11” hanno ulteriormente aggravato l’immagine degli Usa come marchio di successo. Peggio: sta per arrivare in Europa un film dal titolo “Super Size Ne”, che è la storia di un giornalista che si alimenta da McDonald’s per un mese intero, e diventa obeso e malato.


di Maurizio Blondet