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    Orgoglioso di non essere uno di loro

    Nella storia della destra italiana non c'è posto per il conservatore


    di Mr. Right



    Dopo aver subito un’assurda contestazione dalla curva in occasione della sua ultima partita con la maglia rossonera, il glorioso capitano di mille battaglie Paolo Maldini in un impeto d’orgoglio si è lasciato sfuggire di bocca le seguenti parole: “Orgoglioso di non essere uno di loro”.
    Sarà per via della mia fede milanista, ma l’immagine del guerriero che abbandona la scena deluso ma a testa alta mi si è ravvivata in mente questa mattina, dopo aver sfogliato con attenzione in libreria un volume fresco di stampa: Storia della destra. Dal postfascismo al PDL, di Adalberto Baldoni. Edita da Vallecchi con la prefazione di Luciano Lanna, l’opera in questione è solo l’ultima di una serie che sembra principalmente volta a rimarcare l’estraneità del postfascismo (e dunque della destra odierna) ad ogni velleità conservatrice o reazionaria. L’intera vicenda della destra italiana, per Baldoni e Lanna, si sarebbe giocata al contrario nel campo dell’innovazione e persino della rivoluzione. Da Minghetti a Mussolini fino ad Almirante e Fini, essa si sarebbe trovata più volte a rincorrere il socialismo e il radicalismo, essendo del tutto priva di quella mentalità conservatrice tipica delle destre più convenzionali di marca anglosassone.
    L’atteggiamento degli intellettuali di destra verso il conservatorismo è assai ambiguo. Spesso questo viene artatamente confuso con il mero immobilismo politico, per cui anche un conservatore doc quale il Prezzolini, per via del suo tortuoso itinerario politico e per aver riconosciuto che in Italia non vi fosse “nulla da conservare”, viene arruolato alla causa e dipinto come un anarchico, un atipico, un irregolare. Allo stesso tempo, però, si nega ogni vicinanza ideale con quei conservatori che hanno profondamente inciso nella storia del Novecento – si veda l’esempio di un Churchill o di una Thatcher, solo per citare la realtà inglese – perché in definitiva troppo “borghesi” e convenziali per chi ha sempre esaltato la “nobiltà”, aristocratica o di popolo.
    Se queste resistenze ci erano note, siamo però rimasti sbigottiti nel constatare come, da qualche anno a questa parte, il conservatorismo, nella mente di tanti intellettuali e politici della destra italiana, non sappiamo dire se per intima convinzione o per mera convenienza politica, sembra assurgere non meno del fascismo al rango di “male assoluto”, da cui doversi necessariamente differenziare per guadagnarsi un plauso trasversale e politicamente corretto. Ieri era il solo Veltroni a inveire “contro tutti i conservatorismi”, oggi questo sciocco slogan populista lo si sente ripetere spesso – con nostra somma indignazione – anche dagli scranni della sedicente destra.

    Di libri sulle recenti fortune politiche dell’ex comunità postfascista se ne sono scritti in notevole quantità, ma si trattava pur sempre di libri sul MSI e sulla sua erede Alleanza Nazionale. Il volume in questione pur trattando della stessa solfa ha invece un titolo più ambizioso, in quanto mirerebbe a narrare più genericamente la storia della destra italiana. Come si evince però già dal sottotitolo si fa coincidere questa con il postfascismo, ignorando o piuttosto considerando come corollari quei personaggi e quei movimenti che su posizioni di vera destra (dai monarchici all’Uomo qualunque, oltre a vari cattolici, liberali e conservatori), pur a volte confluendo nel partito missino non si sono mai pienamente identificati in esso.
    A mio modesto avviso una storia della destra italiana è una storia rappresentata da piccole frange di intellettuali e da politici spesso senza fissa dimora che hanno cercato il bene dell’Italia attraverso la “conservazione” piuttosto che la “rivoluzione”, quest’ultima paradossalmente il sogno agognato dalla maggioranza della base missina. E’ una storia che sicuramente comprende il MSI, che grazie al suo Presidente, Pino Romualdi, nacque proprio per rappresentare, sotto le apparenti vestigia del reducismo fascista, una determinata volontà atlantica e conservatrice, o come si diceva allora una forte “diga” anticomunista. Quel MSI che dagli anni settanta in poi fu anche nominalmente “destra nazionale”, inglobando nelle sue fila monarchici, conservatori e liberali proponendosi come partito borghese della legge e dell’ordine, ovvero quanto più di lontano dall’umore libertario e anarcoide degli spiriti più radicali che paradossalmente oggi riscrivono la storia e dettano l’agenda politica.

