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    La Vengeance
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    Predefinito Galilei e l'infallibilità della Chiesa

    Lettera del Cardinale Roberto Bellarmino al Molto Reverendo Priore Paolo Antonio Foscarini, Provinciale de' Carmelitani della Provincia di Calabria [in Roma].

    "Molto Reverendo Padre mio,
    ho letto volentieri l'epistola italiana e la scrittura latina che la P.V. m'ha mandato: la ringratio dell'una e dell'altra, e confesso che sono tutte piene d'ingegno e di dottrina. Ma perché lei dimanda il mio parere, lo farò con molta brevità, perché lei hora ha poco tempo di leggere et io ho poco tempo di scrivere.

    1°. Dico che mi pare che P.V. et il signor Galileo facciano prudentemente a contentarsi di parlare ex suppositione e non assolutamente, come io ho sempre creduto che abbia parlato il Copernico. Perché il dire, che supposto che la Terra si muova e il Sole stia fermo si salvano tutte l'apparenze meglio che con porre gli eccentrici et epicicli è benissimo detto, e non ha pericolo nessuno; e questo basta al mathematico: ma volere affermare che realmente il Sole sia nel centro del mondo, e solo si rivolti in se stesso senza correre dall'oriente all'occidente, e che la Terra stia nel terzo cielo e giri con somma velocità intorno al Sole, è cosa molto pericolosa non solo d'irritare tutti i filosofi e theologi scholastici, ma anco di nuocere alla Santa Fede con rendere false le Scritture Sante; perché la P.V. ha bene dimostrato molti modi di esporre le Sante Scritture, ma non li ha applicati in particolare, che senza dubbio havria trovate grandissime difficultà se havesse voluto esporre tutti quei luoghi che lei stessa ha citati.

    2°. Dico che, come lei sa, il Concilio prohibisce esporre le scritture contra il commune consenso de' Santi Padri; e se la P.V. vorrà leggere non dico solo li Santi Padri, ma li commentarii moderni sopra il Genesi, sopra li Salmi, sopra l'Ecclesiaste, sopra Giosuè trovarà che tutti convengono in esporre ad litteram ch'il Sole è nel cielo e gira intorno alla Terra con somma velocità e che la Terra è lontanissima dal cielo e sta nel centro del mondo, immobile. Consideri hora lei, con la sua prudenza, se la Chiesa possa sopportare che si dia alle Scritture un senso contrario alli Santi padri et a tutti li espositori greci e latini. Né si può rispondere che questa non sia materia di fede, perché se non è materia di fede ex parte obiecti, è materia di fede ex parte dicentis: e così sarebbe heretico chi dicesse che Abramo non abbia avuti due figliuoli et Iacob dodici, come chi dicesse che Christo non è nato di vergine, perché l'uno e l'altro lo dice lo Spirito Santo per bocca de' Profeti et Apostoli.

    3°. Dico che quando ci fusse vera dimostrazione che il Sole stia nel centro del mondo e la Terra nel terzo cielo, e che il Sole non circonda la Terra, ma la Terra circonda il Sole allhora bisogneria andar con molta considerazione in esplicare le scritture che paiono contrarie, e piuttosto dire che non l'intendiamo che dire che sia falso quello che si dimostra. Ma io non crederò che ci sia tal dimostrazione, fin che non mi sia mostrata: né è l'istesso dimostrare che supposto che il Sole stia nel centro e la Terra nel cielo, si salvino le apparenze, e dimostrare che in verità il Sole stia nel centro e la Terra nel cielo; perché la prima dimostrazione credo che ci possa essere, ma della seconda ho grandissimo dubbio, et in caso di dubbio non si dee lasciare la Scrittura Santa esposta da' Santi Padri. Aggiungo che quello che scrisse: Oritur sol et occidit, et ad locum suum revertitur etc., fu Salomone il quale non solo parlò inspirato da Dio, ma fu huomo sopra tutti gli altri sapientissimo e dottissimo nelle scienze humane e nella cognitione delle cose create, e tutta questa sapienza l'hebbe da Dio; onde non è verisimile che affermasse una cosa che fusse contraria alla verità dimostrata o che si potesse dimostrare. E se mi dirà che Salomone parla secondo l'apparenza, parendo a noi ch'il Sole giri, mentre la Terra gira,e a chi si parte dal litto pare che il litto si parta dalla nave, risponderò che chi si parte dal litto, sebbene si pare che il litto si parte da lui, nondimeno conosce che questo è errore e lo corregge, vedendo chiaramente che la nave si muove e non il litto; ma quanto al Sole e la Terra, nessuno savio è che abbia bisogno di correggere l'errore, perché chiaramente esperimenta che la Terra sta ferma e che l'occhio non s'inganna quando giudica che il Sole si muove, come anco non s'inganna quando giudica che la Luna e le stelle si muovano. E questo basti per hora.
    Conche saluto chiaramente P.V. e gli prego da Dio ogni contento."

