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    Predefinito EGITTO - Scontri in Piazza Tahrir - Le tappe della rivoluzione egiziana

    EGITTO; scontri in piazza Tahrir. Le tappe della rivoluzione egiziana.


    Il CAIRO - Sono ripresi per il terzo giorno consecutivo gli scontri in piazza Tahrir, la principale piazza della capitale egiziana, dopo una notte di calma apparente seguita ad una giornata di scontri mortali tra le forze di sicurezza e i manifestanti che ha lasciato almeno 15 morti, e centinaia di feriti.

    Scontri anche in altre città tra cui Alessandria, Al Minya, Suez e Assuan.



    I MANIFESTANTI: "I militari consegnino il potere ad un governo eletto"



    La piazza, è stata ieri teatro di violenti scontri tra la polizia anti-sommossa e gli attivisti che chiedevano la fine della leadership militare in Egitto. “Chiediamo che i militari consegnino il potere ad un governo eletto”

    I manifestanti accusano il Consiglio supremo delle forze armate di mantenere il potere dietro le quinte con l’obiettivo di avere il controllo del Paese fino alle elezioni presidenziali, che non possono avvenire fino al 2012 o all'inizio del 2013.

    "C'è la preoccupazione che il governo militare voglia sostituire un regime con un altro regime", ha detto Tadros uno dei manifestanti ai giornalisti di Al Jazeera.

    Il consiglio militare al potere ha espresso rammarico per gli scontri, ma ha detto che si atterrà al trasferimento di potere che ha ricevuto e a mantenere il programma delle elezioni parlamentari del prossimo 28 novembre.

    La televisione di stato, citando una fonte ufficiale del ministero degli interni, ha detto che circa 59 soldati e 21 ufficiali sono stati feriti durante gli scontri.


    REAZIONI DELL'UNIONE EUROPEA



    Il Capo della politica estera dell'Unione europea ha esortato le autorità provvisorie a fermare la violenza contro i manifestanti e a garantire una transizione democratica dopo il rovesciamento di Hosni Mubarak lo scorso febbraio.

    Catherine Ashton ha detto in una dichiarazione di Domenica che era "estremamente preoccupata" per i violenti scontri avvenuti durante il fine settimana.


    PIAZZA TAHRIR: Escalation di violenza



    Nonostante la dura repressione, i manifestanti non hanno lasciato la piazza durante la notte.

    Molti sono stati visti con maschere antigas, anticipando apparentemente ulteriori scontri con le forze di sicurezza nelle ore o giorni a venire.

    Nel frattempo, testimoni hanno riferito che gas lacrimogeni continuano ad esplodere nei vicoli e nelle strade laterali di Tahrir.

    La tregua nella piazza principale è avvenuta soltanto dopo che la polizia armata di manganelli e scudi ha caricato la prima linea di manifestanti bloccati agli ingressi della piazza da sabato scorso.

    In precedenza, la polizia ha sparato proiettili di gomma e forzatamente eliminato l'area in un assalto che ha scatenato il panico tra i circa 5.000 manifestanti.

    Poco tempo dopo è avvenuta l'offensiva, molti manifestanti sono tornati in piazza mentre le forze di sicurezza hanno riconquistato l'area.





    EGITTO; scontri in piazza Tahrir. Le tappe della rivoluzione egiziana. VIDEO
    "Non discutere mai con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza" (firma valida per tutte le stagioni)

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    Predefinito Rif: EGITTO - Scontri in Piazza Tahrir - Le tappe della rivoluzione egiziana

    EGITTO: almeno 22 morti e centinaia di feriti



    Continua a salire il bilancio ufficiale di dimostranti uccisi dalla repressione di Esercito e polizia. Ma secondo il Movimento 6 Aprile i morti sarebbero gia' oltre 30. Scontri anche oggi in piazza Tahrir.

