Molto più di un semplice legame con la terra d’origine
“Mej de la Val Padana ghe n’è minga”. Così il mitico Gianni Brera, nella sua lingua madre, era solito parlare della propria terra. E che il grande giornalista e scrittore fosse molto legato alle proprie origini non lo sveliamo certo noi oggi, basti pensare alle sue indimenticabili cronache infarcite di termini schiettamente lombardi.
Vale però la pena di riproporre alcune sue affermazioni che ce lo mostrano sotto una nuova luce, quella di un vero patriota Lombardo e Padano. Non ci credete? sentite cosa scriveva nei lontani anni ’70, molto prima che la Lega nascesse, parlando del lombardso Gigi Riva : «Esaltandomi di lui da conterraneo lombardo sono giunto a chiamarlo Re Brenno e perfino rombo di tuono. Penso che se fosse nato durante la loro invasione, lui e non altri avrebbe condotto i padri Galli alla conquista di Roma: se fosse nato nel medioevo, lui e non altri avrebbe guidato i Lombardi a Legnano» (Storia critica del calcio italiano, Milano, 1975, pag. 440). Noto era anche il suo disprezzo per la visione del mondo mediterranea e per i vizi tipici dell’italiano medio. E a chi lo accusava di razzismo per il suo antimeridionalismo, un giorno rispose con queste parole che ce lo presentano anche in luce antimondialista: «Chi parla di razzismo è fesso: le razze esistono e non occuparsene è impossibile. Razzista è colui che afferma essere la propria razza superiore alle altre per storia, morfologia dominante e civiltà. Ma chi considera le diverse doti razziali di un popolo è semplicemente incline a speculare (in filosofia, ragionare Ndr) secondo logica... Ma l’astuzia e l’ignoranza contestano: e allora io perdo la pazienza e impongo a Nereo Rocco di trasformare Giovannino Rivera in Bob Charlton, basta cambiargli la maglia ed eccolo correre per 90 minuti e mazzolare calcio secondo costume britannico». (Guerin Sportivo, 18 dicembre 1967).