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Discussione: Idealismo

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    Predefinito Idealismo

    Cosa pensate del seguente articolo appars sul sito Sì Sì No No?

    Ad un anti-hegeliano come il sottoscritto suona come musica.

    L’ASPETTO ERETICO
    DELL’IDEALISMO


    Nell’attuale panorama della teologia cattolica, percorsa da influssi culturali che in vario modo la deformano, un posto di primo piano va all’influsso dell’idealismo, che alcuni osano falsamente presentare come il frutto più maturo del cristianesimo e del rinnovamento della teologia promosso dal Concilio Vaticano II. Occorre invece tener presente che l’idealismo è incompatibile con la fede cattolica. È questo l’assunto che ci proponiamo di dimostrare nel presente articolo.

    * * *

    La filosofia dell’idealismo, volendo farla cominciare da Cartesio, considera orgogliosamente se stessa come la “filosofia moderna” sic et simpliciter, ed ha pertanto ormai una storia di quattro secoli, con un percorso caratteristico, ben noto agli storici, il quale culmina nell’ Ottocento con Hegel; ma essa continua fino ai nostri giorni ed anzi oggi sta conoscendo una ripresa anche nella filosofia e teologia cattolica.

    Non è, perciò, male ricordare a noi cattolici, oggi forse un po’ troppo entusiasti di questa filosofia, che essa contiene anche gravi errori che furono a suo tempo condannati in forma generica da Papa Pio XII. Infatti nell’enciclica Humani Generis del 1950 il grande Pontefice respinge alcune concezioni filosofiche come inadatte ad “esprimere i dogmi” della fede, e tra queste l’“idealismo”. Questa posizione del Papa suppone che tra filosofia e dogma vi sia uno stretto nesso.

    C’è da dire che di per sé il Magistero della Chiesa è deputato da Cristo, in modo diretto ed esplicito, ad insegnare infallibilmente le verità della fede. Tuttavia bisogna ammettere che questa infallibilità si estende anche a certe verità filosofiche e quindi alla condanna di certi errori filosofici, i quali hanno un nesso logico con la divina rivelazione, nel senso che senza quelle verità la stessa verità della Parola di Dio sarebbe o fraintesa o falsificata o resa impossibile ad esprimersi. Ora gli errori dell’idealismo sono di per sé errori filosofici; tuttavia essi sono tali che, una volta accolti, o rendono impossibile esprimere o falsificano la dottrina della fede.

    Indubbiamente si deve distinguere l’errore filosofico dall’errore nella fede. Solo in questo secondo caso, propriamente e direttamente, si ha l’eresia, perché essa appunto si definisce come proposizione contraria ad una dottrina che la Chiesa ha definito essere di fede (il dogma). Mentre per rilevare un errore filosofico è sufficiente la sana ragione e un sufficiente senso critico fondato su di una buona filosofia, come per esempio quella di S.Tommaso d’Aquino, affinchè come cattolici possiamo essere assolutamente certi, con fede cattolica, che una data proposizione è eretica, occorre una sentenza del Magistero Pontificio o del Concilio Ecumenico o della S.Sede, soprattutto dellla Congregazione per la Dottrina della Fede o per mandato o con l’avallo del Sommo Pontefice.

    A un teologo o filosofo cattolico, che si fonda sui suddetti criteri, non è proibito, dopo maturo esame, formulare la nota di eresia nei confronti di una data proposizione che egli giudica tale; tuttavia, mentre la sentenza della Chiesa in fatto di eresia è infallibile e va tenuta con fede cattolica<!--[if !supportFootnotes]-->[1]<!--[endif]-->, il parere di un teologo, anche se docente per mandato della Chiesa, è fallibile e vale per quanto valgono le ragioni che egli adduce per formare il giudizio di eresia. Nel caso dell’idealismo, abbiamo la suddetta condanna di Pio XII.

    Chi sostiene un errore filosofico condannato dalla Chiesa in quanto esso mette in pericolo la fede, non cade in un’eresia diretta e formale come quando si nega un dogma definito; tuttavia i teologi parlano a questo proposito di “errore prossimo all’eresia” ed alcuni parlano senz’altro di “eresia”, ma nel suddetto senso indiretto e per estensione, così come diciamo che è un delitto non solo uccidere direttamente un uomo, ma anche sottrargli i mezzi di sussistenza che gli sono necessari per vivere<!--[if !supportFootnotes]-->[2]<!--[endif]-->.



    * * *

    È molto importante, allora, per accogliere l’insegnamento di Pio XII, sapere che cosa è l’idealismo e perché esso si oppone alla dottrina della fede. Il termine “idealismo” è stato coniato in rapporto al fatto che in questa concezione filosofica e precisamente in questa concezione della conoscenza umana, si dà la falsa persuasione che l’oggetto della conoscenza non è il reale a noi esterno, ma le nostre idee. Ossia si concepiscono le idee non come mezzi per raggiungere e cogliere le cose o il reale, ma come esclusivo oggetto del sapere o del pensiero. L’essere è l’essere pensato. O, come dicono gli idealisti, il pensiero è “intrascendibile”; non deve, cioè, raggiungere un essere fuori del pensiero.