    E’ infatti all’ala da sempre sconfitta - quella identificatasi nella destra radicale di Graziani, nella destra sociale di Rauti e quindi nella nuova destra di Tarchi, unite nello sbeffeggiare i “conservatori” della destra nazionale - quella a cui è stato paradossalmente concesso di rielaborare il passato e perciò di condizionare il presente. E’ un triste dato di fatto che ormai i conservatori nella destra italiana non abitano più, e quei pochi rimasti sono ridotti al silenzio oppure si limitano, sempre più imbarazzati, a prendere le distanze dalle opinioni espresse dagli intellettuali della “pseudodestra” sul tipo di un Giordano Bruno Guerri. Che il Secolo venga ormai sfogliato soltanto da pochissimi militanti e che il sito web di “Farefuturo” si guadagni più il plauso degli avversari politici che non quello degli elettori di centrodestra è cosa nota e già dibattuta. Tuttavia non sono di quelli che giudica “irrilevante” il contributo espresso dall’intellighenzia posfascista. Le idee contano e alla fine capita pure che si impongono, specie se hanno intorno a sé il deserto, come è accaduto per i neodestri di AN affermatisi alla distanza in mancanza di un pensiero alternativo. Questi libri, nel bene e nel male, finiscono con l’alimentare il cosiddetto “senso comune” attorno alla destra. E se viene detto in coro che il conservatorismo è estraneo alla destra ed in fondo è bene così perché piace a tutti essere avanti e non indietro, sognatori invece che realisti, idealisti e non gretti immobilisti, libertari e giammai autoritari, ecco che il giochino è fatto. Nessun giovane, anche a destra, vorrà mai palesarsi per “conservatore”, termine ormai divenuto un insulto nel lessico politico italiano, usato solo come clava delegittimante da una parte politica nei confronti dell’altra.

    Eppure non è stato sempre così. Nel nostro piccolo abbiamo già cercato di ricordarlo in altri articoletti scritti per il forum. C’è stato un tempo non troppo lontano in cui Alleanza Nazionale non si vergognava di essere un partito conservatore e anche se non si è mai azzardata ad inserire nel suo pantheon un Reagan o una Thatcher perché “ultraliberisti” si rispecchiava pur sempre nel classico paternalismo tory o continentale. Era allora una destra che per legittimarsi non doveva stupire con ardite sintesi e ambigui abboccamenti. Era una destra che si legittimava semplicemente in quanto destra. Ovvero, perchè andava a coprire quello spazio politico di chi ambiva per natura a conservare e innovare con prudenza per non creare pericolose fratture nel corpo sociale. Conservatori si dicevano intellettuali come Veneziani, Malgieri, Torriero… Conservatori erano politici come Fisichella, Gasparri, Selva, Pedrizzi... Persino la “rossa” Adriana Poli Bortone si dichiarava tale in ossequio alla tradizione più “sociale” del torysmo. Poi, nel giro di qualche anno lo strabismo di Fini ha dato il via ad una diaspora che ha completamente ridisegnato le gerarchie nel partito e soprattutto imposto all’attenzione una nuova cultura e una nuova politica volta a fare del conservatorismo il suo principale nemico.