    Proseguono gli scontri in Piazza Tahrir mentre si svolge un Consiglio dei ministri straordinario sulle manifestazioni che da tre giorni infiammano il Cairo e altre città. Al centro della discussione del governo ci sono prima di tutto i 22 egiziani caduti tra sabato e domenica sotto il fuoco di esercito e polizia. Un numero di vittime che ricorda i giorni peggiori della repressione scatenata dall’ex rais Mubarak. I morti sarebbero addirittura trenta e mille i feriti secondo il Movimento 6 aprile protagonista della rivoluzione del 25 gennaio che aveva aperto la strada alla creazione di un nuovo Egitto che invece non è mai nato. Stamani i giovani rivoluzionari hanno comunicato le loro richieste che prevedono un calendario per il passaggio immediato del potere dai militari a un presidente civile, al massimo entro il prossimo aprile, le dimissioni del governo di Essam Sharaf e la nomina di un governo di salvezza nazionale. A questo punto sarà fondamentale la posizione che assumeranno i Fratelli Musulmani e gli altri gruppi islamisti indicate dai sondaggi come i probabili vincitori delle elezioni legislative che cominciano il 28 novembre.

    L’Egitto è tornato ai giorni della repressione sanguinosa scatenata dieci mesi fa dall’ex rais Hosni Mubarak rimasto per trent’anni al comando del paese. Ma stavolta ad ordinare a polizia e soldati di aprire il fuoco contro i manifestanti riuniti in Piazza Tahrir al Cairo sono stati i generali del Consiglio supremo delle Forze Armate (Csfa). Lo scorso febbraio i comandanti militari si offrirono di proteggere il popolo e imposero a Mubarak di farsi da parte. Ora non esitano ad usare la forza contro chi contesta il loro potere e chiede che questo potere passi subito ai civili. I generali del Csfa però non cedono, intendono garantirsi, oltre la Costituzione, il diritto di ultima parola su ogni aspetto della vita politica e istituzionale del paese. Un potere che gli egiziani, dalla sinistra agli islamisti, non intendono concedere alle Forze Armate.

    Il disprezzo della vita

    Ieri hanno fatto il giro del mondo le immagini di un poliziotto che getta in un cumulo di rifiuti il cadavere di un dimostrante. Un scena che pochi dimenticheranno e che simboleggia una giornata segnata dal disprezzo totale della vita umana. Il fuoco è stato indiscriminato, con i cecchini che dai piani alti dei palazzi hanno sparato ai dimostranti che riempivano non solo piazza Tahrir al Cairo ma anche le strade di Alessandria, Suez, Minya, Qena. E’ stata una carneficina, a meno di una settimana delle elezioni legislative (28 novembre). Il governo del premier Essam Sharaf si è schierato dalla parte dei militari. Si è dimesso solo il ministro della Cultura, Emad Abou Ghazi. Ai morti e ai feriti si aggiungono centinaia di arrestati, tra i quali la candidata alle presidenziali Buthaina Kamel. «I generali egiziani sono criminali e fuorilegge. Il Consiglio supremo delle forze armate è come Mubarak», ha protestato Kamel che è stata liberata questa mattina. E’ un Egitto molto lontano da quello che avevano sognato i ragazzi di piazza Tahrir, che ora tornano a manifestare in massain tutto il Paese ma con prospettive molto più cupe.

    Si protesta anche per le disparità economiche

    Al Cairo è stato dato fuoco al palazzo delle tasse, un atto simbolico che ricorda quello del Partito Nazionale Democratico di Mubarak, bruciato a gennaio. I manifestanti chiedono non solo un Paese con diritti garantiti a tutti e il passaggio immediato dei poteri ai civili. Vogliono anche un Egitto con stipendi che consentano livelli di vita accettabili, la riduzione del gap che vede, come ai tempi di Mubarak, il 10% della popolazione vivere in ricchezza di fronte ad un 90% che, in tanti casi, non riesce ad assicurarsi un pasto al giorno. Gli egiziani lottano per i diritti e per una politica economica più giusta che non favorisca solo l’elite legata ai poteri forti e sostenitrice della politica del pugno di ferro dei militari.

    (Fonte: Nena News )


    21-11-11Egitto22Morti

  3. #3
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    Predefinito Rif: EGITTO - Scontri in Piazza Tahrir - Le tappe della rivoluzione egiziana

    CON IL POPOLO EGIZIANO CONTRO I MILITARI FILO-OCCIDENTALI



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    Predefinito Rif: EGITTO - Scontri in Piazza Tahrir - Le tappe della rivoluzione egiziana

    Fare pressione col sano cazzotto alle autorità quando pisciano fuori dal vaso, questa è la vera democrazia che voglio! Gloria e onore ai guerrieri egiziani, baluardo di identità e dignità.
    Se penso agli italiani ... Bestemmio.
    Ultima modifica di Avanguardia; 22-11-11 alle 01:26

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    Predefinito Rif: EGITTO - Scontri in Piazza Tahrir - Le tappe della rivoluzione egiziana

    Rainews24.it
    40 morti a Piazza Tahrir. Il governo si dimette

    Quello che e' certo e' che le elezioni parlamentari si terranno secondo il calendario previsto, a partire dal 28 novembre, indipendentemente dalle sorti del governo Sharaf, come ha precisato il vice premier Ali el Selmi.

