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  1. #1
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    Predefinito Il Carnevale e il Cattolicesimo

    Il Carnevale e il Cattolicesimo:

    a) sono incompatibili. Un cattolico deve schifare il Carnevale

    b) un cattolico può festeggiare il Carnevale oppure no, è indifferente

    c) siccome il Carnevale non è una festa cattolica sarebbe meglio che i cattolici non vi partecipassero, anche se il parteciparvi non è comunque così grave


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    Ultima modifica di TEBELARUS; 20-02-12 alle 15:10
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  2. #2
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    Predefinito Re: Il Carnevale e il Cattolicesimo

    non ho mai trovato il carnevale incompatibile con il cattolicesimo, è una festa che si può liberamente festeggiare
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

  3. #3
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    Predefinito Re: Il Carnevale e il Cattolicesimo

    Citazione Originariamente Scritto da Haxel Visualizza Messaggio
    non ho mai trovato il carnevale incompatibile con il cattolicesimo, è una festa che si può liberamente festeggiare
    Senza la notte non si conosce il giorno......il carnevale è il grasso prima delle ceneri e la quaresima.
    In parrocchia festeggiamo insieme ai ragazzi con euforia il carnevale , per meglio comprendere le ceneri ed la quaresima. I ragazzi hanno bisogno di stimoli esterni e di contrapposizioni ......oserei dire che il carnevale è un ottimo strumento di catechesi , cioè di preparazione alla quaresima.

  4. #4
    Apologia cattolica
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    Predefinito Re: Il Carnevale e il Cattolicesimo

    Citazione Originariamente Scritto da largodipalazzo Visualizza Messaggio
    Senza la notte non si conosce il giorno......il carnevale è il grasso prima delle ceneri e la quaresima.
    In parrocchia festeggiamo insieme ai ragazzi con euforia il carnevale , per meglio comprendere le ceneri ed la quaresima. I ragazzi hanno bisogno di stimoli esterni e di contrapposizioni ......oserei dire che il carnevale è un ottimo strumento di catechesi , cioè di preparazione alla quaresima.
    si esatto, dal Carnevale puoi prepararti alla Quaresima
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

  5. #5
    Ritorno a Strapaese
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    Predefinito Re: Il Carnevale e il Cattolicesimo

    Secondo me il Carnevale è una festa cristianissima, certo, risale al paganesimo, al culto di Iside in particolare, ma nel corso della storia è entrata di diritto nella tradizione popolare cristiana. Ecco ad esempio questo articolo che parla della festa dell'Asinaria, singolare festa medievale:

    L’Asinaria Festa

    Note di PHILIP PICKETT

    tratte dal programma di sala del concerto del New London Consort diretto dal m° Philip Pickett, per l'Accademia Filarmonica Romana

    Roma, Teatro Olimpico, 21-12-2000.



    Durante l'alto e il basso Medioevo la Festa dei Folli (detta Fete des fous nei paesi francofoni, Feast of Fools in Inghilterra, ma conosciuta anche come Asinaria Festa, Festum Stultorum, Festum Fatuorum, Festum Follorum, Festum Subdiaconorum o Festum Baculi) si teneva nelle cattedrali e chiese collegiate di Francia - e, meno frequentemente, in quelle di Fiandre, Inghilterra, Germania e Boemia - in uno dei giorni compresi fra il Natale e l'Epifania e in particolare a Capodanno.

    Suoi principali organizzatori erano i subdiaconi e il basso clero, e il luogo deputato dei festeggiamenti era la chiesa, anche se la cittadinanza prendeva parte alle processioni nelle strade. Molto probabilmente i subdiaconi e il basso clero erano poco educati, mal pagati e difficili da disciplinare: le loro rare feste, in

    parte pagate dal Capitolo, erano un'occasione per divertirsi, ed era perfettamente naturale, considerando la loro bassa estrazione, che perpetuassero o assorbissero usanze popolari. L'idea centrale della Festa dei folli era lo scambio di status e l'assunzione, da parte del basso clero, di funzioni normalmente affidate ai suoi superiori.