    A questo punto qualcuno potrebbe dire che è inutile stare a fare le pulci ad un’area che non ha mai avuto un genuino interesse per il conservatorismo e che a stento ha accettato di sentirsi parte dell’Occidente; che destra e conservatorismo sono sinonimi in quei paesi a vocazione bipartitica come l’Inghilterra e gli USA, ma occupano caselle diverse in Germania, mentre in Francia sono stati entrambi sostituiti dal “gollismo”, peculiare espressione della politica d’oltralpe. Non a caso i più autorevoli esempi di conservatorismo intellettuale del dopoguerra, da Prezzolini, a Montanelli, a Sergio Romano, non si sono mai identificati col postfascismo dal quale anzi hanno sempre preso le distanze. Tuttavia, chi scrive trova intollerabile l’idea di una destra “anticonservatrice” ed è disgustato dal constatare come ormai quotidianamente non solo la sinistra ma tutta la politica italiana prende le distanze da ciò che mi è culturalmente più caro. Io che mi sono sempre identificato con la destra, pur con i dovuti distinguo e le virgolette del caso, adesso mi trovo nella sgradevole situazione di non avere più una “casa” politica – essendo il PdL solo un misto di sentimenti cattolici e vacui libertarismi - di essere un apolide i cui riferimenti sono territorialmente lontani e culturalmente indifferenti quando non addirittura ostili ai miei più stretti concittadini.

    Fino a ieri il mio essere di destra si combinava ancora positivamente con una “destra” politica a volte distinta ma mai distante dal modello conservatore. Se non amici, con altri esponenti di AN, ci si sentiva in qualche modo affratellati da un comune sentire alternativo al progressismo delle sinistre. Oggi non è più così. La politica di Berlusconi è il pragmatismo del “buon governo” e in quanto tale non ha una distinta coloritura politica. Chi non vorrebbe dare una casa agli Aquilani terremotati? E chi non vorrebbe ripulire Napoli dalla spazzatura? Chi infine non vorrebbe l’Italia affermarsi tra le nazioni del G8? Tutti, salvo qualche impenitente marxista condannato all’irrilevanza. Ma non sono queste le politiche che distinguono una destra dalla sinistra. Sul fronte culturale, invece, vediamo il PDL inseguire il Vaticano più per interesse politico contingente che per autentica convinzione. Sui temi etici, infatti, la sedicente destra non è meno divisa al suo interno della sinistra “laicista”. In questi anni abbiamo assistito ad uno slittamento scurrile del postfascismo al progressismo “di destra” e del conservatorismo al cattolicesimo liberale. Ragion per cui, in un mondo che ormai concepisce la politica unicamente in termini liberali, ovvero pluralisti, la distinzione a destra sembra unicamente porsi tra un’anima cattolica-liberale e un’altra d’ispirazione laica e libertaria. Come a dire, tra Buttiglione e Pannella!

    In conclusione, forse queste mie riflessioni non aggiungono granchè ad una realtà che a molti è da tempo oltremodo chiara. I destri libertari giudicheranno questo l’ennesimo lamento reazionario sul “destino crudele” del nascere italiani. Da parte mia, se la sedicente destra continua a sbracciarsi nel prendere le distanze dal conservatorismo, non rimane altro che voltare le spalle una volta e per tutte a questa destra e unirmi al sempre più numeroso ed eterogeneo gruppo di coloro che, per un motivo o per un altro, si sentono oggi privi di una loro casa politica.
    Da conservatore non pentito questi attacchi immotivati ed ingenerosi da parte del mio partito mi fanno sentire come se fossi stato “espulso” dalle vicende politiche del mio Paese. Il mio stato d’animo ondeggia tra l’esigenza di una protesta vivace per quella che considero una rilettura faziosa e a senso unico di una vicenda umana prima ancora che politica (l'etnia postfascista) e il limitarmi ad una scrollatina di spalle, conscio che, in fondo, il sottoscritto è sempre rimasto estraneo a quest’area culturale. Ed è stato per questo che, dopo aver accuratamente riposto il suddetto volume nell'apposito scaffale, me ne sono andato rimuginando quelle sprezzanti parole: “Orgoglioso di non essere uno di loro”.