    Il Cairo, 21-11-2011

    Situazione confusa, in Egitto, dove il primo ministro, Essam Sharaf, e il suo governo, hanno presentato le dimissioni, rimettendo il proprio mandato a disposizione del Consiglio Supremo delle Forze Armate che, pero', non ha ancora preso una decisione chiara, sta valutando se accettarle o meno e ha invitato le forze politiche a un "dialogo urgente" per esaminare la crisi.

    Quello che e' certo, invece, e' che le elezioni parlamentari si terranno secondo il calendario previsto, a partire dal 28 novembre, indipendentemente dalle sorti del governo Sharaf, come ha precisato il vice premier Ali el Selmi.

    Dopo una giornata con pochi incidenti tra manifestanti e forze di polizia, in serata ci sono stati nuovi scontri e i manifestanti hanno tentato di raggiungere la sede del ministero dell'Interno, presidiato da carri armati e agenti in tenuta antisommossa che hanno respinto i giovani sparando lacrimogeni. Sempre in serata, ad Alessandria, un poliziotto e' morto, mentre cinque manifestanti e altri sei agenti della polizia sono rimasti feriti in scontri.

    Piazza Tahrir, intanto, ha ripreso l'aspetto dei giorni seguiti al 25 gennaio, quando sboccio' la 'rivoluzione del giovani' che porto' alla caduta del regime Mubarak. Centinaia di migliaia di persone, se non un milione, sono assiepate in modo inverosimile stasera, dopo che nel pomeriggio si era temuto il peggio per l'approssimarsi dei carri armati destinati - e' stato poi chiarito - solo a proteggere il ministero dell'interno, meta di numerose spedizioni dei manifestanti andate a vuoto tra ieri e stamane. Si erano subito alzate barricate metalliche nelle strade interessate ed erano stati incendiati copertoni, in falo' spenti poco dopo.

    "E' la seconda rivoluzione", dice una parola d'ordine raccolta sui blog in Internet, "dopo il tentativo di militari e governo di far fallire la prima". Di questo fallimento verso la democratizzazione del paese ed il rispetto dei diritti umani i militari sono stati accusati anche in un rapporto diffuso oggi da Amnesty International. E la denuncia non sembra infondata, specie dopo la proposta nei giorni scorsi del viceprimo ministro, Ali Selmi, per una modifica alla costituzione che aveva irritato tutte le forze politiche, specie i Fratelli Musulmani, candidati a raccogliere ampi consensi nelle elezioni legislative in calendario dal 28 novembre. La proposta, che prevede di dare una speciale immunita' ai militari e di sottrarre i loro bilanci ai controlli del parlamento, aveva provocato il grande raduno di venerdi' scorso, il venerdi' "per la protezione della democrazia", come al solito nell'arcinota piazza Tahrir.

    Gli sviluppi drammatici di sabato e domenica, con scontri sanguinosi a base di lanci di pietre da una parte, con risposte di lacrimogeni e proiettili di gomma, ma anche proiettili veri, da parte della polizia, affiancata ieri anche da polizia militare, oggi non hanno avuto ulteriori gravi seguiti, se non all'inizio della giornata.

    Man mano che le ore passavano si sono susseguite le notizie di bilanci di vittime di sabato e domenica progressivamente piu' alti. Dalla morgue lo stillicidio di informazioni ha portato prima il numero di oltre 40 vittime e poi la richiesta di auto e di bare perche' non ce n'erano abbastanza. Piu' tardi i medici degli ospedali da campo intorno a piazza Tahrir hanno chiesto ai loro colleghi di arrivare in forza, dato l'alto numero di feriti e hanno invitato a donare sangue ed a portare generi di conforto a chi si prepara a passare la notte in piazza. Canti e balli si sono alternati a momenti di preghiera collettiva, mentre dagli ambienti del potere e da quelli dei manifestanti sono arrivati messaggi opposti.