    Una delle descrizioni più illuminanti sul comportamento del clero durante la Festa dei folli si trova in una lettera scritta dal rettore della facoltà di teologia a Parigi, Eustace de Mesnil, ai vescovi e ai Capitoli di Francia nel 1445, quando ormai la Festa dei folli contava una storia plurisecolare. Da questa e da altre fonti più antiche abbiamo un quadro degli eccessi di queste feste: preti e chierici mascherati che durante la Messa ballano nel coro travestiti da donna, conducono asini sull'altare, intonano canzoni lascive, mangiano salsicce e bevono vino davanti all'altare mentre l'officiante sta celebrando, giocano a dadi, bruciano suole di scarpe vecchie ed escrementi al posto dell'incenso, corrono e saltano senza vergogna nella chiesa vestiti con abiti strappati o messi all'incontrario, se non addirittura nudi, e infine vanno in giro per tutta la città su dei carri facendo gesti indecenti, declamando versi scurrili e tirando escrementi sulla gente.

    Molte di queste incredibili usanze possono essere fatte risalire ad antichi festeggiamenti pagani come i Saturnalia e le Kalende Januarie, cerimonie di rinnovamento e di rinascita che si tenevano all'inizio del nuovo anno e comportavano il momentaneo sovvertimento di tutti i valori. Quanto al nome, la Festa dei folli sembrerebbe averlo preso da un'altra festa romana, la Stultorum Feriae. Le regole della fede cristiana, le cui leggi governavano ogni aspetto della vita medievale, si prestavano a questa annuale festa di satira terapeutica durante la quale niente era così sacro da non poter essere messo alla berlina.

    I ripetuti tentativi di regolamentare la Festa e i frequenti divieti delle autorità ecclesiastiche furono perennemente disattesi. Già nel 1199 Eudes de Sully, Vescovo di Parigi, aveva ordinato una riforma della Festa dei folli di Notre-Dame: preoccupato da sconvenienze di ogni genere, disordini e spargimenti di sangue, ordinò che le campane venissero suonate in modo normale e proibì canzoni oscene, maschere e processioni illuminate da torce; il dominus festi (capo della festa) doveva dirigere il canto con il baculus (il bastone del precentor, colui che guidava il coro intonando per primo i canti), i canonici e i chierici dovevano rimanere seduti ai loro posti. Di particolare interesse è la sua decisione che durante i Secondi Vespri il "Deposuit" non doveva essere cantato più di cinque volte e che, se il baculus veniva preso da altri, ai Vespri venisse posta fine dall'officiante. Questo fa capire che nel momento più appropriato - cioè alle parole del Magnificat "Deposuit potentes de sede et exaltavit humiles" - il baculus e l'autorità stessa del precentor venivano consegnate in modo cerimoniale. Ma a chi?

    E' difficile scoprire cosa accadesse realmente durante la cerimonia del baculus. Ci sono pochissimi riferimenti a questa cerimonia, ma abbiamo diversi resoconti dettagliati di un altro dei quattro tripudia

    (festeggiamenti) della settimana di Natale - la Festa degli innocenti - le cui usanze sono molto simili a quelle della Festa dei folli.

    A Bayeux e a Coutances, per esempio, venivano impartite regole precisissime. Veniva eletto "vescovo" un ragazzo che ai Primi Vespri si recava in processione all'altare di San Nicholas indossando una tunica di seta, la cappa e la mitria e portando il bastone pastorale. C'erano anche un ragazzo"cantore" e un ragazzo "cappellano" (che, come tutti gli altri, dovevano manifestare all'eletto la reverenza dovuta a un vero vescovo) i quali sedevano nei seggi più alti, mentre il "vescovo" occupava quello del Decano e svolgeva tutti i doveri di un sacerdote, tranne la Messa. Durante la Messa doveva incensare ed essere incensato come il "grande vescovo" nelle occasioni più solenni, e impartire la Benedizione. Quanto alla cerimonia del baculus è abbastanza chiaro che il bastone veniva consegnato al ragazzo "vescovo" che subentrava e il ragazzo che lo consegnava diventava suo "cappellano".