    Mr. Right

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  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Mr. Right Visualizza Messaggio
    I destri libertari giudicheranno questo l’ennesimo lamento reazionario sul “destino crudele” del nascere italiani. Da parte mia, se la sedicente destra continua a sbracciarsi nel prendere le distanze dal conservatorismo, non rimane altro che voltare le spalle una volta e per tutte a questa destra e unirmi al sempre più numeroso ed eterogeneo gruppo di coloro che, per un motivo o per un altro, si sentono oggi privi di una loro casa politica.
    Da conservatore non pentito questi attacchi immotivati ed ingenerosi da parte del mio partito mi fanno sentire come se fossi stato “espulso” dalle vicende politiche del mio Paese. Il mio stato d’animo ondeggia tra l’esigenza di una protesta vivace per quella che considero una rilettura faziosa e a senso unico di una vicenda umana prima ancora che politica (l'etnia postfascista) e il limitarmi ad una scrollatina di spalle, conscio che, in fondo, il sottoscritto è sempre rimasto estraneo a quest’area culturale. Ed è stato per questo che, dopo aver accuratamente riposto il suddetto volume nell'apposito scaffale, me ne sono andato rimuginando quelle sprezzanti parole: “Orgoglioso di non essere uno di loro”.
    Mr. Right
    Sei proprio convinto che qualcuno possa essere interessato al fatto che tu possa "voltare le spalle una volta per tutte a questa destra"? Credi che i tanto da te odiati "destri libertari" possano essere cosi sciocchi da pensare che un granello di sabbia sia il deserto? Il fatto di saper scrivere e riscrivere la storia della propria vita politica, specie in un forum pubblico, non da la licenza di sentirsene il proprietario.
    NON VOTO NEL REALE,NON VOTO NEL VIRTUALE....GRAZIE!

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da SMB Visualizza Messaggio
    Sei proprio convinto che qualcuno possa essere interessato al fatto che tu possa "voltare le spalle una volta per tutte a questa destra"? Credi che i tanto da te odiati "destri libertari" possano essere cosi sciocchi da pensare che un granello di sabbia sia il deserto? Il fatto di saper scrivere e riscrivere la storia della propria vita politica, specie in un forum pubblico, non da la licenza di sentirsene il proprietario.
    Io quando ho qualcosa da dire non penso mai se altri possano essere interessati o meno. E' una mia esigenza, se viene condivisa... bene, se no... pazienza!

    La questione della "proprietà" invece mi sfugge completamente, dato che in questo 3d non si è parlato affatto della mia vita politica, quanto di ciò che la destra è stata e vorrebbe essere. Ovviamente da un punto di vista conservatore, per quanto la cosa sembri disturbarti...

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Orgoglioso di non essere uno di loro

    Io continuo a non condividere il tuo sfrenato ideologismo purista ed accentratore,a mio modo di vedere retaggio culturale della peggior sinistra militante. Oggi non ha senso chiudersi nel proprio recinto di valori e di miti o presunti tali per fare della politica,l'estremo pragmatismo è la chiave e rifuggire ogni schema ideologico è l'unica risposta possibile. Per quanto riguarda il fattore culturale,penso invece che gli elementi "anarcoidi" e libertari siano le vitamine della destra italiana,io continuo a pensare che il conservatore al giorno d'oggi debba essere un trasgressore,un uomo libero che sfidi i conformismi buonisti che attanagliano la nostra società,la nuova liberazione è la tradizione.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Forfy Visualizza Messaggio
    Io continuo a non condividere il tuo sfrenato ideologismo purista ed accentratore,a mio modo di vedere retaggio culturale della peggior sinistra militante. Oggi non ha senso chiudersi nel proprio recinto di valori e di miti o presunti tali per fare della politica,l'estremo pragmatismo è la chiave e rifuggire ogni schema ideologico è l'unica risposta possibile. Per quanto riguarda il fattore culturale,penso invece che gli elementi "anarcoidi" e libertari siano le vitamine della destra italiana,io continuo a pensare che il conservatore al giorno d'oggi debba essere un trasgressore,un uomo libero che sfidi i conformismi buonisti che attanagliano la nostra società,la nuova liberazione è la tradizione.
    Ho capito la questione. A te andrebbe bene un conservatorismo sregolato, che significhi tutto e niente. Ti danno fastidio le schematizzazioni, le riduzioni coerenti, i pantheon e quant'altro possano delimitare un concetto che vorresti rimanesse quanto mai vago ed indefinito. A questo punto per te essere conservatori è solo un vezzo per distinguersi dai progressisti, come dirsi di destra rispetto a chi è di sinistra. Ma poi ognuno è libero di attraversare "pragmaticamente" e "liberamente" il campo dell'altro.