    Un generale arrivato in piazza ha dichiarato che e' diritto dei manifestanti quello di fare sit-in, purche' non sia danneggiata la proprieta' pubblica, ed ha rassicurato che i generali non intendono rimanere al potere, ma vogliono cederlo a civili appena possibile. Considerata insufficiente, questa rassicurazione non e' servita a fugare i dubbi innescati dalla proposta di modifica costituzionale che mirava a porre i militari al di sopra della costituzione e dei controlli parlamentari. "Chiedono di rimanere intoccabili proprio a noi che abbiamo mandato a casa il vecchio regime del militare Mubarak?" chiedeva insistentemente un gruppo di giovani manifestanti vicino alla sede della Lega Araba, sottolineando che comunque i militari hanno le loro responsabilita' nelle morti dei "martiri di piazza Tahrir". Anche per questo per domani i giovani hanno sollecitato un nuovo maxiraduno, ancora nella "piazza della rivoluzione".
    Ultima modifica di Avanguardia; 22-11-11 alle 01:39

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    Predefinito Rif: EGITTO - Scontri in Piazza Tahrir - Le tappe della rivoluzione egiziana

    Egitto, continua la battaglia attorno a piazza Tahrir, “salvata” dagli ultras del calcio | Lettera22 per il Fatto | Il Fatto Quotidiano
    Egitto, continua la battaglia attorno a piazza Tahrir, “salvata” dagli ultras del calcio
    Ancora scontri nella capitale egiziana, Amnesty e Human Rights Watch denunciano l'uso di armi da fuoco e di potenti lacrimogeni. Mentre cresce il ruolo delle tifoserie delle due squadre cittadine del Cairo, unite contro l'intervento dei militari. Organizzate, salutate dalla folla come eroi, sono state loro a proteggere la folla che manifesta
    Non accenna a finire la battaglia che oppone i dimostranti di Tahrir alle forze di polizia, sulle varie prime linee attorno alla piazza. Durante la giornata, si era tentato di por fine agli scontri, e nel primo pomeriggio era sembrato che la tregua potesse tenere. Le speranze, però, sono state subito soffocate dal lancio dei lacrimogeni che, sempre di più, preoccupano non solo i manifestanti, ma anche le organizzazioni internazionali per i diritti umani. Amnesty International si dichiara preoccupata, dopo aver raccolto le testimonianze di molti medici, che ritengono i gas all’origine di molte delle morti per asfissia. La conta delle vittime, peraltro, è aumentata sino a 35 morti, 31 dei quali solo al Cairo. Moltissimi i feriti e i contusi anche oggi, curati nell’ospedale da campo allestito nel cuore di piazza Tahrir.


    A sparare è la polizia, mentre ancora da definire è il ruolo delle forze armate, che comunque Human Rights Watch condanna senza appello, in un durissimo comunicato. Sembra, però, che ci sia una spaccatura crescente tra la Centrale della sicurezza, e cioè la polizia che gestisce l’ordine pubblico, e gli ufficiali dell’esercito, alcuni dei quali hanno tentato di fermare la battaglia.


    A esattamente cento ore dall’inizio degli scontri, uno spiraglio si era aperto. A via Mohammed Mahmoud, prima linea e cuore degli scontri, la polizia militare si era frapposta tra la polizia e i manifestanti. Manifestanti, e in gran parte ultras. Sì, perché la prima linea di Tahrir, proprio lungo la vecchia sede dell’American University del Cairo, è stata difesa dalle tifoserie delle due squadre della megalopoli egiziana. “Onore e rispetto per gli shabab el ultras”, hanno scritto i giovani egiziani su twitter. Gli ultras continuano a fronteggiare la polizia, e i terribili gas lacrimogeni sulla cui composizione ancora ci si interroga, mentre si raccolgono i candelotti per condurre indagini alternative. Tifosi sono stati feriti, alcuni sono morti, mentre continuano a lanciare pietre gli uni accanto agli altri gli ultras che si combattono dagli spalti contrapposti, gli ahlawy, i tifosi di Al Ahly, e quelli che tifano lo Zamalek.


    C’è, dunque, una storia nascosta (ma solo in Italia…) sulla rivoluzione egiziana, ed è quella delle “curve”, dei tifosi duri e puri delle squadre di calcio egiziane. Facciamo prima un passo indietro. Chi è stato al Cairo – non da turista – sa bene che c’è un appuntamento, sempre lo stesso, che si ripete da anni. Il derby locale, che in una megalopoli da 20 milioni di abitanti è ben diverso dalle nostre stracittadine. Zamalek contro Ahly, e il confronto è serio, perché le due squadre del Cairo sono le migliori in Egitto. Solo tallonate dagli ismaili, il team di Ismailiya. Zamalek, Ahly e Ismailiya hanno le loro tifoserie, e fin qui tutto sembra normale.