    (Roberto BELLARMINO , in GALILEI , Opere , vol XII - anche in LA RUSSA , cit , pp. 152/155)
    Bellarmino




    Abiura di Galileo.


    « Io Galileo, figlio di Vincenzo Galileo di Fiorenza, dell'età mia d'anni 70, constituto personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Eminentissimi e Reverendissimi Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l'eretica pravità generali Inquisitori; avendo davanti gl'occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali tocco con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l'aiuto di Dio crederò per l'avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la Santa Cattolica e Apostolica Chiesa.

    Ma perché da questo Santo Officio, per aver io, dopo d'essermi stato con precetto dall'istesso giuridicamente intimato che omninamente dovessi lasciar la falsa opinione che il Sole sia centro del mondo e che non si muova, e che la Terra non sia centro del mondo e che si muova, e che non potessi tenere, difendere né insegnare in qualsivoglia modo, né in voce né in scritto, la detta falsa dottrina, e dopo d'essermi notificato che detta dottrina è contraria alla Sacra Scrittura, scritto e dato alle stampe un libro nel quale tratto l'istessa dottrina già dannata e apporto ragioni con molta efficacia a favor di essa, senza apportar alcuna soluzione, sono stato giudicato veementemente sospetto d'eresia, cioè d'aver tenuto e creduto che il Sole sia centro del mondo e imobile e che la Terra non sia centro e che si muova; pertanto, volendo io levar dalla mente delle Eminenze Vostre e d'ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, eresia e setta contraria alla S.ta Chiesa; e giuro che per l'avvenire non dirò mai più né asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simil sospizione; ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d'eresia lo denonziarò a questo S. Offizio, o vero all'Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi trovarò.

    Giuro anco e prometto d'adempire e osservare intieramente tutte le penitenze che mi sono state o mi saranno da questo Santo Officio imposte; e contravenendo ad alcuna delle mie dette promesse e giuramenti, il che Dio non voglia, mi sottometto a tutte le pene e castighi che sono da' sacri canoni e altre costituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate. Così Dio m'aiuti e questi suoi santi Vangeli, che tocco con le proprie mani.

    Io Galileo Galilei sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiurazione e recitatala di parola in parola, in Roma, nel Convento della Minerva, questo dì 22 giugno 1633.Io Galileo Galilei ho abiurato come di sopra, mano propria »
    Galileo Galilei, Testo dell’abiura davanti ai card. del Sant’Uffizio, Roma, 1633

    http://www.acairoli.it/studenti/filosofia/galileo.pdf

    In sintesi, l’accusa di eresia contestata dal Cardinale Roberto Bellarmino ebbe la meglio sulla scienza professata da Galileo Galilei il quale abiurò pur di sottrarsi alla violenza praticata contro gli eretici dall’Inquisizione Romana.

    Galilei fu egualmente condannato al carcere a vita commutato in quelli che oggi chiameremmo “arresti domiciliari” per avere enunciato la verità copernicana (teoria eliocentrica) dimostrata a mezzo del sistema matematico.

    La Chiesa, dopo oltre quattrocento anni, riabilitò Galilei implicitamente riconoscendo che questi, sostenendo pubblicamente Copernico aveva ragione e che la condanna inflittagli era ingiusta.

    I dogmi della Chiesa dei Padri dunque sono infallibili?
    Io penso che la storia del povero Galileo Galilei dimostri tutta la fallacità degli uomini di Chiesa che tenacemente, anche davanti a verità matematicamente accertate, poiché al tempo di Bellarmino e Galilei la tecnologia di cui l’uomo dispose successivamente non esisteva ancora, perseguitavano i cultori della verità naturale usando forme di torture che mal si addicono ai propugnatori della Fede e della Pace tra gli uomini.

    Una certa resistenza è percepibile anche oggi tra costoro. Specie laddove essi sostengono l’infallibilità dei dogmi apostolici riconducibili però al solo vecchio testamento.

    Le dinamiche dei processi per eresia celebrati dalla Inquisizione costituiscono un tetro retaggio del passato in cui la Chiesa, anche usando la violenza, era desiderosa di salvaguardare alcune tra le verità che il mondo di oggi, grazie a Dio, ha superato.
    Ma a prezzo di quanto dolore e di quante iniquità!
    Ultima modifica di Edmond Dantés; 08-03-12 alle 14:36
    "Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)

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