    Essere conservatori, di destra, anarchici, libertari, berlusconiani, tutto si mescola così nel gran calderone dell'anti-sinistrismo. Perchè farci tanti problemi su ciò che siamo o su ciò che dovremmo essere? Siamo fatti così, belli o brutti, che ci importa? Evviva la libertà di essere quel che ci pare, di non avere un'ideologia castrante, pensatori stranieri che ci impongono astrusi ragionamenti lontani dalla nostra cultura e dal nostro modo di vivere. Siamo italiani e fieri di esserlo. Anzi, arcitaliani, ovvero provinciali. Evviva il paesello, evviva la tradizione della mamma. Evviva il nostro mondo in cui siamo liberi di fare quello che ci pare. Scopiazzare qua e là, a destra e a manca. Soprattutto a manca. Giovinezza, giovinezza. Se avanzo seguitemi, se indietreggio...


    * * *


    L'arcitaliano "ddi destra" che vota Berlusconi e ama la libbertà


    Mi padre m'ha 'nsegnato che Mussolini era 'n grand'omo, mo' nun se pò ddì, ma che ce frega, nui semo "popp", l'ha detto anche Melone, quelo del libro su 'a destra, e poi mica volemo dà raggione alla sinistra che c'ha rotto i maroni per cinquant'anni... Fini nun me piace, a volte però sì, boh, nun lo so. I' so' ddi destra, ma so' libbero, libbero, e voto chi mme paree, Berluscooni, il piddieelle, ma se mi girano voto a Lega perchè l'Italia agli italiani, via 'sti islamici del cazzo che ci pisciano per strada, nun li sopporto, e poi io so' libbero, libbero, so libbero in casa mia e faccio quel che mme pare.
    Viva Berluscooni, lui sì che è 'n italiano. Come Putin, che ha rimesso 'n piedi i Russi, aho' so' gli amerikani ('sti cani) che 'o stanno a fregà... Sti amerikani so' proprio cani, aho' nun c'hanno a nostra kultura, stanno sempre a magnà e a sparà... nun se sopportano. Eppoi hanno ammazzato gli indiani, che schifo, 'na roba che nun se pò proprio vedè, han fatto pure schiavi i negri ma lì un po' di ragione c'avevavano perchè i negri so' proprio diversi da noi, nun per razzismo (pe' ccarità) ma a me nun me piacciono pè nniente! Io nun so' de sinistra, so' (comme se dice??) libberale e in casa mia faccio quel che mme pare...


    :sofico:

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Forfy Visualizza Messaggio
    Io continuo a non condividere il tuo sfrenato ideologismo purista ed accentratore,a mio modo di vedere retaggio culturale della peggior sinistra militante. Oggi non ha senso chiudersi nel proprio recinto di valori e di miti o presunti tali per fare della politica,l'estremo pragmatismo è la chiave e rifuggire ogni schema ideologico è l'unica risposta possibile. Per quanto riguarda il fattore culturale,penso invece che gli elementi "anarcoidi" e libertari siano le vitamine della destra italiana,io continuo a pensare che il conservatore al giorno d'oggi debba essere un trasgressore,un uomo libero che sfidi i conformismi buonisti che attanagliano la nostra società,la nuova liberazione è la tradizione.


    Condivido in toto. Se invece di continuare a guardare ad un certo modello di conservatorismo all'americana si guardasse a ciò che è stato prodotto dalle menti più brillanti del nostro paese,con libri,riviste e quant'altro, la conferma di quanto tu hai scritto sarebbe palese. Continuare ad ingessare il conservatorismo con il moralismo e la ricerca dell'etica a tutti i costi,con l'americanismo esasperato e con un antimodernismo fine a se stesso, non fa altro che allontanare ancora di più i giovani. Il Fascismo, il comunismo e le altre ideologie del 900, a tutt'oggi, riscontrano ancora il consenso di buona parte della popolazione. Così non è per il conservatorismo. Una ragione ci sarà.
    NON VOTO NEL REALE,NON VOTO NEL VIRTUALE....GRAZIE!