    L’anno scorso avevano fatto parlare di sé dopo una partita della nazionale egiziana, durante il periodo di fuoco della qualificazione ai campionati mondiali (usata, malamente, dai figli di Hosni Mubarak per guadagnare consensi). I tifosi diedero vita, per la prima volta, a una particolare guerriglia urbana al centro del Cairo. Compreso il quartiere bene di Zamalek. In quelle immagini, c’era qualcosa di diverso: una violenza che non era solo contro la polizia, ma contro il regime Mubarak. Qualcosa stava bollendo in pentola, e a farlo capire erano gli ultras, a pochi mesi dalla rivoluzione del 25 gennaio. Quando le gang al soldo della polizia hanno attaccato piazza Tahrir, tra fine gennaio e inizio febbraio, a difenderla non c’erano solamente i ragazzi attivisti, poco usi a lanciare pietre e molto di più a lavorare con computer e telefonini. C’era chi si era già scontrato con la polizia. Non solo i fratelli musulmani, con quello che appariva una sorta di servizio d’ordine. C’erano gli ultras. E hanno salvato la piazza.


    E’ per questo che i ragazzi di Tahrir sono stati molto contenti quando, in questi quattro giorni, di nuovo a difendere la piazza e i manifestanti sono arrivati loro. Gli ultras. Ahlawy, zamalky e ismaili. Organizzatissimi. In centinaia alla volta hanno lanciato attacchi contro la polizia. Famosi, ormai, i loro canti e le percussioni, che riecheggiavano anche dentro la piazza. Sono stati loro, in questi giorni, a fermare la polizia su via Mohammed Mahmoud, il cuore della battaglia, e a impedire l’ingresso a piazza Tahrir. La questione è che gli ultras fanno parte a pieno titolo di quella città dimenticata, di questo Cairo palcoscenico della rivoluzione, che tra le pieghe nasconde molto. Comprese le classi subalterne che, in una megalopoli, sviluppano modelli di vita propri, paralleli, per riuscire a campare. La famosa società informale che, in questi ultimi giorni, si è sentita scippata della “sua” rivoluzione.


    di Paola Caridi
    Ultima modifica di Avanguardia; 23-11-11 alle 23:45

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    Predefinito Rif: EGITTO - Scontri in Piazza Tahrir - Le tappe della rivoluzione egiziana

    (AGI) - Il Cairo, 24 nov. - L'hanno arrestata, picchiata, bendata, toccata ripetutamente nelle parti intime e rilasciata dopo 12 ore con un braccio e una mano rotti. E' la via crucis toccata a Mona El-Tahawy, blogger e giornalista con doppia nazionalita', egiziana e americana, arrestata mercoledi' notte vicino piazza Tahrir per aver partecipato alle proteste contro la giunta militare.

    Un'altra americana, la regista Jehane Noujaim, sarebbe invece ancora nelle mani delle forze dell'ordine, dopo essere stata fermata mentre riprendeva gli scontri al Cairo. Cosi', almeno, ha riferito alla tv Cbs il produttore Karim Amer.

    A denunciare la nottata di abusi subiti e' stata la stessa El-Tahawy su Twitter: "oltre a picchiarmi, quei cani (delle forze di sicurezza) mi hanno sottoposto alla peggiore aggressione sessuale di sempre", ha scritto. "In 5 o 6 mi hanno circondato, mi hanno tastato il seno, hanno afferato le mie zone genitali. Ho perso il conto di quante mani cercavano di entrare nei miei pantaloni". "Ho fatto una lastra e risulta che il mio braccio sinistro e la mano destra sono rotti", si legge in un altro tweet. "Le ultime 12 ore sono state dolorose e surreali ma so che ne sono uscita molto piu' facilmente rispetto a tanti egiziani", ha osservato la 44enne giornalista, facendo riferimento alla sua doppia nazionalita'.

    Anche il Dipartimento di Stato americano si era interessato al suo arresto, esprimendo "preoccupazione". Mona vive a New York, dove lavora come editorialista e opinionista sulle tematiche riguardanti il mondo arabo .