    Tornando alla Festa dei folli, da alcune testimonianze sembrerebbe plausibile che il dominus festi in carica consegnasse il baculus al suo successore per l'anno seguente. Oltretutto, in molti luoghi colui il quale veniva eletto vescovo dei folli era responsabile della disciplina del coro per tutto l'anno.

    Ma che dire dell'asino, una caratteristica della Festa diffusa ovunque, ma non con le stesse modalità? E' stato supposto che rappresenti uno degli aspetti più caratteristici della Kalende, il Cevulus (Cernunnos) o dio dal corno. La risposta più probabilmente sta in una fusione di tradizioni celtiche, romane e cristiane: l'asino è al tempo stesso una reliquia di antichi riti magici, un simbolo della fertilità e di forza e l'epitome della stupidità. Nell'Asino d'oro di Apuleio è associato con ogni tipo di perversione e di magia. La festa di Epona, regina di cavalli, asini e muli, si teneva in dicembre vicino alle Kalende.

    Un'altra risposta si può trovare nei tentativi delle autorità di santificare lo spirito della Festa dei folli spostando le energie dei gozzovigliatori sulla varietà dei testi del Miracle Play. Qui trovavano giustificazioni in abbondanza per la presenza dell'asino: insieme al bue era stato accanto alla mangiatoia e nella domenica delle palme aveva portato Cristo nella sua entrata a Gerusalemme, aveva per primo individuato la cometa, e condotto la Vergine a Betlemme e poi in Egitto.

    La nostra ricostruzione si basa su due fonti principali, due manoscritti di musica medievale contenenti i canti e altri pezzi "propri" della festa della Circoncisione, giorno in cui generalmente si teneva la Festa dei folli. Questi manoscritti contengono tutto il materiale relativo all'Ufficio Canonico (la Liturgia delle Ore: Vespri, Compieta, Mattutino, Laudi...) e la Messa e presentano impressionanti analogie. Molti dei pezzi si possono trovare non solo nelle due fonti principali per l'Officium Circumcisionis, ma anche in altri manoscritti contenenti il repertorio base di Notre-Dame, che sono stati tutti consultati. Ho incluso anche dei brani ritrovati in un Graduale di Moorsburg risalente al 1360 circa che contiene alcune cantiones raccolte e in parte scritte dal decano Johannes de Perchausen per essere utilizzate nella Festa degli innocenti. Alcune di queste, comunque, sono chiaramente concepite per la Festa del nuovo anno e sono state particolarmente utili nell'ipotizzare una ricostruzione della cerimonia del baculus.

    Possiamo immaginare il "vescovo eletto" avanzare durante il Magnificat per ricevere il baculus al "Deposuit"; durante Anni novi novitas la mitria e il copricapo vengono assegnati al nuovo dominus festi.

    Dopo un momento di burlesca reverenza durante Baculi sollempnia, il nuovo dominus festi guida la plebaglia in una caotica esecuzione di Gregis Pastor Tityrus, che celebra la sua investitura.

    Per le parodie e i contrafacta di pezzi liturgici mi sono servito anche di altre fonti coeve, fra cui il manoscritto dei Carmina Burana. La burla e la parodia venivano utilizzate frequentemente dai poeti clerici del Medioevo e alcuni di loro si specializzarono nell'introdurre irriverenze degli inni nell'Officium. La parodia spesso degenerava

    nella bestemmia più offensiva, e l'impulso a sbeffeggiare le solennità della cerimonia liturgica ha dato origine a un'intera serie di parodie, come la Messa dei giocatori d'azzardo nei Carmina Burana.