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da SMB Visualizza Messaggio
    Il Fascismo, il comunismo e le altre ideologie del 900, a tutt'oggi, riscontrano ancora il consenso di buona parte della popolazione. Così non è per il conservatorismo.
    Ma stai scherzando o cosa? Siamo nel 2009, se non te ne fossi accorto, non negli anni Venti del Novecento. Certamente il conservatorismo non è popolare in Italia, ma fascismo e comunismo non godono certo di miglior salute, tanto è vero che i partiti espressamente neo o post-fascisti/comunisti sono rimasti fuori dal Parlamento italiano.
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    Condivido in toto. Se invece di continuare a guardare ad un certo modello di conservatorismo all'americana si guardasse a ciò che è stato prodotto dalle menti più brillanti del nostro paese,con libri,riviste e quant'altro, la conferma di quanto tu hai scritto sarebbe palese. Continuare ad ingessare il conservatorismo con il moralismo e la ricerca dell'etica a tutti i costi,con l'americanismo esasperato e con un antimodernismo fine a se stesso, non fa altro che allontanare ancora di più i giovani. Il Fascismo, il comunismo e le altre ideologie del 900, a tutt'oggi, riscontrano ancora il consenso di buona parte della popolazione. Così non è per il conservatorismo. Una ragione ci sarà.
    Io penso che esista un modo peculiare di essere conservatori in Italia,rifacendosi alla nostra tradizione culturale che se permettete è anche superiore a quella d'oltreoceano,si può ammirare anche il conservatorismo americano,ma non si può negare la nostra mentalità,le nostre origini le nostre radici. Da sempre uno dei problemi degli italiani è l'essere troppo esterofili.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da krentak the Arising! Visualizza Messaggio
    Ma stai scherzando o cosa? Siamo nel 2009, se non te ne fossi accorto, non negli anni Venti del Novecento. Certamente il conservatorismo non è popolare in Italia, ma fascismo e comunismo non godono certo di miglior salute, tanto è vero che i partiti espressamente neo o post-fascisti/comunisti sono rimasti fuori dal Parlamento italiano.
    La Costituzione vieta che si ricostituisca il partito fascista, ma di fascisti ne abbiamo ancora in Parlamento, solo che hanno cambiato nome

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da SMB Visualizza Messaggio
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    Condivido in toto. Se invece di continuare a guardare ad un certo modello di conservatorismo all'americana si guardasse a ciò che è stato prodotto dalle menti più brillanti del nostro paese,con libri,riviste e quant'altro, la conferma di quanto tu hai scritto sarebbe palese. Continuare ad ingessare il conservatorismo con il moralismo e la ricerca dell'etica a tutti i costi,con l'americanismo esasperato e con un antimodernismo fine a se stesso, non fa altro che allontanare ancora di più i giovani. Il Fascismo, il comunismo e le altre ideologie del 900, a tutt'oggi, riscontrano ancora il consenso di buona parte della popolazione. Così non è per il conservatorismo. Una ragione ci sarà.
    Cari Odal e Forfy, mi sembra che vi sia sfuggito il nocciolo della questione. Che a me piaccia Goldwater o la Thatcher in questo caso non ha nessuna importanza, dato che la questione che si pone è il rapporto tra la destra italiana e il conservatorismo (a prescindere se sia d'impronta anglosassone o continentale).

    Negli anni settanta, quando il MSI divenne "destra nazionale" vi fu nell'area postfascista e monarchica un concreto interesse per le idee conservatrici di cui si fece portavoce il seguitissimo settimanale Il Borghese e la rivista La Destra. Questo filone conservatore si staccò dalla casa madre al tempo della scissione di Democrazia Nazionale. Purtroppo l'esperimento di un partito conservatore fallì e la nostra destra rimase missina.