    AGI News On - EGITTO: REPORTER DENUNCIA, "MOLESTATA E PICCHIATA DA AGENTI"

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    Predefinito Rif: EGITTO - Scontri in Piazza Tahrir - Le tappe della rivoluzione egiziana

    (ANSAmed) - IL CAIRO, 23 NOV - Sono ripresi in serata gli scontri nella strada Mahmed Mahmoud che da piazza Tahrir porta al ministero dell'Interno egiziano, dopo una pausa durata circa due ore. Secondo testimoni le forze dell'ordine hanno sparato i lacrimogeni mentre i manifestanti lanciano pietre. La fragile tregua fra manifestanti e forze dell'ordine raggiunta nel pomeriggio e garantita da 'scudi umani' costituiti da una fila di volontari per tenere divisi manifestanti da forze dell'ordine e' crollata quando la polizia e' nuovamente intervenuta per impedire ad un gruppo di manifestanti di avvicinarsi al ministero dell'Interno.

    La polizia smetta di "sparare sul petto degli egiziani" e le due parti cessino le violenze: è l'appello lanciato questa sera in un discorso alla nazione dal gran Imam di al Azhar el Tayeb.

    Sale intanto il bilancio dei morti degli scontri di questa mattina nei pressi del ministero dell'Interno al Cairo. Secondo una fonte medica le vittime sono almeno quattro per intossicazione da lacrimogeni, secondo un'altra fonte una delle vittime sarebbe stata raggiunta da colpi di arma da fuoco.

    Il quotidiano online Al Shorhuk afferma che le vittime sono sei. Secondo altre fonti il totale dele vittime e' salito in queste ore a 32, rispetto ai 30 comunicati dal ministero della Sanita'.

    E intanto una fonte militare egiziana ha smentito l'uso di gas tossico o con agente nervino per disperdere le manifestazioni in corso da giorni a Piazza Tahrir, al Cairo.


    ANSA.it

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    Predefinito Rif: EGITTO - Scontri in Piazza Tahrir - Le tappe della rivoluzione egiziana

    Egitto, l’assordante silenzio della lega araba Loquace sui diritti del popolo siriano, l'organizzazione panaraba tace sulla lotta degli egiziani contro i militari. E non vede i cadaveri dei dimostranti uccisi buttati nei rifiuti dai poliziotti egiziani. (23 Novembre 2011)
    anteprima dell'articolo originale pubblicato in nena-news.globalist.it

    foto: nena-news.globalist.it
    MICHELE GIORGIO

    Roma, 23 novembre 2011, Nena News - Nelle ore in cui piazza Tahrir ha levato alta la sua voce contro i militari al potere, per portare a compimento la rivoluzione di gennaio, non può passare inosservato il silenzio assordante della Lega araba che pure ha la sua sede al Cairo, a poche decine di metri dal luogo simbolo della rivolta contro Hosni Mubarak. Loquace sui diritti del popolo siriano, l'organizzazione panaraba invece tace sulla lotta degli egiziani per il passaggio immediato dei poteri dal Consiglio supremo delle forze armate (Csfa) ai civili. E non vede neppure i cadaveri dei dimostranti uccisi buttati nei rifiuti dai poliziotti egiziani. Egemonizzata ormai dall'Arabia saudita e dagli emirati e monarchie del Consiglio di Cooperazione del Golfo, la Lega araba non ha commentato le ultime stragi, spesso compiute da cecchini, di decine di civili egiziani disarmati che al Cairo e in altre città reclamano i loro diritti. Così come ad ottobre era rimasta in silenzio di fronte al massacro di 29 egiziani copti da parte dell'esercito e della polizia, tragica anticipazione della carneficina avvenuta nei giorni scorsi in piazza Tahrir.

    Qualche parola, ad onor del vero, l'ha pronunciata lunedì il segretario della Lega araba, Nabil el Arabi (un egiziano), ma ha soltanto espresso «dispiacere» per i morti e chiesto a tutte le parti di «contenersi», nulla di più. I leader arabi si sono allineati al tono «sobrio» degli Stati uniti «profondamente preoccupati» per le violenze in Egitto.

