Siamo nell'epoca dell'imperialismo multipolare, delle guerre visibili e invisibili, della finanziarizzazione piratesca dell'economia. Il codice dell'epoca è la rapina su vasta scala. Il pesce grande mangia il piccolo e quando finisce si beve pure l'acqua. Quando parlano di "privatizzazioni" pensano di regola alla "piratiz- zazione". E quando fanno crak arriva il loro governo a metterci le pezze: coi nostri soldi.

Il credo ultraliberista - fondato su un mistero della fede secondo cui il privato è mosso dalle virtù teologali mentre il pubblico è ladroebasta- è la maschera ideologica di predatori che rispondono in realtà a una sola legge: "libera volpe in libero pollaio". E i polli siamo noi. Polli e pure fessi. E poichè i pollai nazionali gli stanno stretti ne stanno creando uno europeo con relativo Spettacolo miracolistico.

Quella che s'avanza è una economia di rapina fondata sulle “piratiz- zazioni”. Se forti ombre nascondono il fine della riforma del TFR (che piratizzerà le liquidazioni dei lavoratori dipendenti) del tutto evidente è il carattere piratizzatore che segna la riforma della Cassa Depositi e Prestiti, la quale produrrà, in pochi decenni, il definitivo degrado urbano di duemila Comuni siciliani e meridionali. Vediamo di cosa si tratta.

CDP. Cassa Depositi e Prestiti. Dopo un secolo di "onorato servizio", con la legge finanziaria 2004 (decretone di accompagnamento), questo Ente pubblico verrà trasformato in Società per Azioni.

E' bene ricordare che nel 1860, dopo l'invasione anglopiemontese e l'annessione truffaldina all'Italia sabauda, ai Siciliani venne confiscato il Tesoro del Banco di Sicilia, mentre, dopo la repressione della Rivolta antitaliana del 1866 (l'Italia sabauda bombardò dal mare la città di Palermo: migliaia di morti!), venne istituito il corso forzoso in base al quale la moneta metallica (argento ecc.) circolante nell'Isola doveva essere consegnata alla Banca padana di Bombrini (già socio di Cavour!) in cambio di pezzi-di-carta con l'effige del re piemontese. I Siciliani e i Napolitani pagarono i debiti di guerra del Piemonte.

Ma la voragine finanziaria era un abisso, e ci vollero la crisi bellica del quindicidiciotto e le rimesse in valuta pregiata degli emigrati (terroni del Sud ma anche del Nord) che la Banca d’Italia taglieggiava sistematicamente, per riassestare i conti reali dello Stato italiota. Con gli avanzi, e dirottandovi i risparmi postali (danari della povera gente), un secolo fa venne istitituita la Cassa Depositi e Prestiti.

La CDP, attraverso la raccolta del risparmio postale (sopratutto meridionale), finanziava a tasso agevolatissimo, con prestiti decennali e ventennali, oltre al Tesoro, anche gli enti pubblici (Regioni, Comuni ecc.) nella realizzazione di opere d'infrastrutturazione primaria. Cosa sono? Strade, scuole, ospedali, reti idriche e fognarie, impianti sportivi. Si aggiunga il ricorso alla CDP per fronteggiare calamità naturali, e si comprende che stiamo parlando di un Ente utile, anzi utilissimo.

Ora la vogliono "privatizzare", ed hanno anche deciso -alla russa- a favore di chi. Il 10% all'ENI (la multinazionale petrolchimica che ha distrutto la Sicilia), il 10,35% all'ENEL, il 35% alle Poste Italiane e il resto, che sarà determinante nel CdA e nella gestione -"speciale" o "ordinaria" che sia-, alle Fondazioni, quelle nate nel 1990 dalla trasformazione in s.p.a. delle casse di risparmio, delle banche del monte e degli istituti di diritto pubblico (tra cui il Banco di Sicilia, nel frattempo divorato dal Banco di Roma e digerito in Capitalia).

Le Fondazioni che contano sono concentrate tutte in Padania. Come hanno "prestato" i loro miliardi finora?. Per il 72% in Padania, per il 26% al Centro...Facciamo la somma e deduciamo che al Sud e nelle Isole non sono state investite neanche le classiche briciole. La CDP così "piratizzata" diventerà anche un soggetto fiscale e risponderà solo alle leggi del mercato: in breve, deve produrre profitti nel modo più sicuro e rapido possibile. Non ha più alcuna finalità sociale. Se finora un comune come Ramacca (Catania) e uno come Collecchio (Parma) erano uguali, è facile profetizzare che -una volta ridefiniti i criteri di concessione dei mutui in base alla solvibilità e a pochi altri coefficenti economici- il comune siciliano verrà condannato a un lento degrado infrastrutturale e civile. Già oggi l'accesso alla vecchia CDP, per il comune siciliano, presenta non poche difficoltà. I soldi nostri però, attraverso le Poste, continueranno a prenderseli. Ci vorrebbero le Poste Siciliane. E le banche siciliane (ne è rimasta UNA SOLA, a Ragusa, chè qui il denaro "puzzava", e così lo risucchiarono nelle lavanderie di Milano, Zurigo, isole Cayman...). Intanto la Cesame di Catania (330 lavoratori) non trova una banca d'appoggio...e l’intero Sistema-Sicilia è al collasso per l’assenza di un vero Istituto Siciliano di Credito all’Impresa: stando così le cose non c’è niente da fare e gli strumenti di stimolo all’economia falliranno tutti uno dietro l’altro: dai PIT ai Contratti d’Area, carnevalate buone solo a produrre una montagna di.... coriandoli (lo dico da anni, 7 per la precisione).

Mario Di Mauro