    Negli anni novanta, con la nascita di Alleanza Nazionale, la destra riscoprì il conservatorismo. Grazie alle figure che ho citato nell'articolo è sembrato potersi sviluppare in Italia quel partito nazionale, liberale e conservatore proprio di gran parte delle destre occidentali. Naturalmente dentro questo conservatorismo c'era di tutto: da De Gaulle a De Maistre, da Minghetti a Rocco, da Burke a Goldwater. Espressione di questo conservatorismo "plurale" fu per qualche anno la rivista Percorsi, diretta da Gennaro Malgieri. Allora, per tutti gli italiani, Gianfranco Fini era il leader di una destra democratica e conservatrice.

    Purtroppo per noi conservatori ad un certo punto Fini ha percorso una strada autonoma dal partito e dalla base, per cui è iniziata la diaspora conservatrice. I conservatori cattolici (Fiori, Rebecchini, Pedrizzi), inorriditi dalle sue prese di posizione "laiciste", hanno abbandonato il campo. Prima di loro era stato miserevolmente emarginato Marcello Veneziani, l'intellettuale conservatore che più si era speso per dare una cultura alla destra postfascista. Morto Tatarella, il "padre" della destra italiana, se n'è andato presto anche il Sen. Fisichella. Gasparri e La Russa sono diventati berlusconiani. Storace ha tentato di rifondare una destra sociale.

    A Fini sono rimasti il trio liberal - Ronchi, Urso, Nania -, l'ex avversario Alemanno con il gruppo di "Area", Giorgia Meloni e Azione Giovani, la rientrante Mussolini, la pasionaria dell'UGL Renata Polverini e la direttora del Secolo Flavia Perina. In più, paradosso dei paradossi, adesso a indirizzarne la linea culturale e politica è una pattuglia di intellettuali un tempo assai critici verso Fini, AN e la destra in generale, appartenenti alla "Nuova destra": Alessandro Campi e Luciano Lanna su tutti. Mettiamoci dentro il giovane Alessio Mellone e qualche firma liberalradicale ed ecco Farefuturo, il think tank di cui si serve Fini per tentare la scalata al potere.

    L'evoluzione di AN si può toccare con mano paragonando Veneziani a Mellone. Nonostante entrambi provengano dalla destra sociale il loro rapporto con il conservatorismo non può essere più distante. Per Veneziani il conservatorismo richiama valori positivi legati alla terra, alla famiglia alla tradizione; Mellone e Campi, al contrario, non hanno nessuna nostalgia per il passato e si lanciano in ardite costruzioni futuriste e postmoderne che incuriosiscono la sinistra e innervosiscono la destra.

    Il risultato è che oggi la destra di governo non ha nessun punto di relazione con la destra reale costretta a scegliersi diversi interlocutori politici (Berlusconi, Bossi, Casini, Storace, Santanchè, Lombardo, Di Pietro) e a frammentare i proprio voto.

    Il fatto che non esista un conservatorismo politico non significa che la società italiana sia priva di pulsioni conservatrici, solo che queste - dileggiate a destra e a manca - non vengono rappresentate compiutamente da nessuno.

    L'Italia che ha partorito tante sinistre non sa che farsene dell'ennesima, malamente truccata da "destra". Chi è conservatore non si fa ingannare dalle parole ambigue dei pifferai neodestri. Non ha bisogno di inserire nel proprio album di figurine icone "pop" quali Vasco Rossi e Moana Pozzi. Di Nietzsche ha letto quel che basta per non farsi contagiare.

    Bisogna smascherare questa "falsa destra" se si hanno a cuore le ragioni della destra "vera". Per questo diciamo no a Fini, no a Campi, Mellone e Lanna, no alla Polverini, no a Barbareschi e Guerri, no a tutto questo libertarismo frou frou che ha scelto la riva destra per scherzo del destino oppure perchè ha trovato già occupata la riva sinistra.

    In questa battaglia culturale siamo certi che anche i padri del MSI, da Romualdi a De Marsanich, da Michelini ad Almirante, starebbero con noi contro i "falsi profeti".

 

 
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