    Tornando alle nostre due fonti principali - l'Officium Circumcisionis di Beauvais e il cosiddetto Missel des Fous di Sens, un libro per coro contenente buona parte del materiale di Beauvais anche se disposta in un ordine diverso - esse mostrano chiaramente come veniva celebrata una tipica Festa dei folli, almeno dal punto di vista liturgico!

    Dopo il Lux hodie introduttivo e la Canzone dell'Asino, dal tono nettamente popolare, Orientis partibus, qui definita anche Conductus ad tabulam (la tavola di cera da cui venivano letti i nomi e i doveri pro cantu et lectura all'inizio dei Primi Vespri), ci sono molte interpolazione appropriate nel corso dell'Officium e della Messa - tropi e farciture - che richiedono un'armonia improvvisata (faux-bourdon e organum) e conductus. Alla fine dell'Officium di Beauvais sono raccolti alcuni brani polifonici, alcuni dei quali devono essere cantati secondo incipit disseminati lungo l'Officium. Tutti hanno testi assolutamente seri, sebbene alcune parole si prestino fin troppo facilmente alla parodia e a sostituzioni scurrili.

    Naturalmente è impossibile sapere con una certa dose di attendibilità come realmente suonasse una celebrazione della Festa dei Folli nel tredicesimo secolo, ma... senza dubbio i giovani coristi prendevano parte a tutte queste celebrazioni: infatti in occasione della Festa degli Innocenti eleggevano il loro proprio dominus festi, il ragazzo vescovo di cui si è detto; e nel manoscritto di Beauvais l'Officium Circoncisionis è seguito direttamente dal Ludus Danielis, in cui il testo poetico fa chiaramente riferimento a un'esecuzione da parte di uomini e ragazzi.

    I manoscritti non offrono alcun indizio su come gli animali, i loro versi e altri rumori e borbottii venissero inseriti all'interno delle parti liturgiche della Festa, né danno prova di satire, parodie e trasgressioni. In effetti non mostrano assolutamente nulla della vera natura della Festa, sebbene questo sia imputabile al fatto che essi ne riportano certamente versioni del tutto emendate. Questo costituisce un problema per chiunque oggi voglia ricostruire una Festa dei Folli veramente oltraggiosa.

    Fortunatamente, un resoconto particolarmente illuminante descrive un'altra cerimonia di Beauvais che rappresenta la fuga in Egitto. Una ragazza con in braccio un bambino veniva portata in processione in groppa a un asino dalla cattedrale alla chiesa di Santo Stefano. L'asino veniva fatto entrare in chiesa e condotto sull'altare. Durante la Messa, l'Introito, il Kyrie, il Gloria e il Credo terminavano tutti con un

    raglio e invece dell' "ite missa est", il celebrante doveva ragliare per tre volte ("ter hinhannabit"), al che i fedeli rispondevano ragliando!

    Veniamo ora alla spinosa questione del coinvolgimento degli strumenti nella Festa dei folli. Sebbene le prove siano frammentarie, è possibile supporre che, nonostante sia ormai generalmente accettato da tutti il fatto che nella musica liturgica medievale strumenti diversi dall'organo giocassero un ruolo del tutto minimo o addirittura nullo, è sempre possibile che, in occasione di una Festa così insolita come era quella dei folli, essi venissero utilizzati: in particolare la symphonia, la viella e il gittern (“piccola chitarra”) all'interno della chiesa e forse gli shawms (“bombarde”) e le percussioni durante le processioni nelle strade.

    Nei testi poetici di brani specificamente collegati con la Festa dei Folli ci sono alcuni riferimenti a strumenti musicali, ma potrebbero essere considerati come un normale ornamento retorico della poesia

    latina del dodicesimo e tredicesimo secolo, ispirato ai Salmi. Comunque il fatto che l'uso di strumenti diversi dall'organo venisse considerato appropriato in testi simili potrebbe essere spiegato considerando la natura del tutto eccezionale della Festa dei folli nel suo insieme, di sfogo e scarica annuale della follia.
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

 

 

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