    L’idealista non esclude l’idea dell’essere o del reale; solo che egli si convince che la realtà o l’essere coincide con le sue idee, ossia con la stessa idea dell’essere. E le sue idee sono egli stesso. Da qui il principio fondamentale dell’ idealismo che l’essere o l’io coincide col pensiero o s’identifica col pensiero o con l’io come pensiero.

    Ne viene la conseguenza che io, come ente, mi risolvo nell’atto del mio pensare<!--[if !supportFootnotes]-->[3]<!--[endif]-->, e pensare che cosa? Non un reale che è fuori di me e mi sta di fronte (sia esso il mondo, gli altri o Dio), ma un “reale” che sono io stesso, perché questo reale, che è il mio pensiero, è il pensiero, pensiero che sono io.

    A questo punto non dovrebbe esser difficile capire perché la gnoseologia idealista falsifica o rende impossibile esprimere la fede cattolica. Infatti, secondo la fede, i misteri divini, che sono l’oggetto principale della rivelazione cristiana, non sono nostre idee e non sono neppure il nostro io, ma sono una Realtà, esprimono un Essere assoluto ed infinito, che trascende infinitamente, anche se oggetto di rivelazione, i limiti del nostro io e la capacità limitata della nostra comprensione umana, ed ancor più non è un “essere” che si risolva nel pensiero, ma è un essere distinto dal pensiero e che trascende il pensiero.

    L’idealismo l’indubbiamente si pone il problema dell’Assoluto, sa che nel conoscere io m’identifico spiritualmente (o “intenzionalmente”) con l’oggetto che conosco, ha stima per i valori dello spirito, come la coscienza, il pensiero e la libertà, pone la questione metafisica dell’ essere, della verità e della realtà, concepisce acutamente alcuni attributi divini, come quello dell’essere assoluto, spirituale, necessario, eterno, infinito sussistente, onnisciente e dotato di una libertà assoluta. Sennonché poi, in un perenne equivoco che lascia trasparire una visuale panteistica, l’idealista parla sempre vagamente dell’“Io”, del “Soggetto”, dello “Spirito”, dell’ “Essere”, della “Verità”, della “Coscienza”, del “Pensiero” e della “Libertà”, senza quasi mai precisare se si pone sul piano dell’umano o del divino.

    È vero che distingue un “io empirico” o “categoriale” da un “Io assoluto trascendentale” – il Papa ne ha fatto cenno di recente –; ma ciò non è per nulla sufficiente per allontanare il sospetto, che poi è certezza, della sua tendenza panteistica, in quanto per gli idealisti il mio io umano o anche, come dicono, “psicologico” si distingue dall’Io divino non come io persona o sostanza mi distinguo realmente da un Io, che è un Tu divino, e quindi un’altra Persona o sostanza spirituale<!--[if !supportFootnotes]-->[4]<!--[endif]--> che mi sta davanti<!--[if !supportFootnotes]-->[5]<!--[endif]--> e con la quale quindi posso instaurare un vero rapporto interpersonale e un dialogo (per esempio io posso pregarLo ed Egli mi può parlare), ma per l’idealista l’io empirico e l’Io assoluto sono due piani o livelli o modalità del medesimo io umano-divino<!--[if !supportFootnotes]-->[6]<!--[endif]-->, il quale ora può esprimersi come umano (“punto di vista umano”), ora può “elevarsi alla sua dimensione assoluta (“punto di vista divino”). Si tratta, però, sempre dello stesso “Io”. Dunque panteismo: “Io sono Dio”. Come io empirico non ne ho consapevolezza; credo che Dio sia un Tu da me distinto. Questo è il piano di quello che l’idealista chiama con disprezzo “realismo ingenuo”. Ma l’idealista ci spiega che in realtà l’Io assoluto sono sempre io, reso cosciente, grazie al metodo idealista, della mia divinità originariamente ed “aprioricamente” “preconscia” o “preconcettuale” o “precategoriale”. Insomma, per l’idealista, devo rendermi conto che in realtà io non sono un “io empirico”, ma sono l’“Io assoluto”.

    Quindi per l’idealista il realismo che concepisce Dio come un Tu distinto da me, “povera “creatura peccatrice”, è una visione volgare, grossolana, sostanzialmente un errore e un’illusione, che ci rende ignoranti della nostra infinita spiritualità, dignità e libertà. Il limite, la materia, l’errore, il male, il peccato sono mere apparenze: in realtà tutto è buono, tutto è infinito, tutto è spirito, tutto è pensiero, perché tutto è Dio.