    Eppure non mancano motivi per indignarsi e per reagire. E di ieri la pubblicazione di un rapporto di Amnesty international dal titolo «Promesse mancate: l'erosione dei diritti umani da parte dei militari al potere», che denuncia come i generali egiziani siano venuti completamente meno alla promessa di migliorare i diritti umani e si sono resi invece responsabili di abusi e violazioni che in alcuni casi hanno persino superato quelle dell'era di Hosni Mubarak. «Attraverso l'uso delle corti marziali per processare migliaia di civili, la repressione delle proteste pacifiche e l'estensione dello stato d'emergenza in vigore all'epoca di Mubarak, il Consiglio ha perpetuato la tradizione di governo repressivo da cui i manifestanti del 25 gennaio avevano lottato così duramente per liberarsi», ha denunciato Philip Luther, direttore di Amnesty per il Medio Oriente e l'Africa del Nord. Amnesty nota che il Consiglio ha rispettato pochi dei suoi impegni e ha peggiorato la situazione in alcune aree. Ad agosto, i generali peraltro avevano ammesso che circa 12.000 civili erano stati processati dai tribunali militari, con procedure gravemente inique. Il pugno di ferro è stato usato anche per indurre al silenzio i mezzi d'informazione: decine di giornalisti e di responsabili di programmi radiotelevisivi sono stati convocati dai procuratori militari. Anche il triste capitolo delle torture in carcere è rimasto aperto mentre gli sgomberi forzati degli abitanti degli insediamenti precari sono andati avanti dopo l'assunzione del potere da parte del Consiglio supremo delle forze armate.

    Un rapporto lungo e dettagliato che non lascia dubbi su ciò che accade in Egitto ma la Lega araba non si indigna per le vicende egiziane come fa per i diritti negati ai siriani e l'uso della repressione da parte del regime di Bashar Assad.

    L'Arabia saudita, che domina l'organizzazione che riunisce gli Stati arabi, non ha mai visto di buon occhio le rivolte popolari che da dieci mesi infiammano il Nordafrica e il Medio Oriente, temendo per la sua stabilità e delle altre petro-monarchie. E ha fatto del suo meglio per indirizzarle nella direzione più conveniente ai suoi interessi. Almeno per adesso ci è riuscita.

    Nena News


    Egitto, l’assordante silenzio della lega araba :: Il pane e le rose - classe capitale e partito

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    Predefinito Rif: EGITTO - Scontri in Piazza Tahrir - Le tappe della rivoluzione egiziana

    Il Cairo, 25 nov. (Adnkronos/Aki) - Si terrà nelle prossime ore, probabilmente dopo la preghiera del venerdì, una nuova manifestazione di massa a piazza Tahrir, al Cairo, per chiedere alla giunta militare di consegnare i poteri a un governo civile. Mentre cresce la richiesta di rinviare le elezioni parlamentari previste lunedì, le cui date sono state confermate ieri dall'esercito, c'è attesa per capire come la piazza simbolo della rivoluzione di febbraio reagirà alla nomina a premier di Kamal Ganzouri.

    All'ex primo ministro, incarico ricoperto dal 1996 al 1999, la giunta militare ha affidato il compito di formare un governo di salvezza nazionale che dovrebbe traghettare l'Egitto fino alle presidenziali, previste entro fine giugno del prossimo anno. Anche oggi i Fratelli Musulmani, annunciati come favoriti per il successo alle parlamentari, non saranno in piazza. Manifesteranno, invece, alcune sigle sindacali che pensano di proclamare uno sciopero generale e i movimenti giovanili.


    E' di 41 morti il bilancio ufficiale della nuova ondata di proteste che da sabato ha infiammato piazza Tahrir, al Cairo, e le altre principale città egiziane. Lo ha reso noto il ministero della Salute egiziano. La maggior parte dei morti, ben 36, si è registrata nella piazza simbolo della rivoluzione di febbraio contro l'ex presidente Hosni Mubarak.


    Qui ci sono stati gli scontri più duri tra le forze di sicurezza e i manifestanti che chiedono la transizione dei poteri dalla giunta militare a un governo di civili. Altre quattro persone sono morte nelle violenze ad Ismailiya e ad Alessandria, nel nord del Paese, dove la folla ieri ha scagliato pietre contro gli agenti e lanciato slogan contro la brutalita' della repressione. Un manifestante, infine, è stato ucciso mercoledì con un colpo d'arma da fuoco a Mersa Matruh durante un assalto a una stazione di polizia.


    Egitto, oggi nuova manifestazione di massa Ministero Salute: 41 morti da inizio rivolta - Adnkronos Esteri

 

 

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