    La gnoseologia idealista porta, dunque, ad una metafisica panteistica. Ancora più evidente appare allora il contrasto con la visione di fede, per la quale Dio è distinto dall’uomo e dal mondo, il mondo è creato da Dio dal nulla e non è semplice manifestazione o “teofania” divina; il mondo è peccatore ed ha bisogno di essere redento da Cristo; Dio trascende il mondo e quindi è del tutto innocente del male che c’è nel mondo; d’altra parte, siccome il mondo non è Dio, non è vero che il male è mera apparenza, ma è drammaticamente reale, e quindi può e deve esser tolto, ma non da un espediente dialettico, bensì dalla Croce di Cristo.

    L’idealismo panteista, poi, confondendo essere e pensiero, spirito e materia, mondo e Dio, facilmente da spiritualismo assoluto può mutarsi in materialismo col semplice gioco dialettico di virare, all’interno della polarità dialettica, verso la materia anziché verso la spirito, e quindi verso l’ateismo anzichè verso il teismo (l’idealista parla, sì, di “Dio”, ma non è il vero Dio della ragione e della fede). Fu così che Marx, per sua espressa dichiarazione, non fece altro che “mettere in piedi” la dialettica hegeliana: se Hegel dava il primato allo spirito, Marx dava il primato alla materia, ma la confusione tra i due piani dell’essere rimaneva.



    * * *

    Storicamente esistono due tipi fondamentali di idealismo panteista: esiste il modello puro, che potremmo dire “eternalista”: quello parmenideo, affine a quello indiano; ed esiste quello storicista o evoluzionista, che fa capo ad Hegel. L’idealismo puro, oggi ripreso da Emanuele Severino, sviluppa semplicemente il principio fondamentale dell’identità dell’essere col pensiero. Ora, siccome (in buona teologia) questa identità vale solo per Dio –come già sapeva Aristotele, solo Dio è il Pensiero sussistente (nòesis noèseos) – ne viene che l’idealista identifica l’essere in quanto essere con l’essere divino. Da qui l’altro principio che tutto è Dio.

    Siccome, però, anche per l’ idealista Dio è l’Assoluto, uno, eterno e necessario, allora in base alle sue premesse, tutto è uno, eterno e necessario. Il divenire, il tempo, lo spazio e la molteplicità sono mere apparenze o non esistono fuori di Dio ma solo nell’essenza divina, identici a questa essenza.

    La forma moderna di idealismo – oggi la più seguita, purtroppo anche in ambienti cattolici, come per esempio in cristologia – è quella hegeliana (per questo Rahner dice che Dio è simultaneamente immutabile e mutevole. Come poi ciò sia possibile, chiedetelo a lui), la quale combina Parmenide con Eraclito: l’essere con l’agire e col divenire. Per cui, se per Severino tutto è Eterno, per gli hegeliani tutto è Divenire. Ma per gli uni e per gli altri tutto è Dio e il mondo (e quindi anche l’uomo) è Dio. Solo che, mentre per Severino il mondo appare o si rivela come Dio, per Hegel diviene Dio nella storia.

    Da questo breve panorama dell’idealismo panteista (non ogni idealismo è tale, come per esempio non lo è l’idealismo platonico, dove l’Idea è, sì, sussistente, ma trascende la mente umana), si scorge quanto esso rende impossibili ad esprimere nel loro genuino senso molti dogmi della fede. In tal senso si può dire che l’idealismo è un’eresia. Per questo bisogna che il cattolico e soprattutto il teologo cattolico se ne guardi con attenzione.

    G. C.

    <!--[if !supportFootnotes]-->

    --------------------------------------------------------------------------------
    <!--[endif]-->
    <!--[if !supportFootnotes]-->[1]<!--[endif]--> La fede “cattolica”, nel linguaggio teologico tradizionale, si riferisce alla fede nella dottrina insegnata dalla Chiesa in modo definitivo ma non definita come di fede; se invece si tratta di un dogma definito, allora si ha la fede “divina” o “teologale”.

    <!--[if !supportFootnotes]-->[2]<!--[endif]--> V. G. Cavalcoli “La questione dell’eresia oggi”, c.III, Edizioni Vivere In 2008.

    <!--[if !supportFootnotes]-->[3]<!--[endif]--> Questo è l’“attualismo” di Giovanni Gentile.

    <!--[if !supportFootnotes]-->[4]<!--[endif]--> Il Concilio Vaticano I chiama Dio “una singularis substantia spiritualis”(Denzinger 3001).

    <!--[if !supportFootnotes]-->[5]<!--[endif]--> Naturalmente questo “starmi davanti” di Dio nei miei confronti non va concepito in senso spaziale, anche se la nostra immaginazione ha bisogno di pensare anche Dio in questo modo.

    <!--[if !supportFootnotes]-->[6]<!--[endif]--> Da notare che l’idealista non distingue le “due nature” come fa il dogma di Calcedonia, ma le identifica tra di loro, in un unico “Soggetto”..

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Idealismo

    Ottimo articolo Old Right, hai fatto bene a riportarlo.

 

 

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